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Libertà educativa: una sfida per tutti i Governi

Tempi duri per l’Italia dove la libertà di scelta dei genitori dell’educazione dei figli, riconosciuta dalla Costituzione, viene cancellata da un sistema nazionale che mortifica la scuola cattolica

È  questa la nuova grande sfida da  portare avanti se si vuole contribuire alla crescita della società, immersa nelle sabbie mobili del relativismo e del disvalori. Quale spazio educativo pone al centro la persona  e quale scuola contribuisce alla realizzazione di un progetto educativo, anima e identità di un formale “piano dell’offerta formativa” anche se “triennale”?

Tutte belle parole, dichiarazioni di intenzionalità e nulla di fatto nella pratica educativa. La libertà di scelta dell’educazione dei figli, diritto riconosciuto dalla Costituzione ai genitori, viene di fatto disatteso  cancellato da un sistema nazionale che mortifica la scuola cattolica, ancorché paritaria di nome.

Suor Anna Monia Alfieri, presidente della Fidae Lombardia si è resa “alfiere” di una battaglia di nuove idee e progetti d’innovazione che portano beneficio anche all’economia dello Stato e sollecitano una migliore qualità dell’istruzione, che al momento sembra voler contare soltanto numeri e posti di lavoro, trascurando la qualità dell’insegnamento e la cura della professionalità docente.

Riconoscere alla famiglia il diritto di scegliere il progetto e il contesto educativo idoneo per i propri figli non deve diventare segno di discriminazione e di maggiore onere finanziario.

L’utilizzazione ottimale del “buono scuola” di cui ogni cittadino è titolare nello stato democratico, non è una favola o un sogno irrealizzabile, è un progetto che ha tutte le caratteristiche e i connotati dell’efficacia e dell’efficienza, producendo anche risparmio e corretta utilizzazione del denaro pubblico, spesso mal speso e per nulla redditizio e proficuo per il bene comune e sociale.

Liberare la mente dai pregiudizi, dagli schematismi ideologici, dalle prevenzioni che ricalcano modelli negativi e abusi del passato, costituisce oggi una reale emergenza e una lotta comune che dovrebbe coinvolgere la società civile in tutte le sue articolazioni.

Occorrono, infatti, azioni trasversali che sollecitano il cambiamento, scardinando i vecchi schemi di chiusura e ostilità che hanno di fatto reso vano il cammino parallelo che avrebbe dovuto caratterizzare la scuola pubblica attraverso il servizio statale e non statale.

Alla convention milanese «Energie per l’Italia» suor Anna Monia Alfieri, 41 anni e tre lauree, esperta di politiche scolastiche, ha fatto scattare un’ovazione convinta quando ha affrontato il tema dei costi standard nella scuola che finora sono «fortemente sproporzionati nel confronto tra le pubbliche e le paritarie”.

Suor Anna, nei suoi libri e nei post per il blog che cura su Formiche.it, ha un approccio laico, senza particolare connotazione politica e senza accenti clericali. Il suo ultimo libro sulla scuola libera e i costi standard hanno avuto la prefazione della Ministra dell’istruzione Stefania Giannini e suoi interventi sono carichi di passione, quella che manca ai politici di oggi.

Secondo la presidente della Fidae Lombarda, infatti, “l’attuazione di una vera parità sotto il profilo economico non comporta un aumento della spesa pubblica, che invece sarebbe ridotto anche attraverso una serie d’interventi correlati dello Stato“. Ecco la sfida che viene lanciata  al Governo di ora ma anche quello che verrà “si possono risparmiare 17 miliardi”.   Basta volerlo e attuare un progetto di definizione del “costo alunno” , rendendo i genitori responsabili e soggetti attivi nell’azione educativa.

L’eccessivo statalismo”, lo diceva già Luigi Einaudi, “rende l’uomo ladro o improduttivo. Quando si vive in un sistema in cui tutto deve essere disciplinato e dove tutti debbono ottenere permessi, licenze e autorizzazioni, è evidente che la corruzione è fatale».

In Italia, per aprire un esercizio commerciale occorrono sessantuno timbri diversi e per fare partire un cantiere edile si sfiorano i due anni. In un quadro siffatto, la mazzetta è sempre dietro l’angolo e  gli inetti sono coperti da un  sistema di tutela che, di fatto,  rende improduttivo  e inadeguato il servizio pubblico.

La ricerca della qualità nello svolgimento dei servizi  dovrebbe essere al primo posto nella scala delle priorità di ogni Governo e di conseguenza le riforme e le innovazioni dovrebbero tendere a questo traguardo di qualità, ancora molto lontano , se non si riesce a cambiare mentalità e stile di vita. Non bastano le leggi che portano il nome di “buona scuola”, occorrono i fatti che rendono la scuola veramente “buona” ed efficiente.

 

Giuseppe Adernò

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