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La complessità della realtà e la semplicità metafisica di Dio

Nel manuale “Lineamenti di filosofia della natura”

ROMA, martedì, 18 gennaio 2011 (ZENIT.org).- “L’ordine della natura non trova sufficiente spiegazione dentro la stessa natura” e “viene compreso comprendendo la finalità e riconoscendo ciò che è superiore, in quanto più complesso, maggiormente perfetto, architettonico e non subalternato”. E’ questa una delle conclusioni cui giunge il manuale Lineamenti di filosofia della natura (Urbaniana University Press, Roma 2010), scritto dalla prof.ssa Lorella Congiunti. 

L’opera della prof.ssa Congiunti – docente stabile di Filosofia della Natura presso la Pontificia Università Urbaniana e direttrice della SITA (Società Internazionale Tommaso d’Aquino) – presenta la proposta “forte” di una scienza filosofica della natura. Si tratta di una articolata riflessione razionale sulla natura (intesa come insieme delle cose fisiche non artificiali) volta alla conoscenza della natura (intesa come essenza).

Nel testo – corredato di excursus molto aggiornati su tematiche scientifiche, spesso di confine – non vengono inoltre trascurati i collegamenti con le scienze particolari della natura.

“L’ordine naturale è di tipo gerarchico – spiega l’autrice –; manifesta gradi di complessità diversi. Gli individui maggiormente perfetti, ovvero più vicini alla compiutezza, sono estremamente complessi, nelle loro determinazioni e nelle loro azioni”.

“Tale complessità appare chiaramente progettata. La presenza del progettista si avverte nella modalità con cui le parti si connettono nel tutto e nella irriducibilità del tutto alle parti: nessuna parte e neanche la loro somma spiega la totalità. Di contro abbiamo anche notato la forza dell’individualità delle sostanze, tale che l’individuo non si annulla nella complessità delle relazioni che istituisce”.

“La complessità degli esseri naturali è un attributo di perfezione – continua –. Infatti la semplicità metafisica di Dio, ovvero il suo essere non composto, non diviso, non scomponibile, non divisibile, ma assolutamente unitario e perfetto, viene partecipato nella complessità della realtà”.

“Accade – afferma ancora la docente – che la relazione tra la perfezione di Dio e le perfezioni naturali è come il rapporto tra una circonferenza e un poligono: il poligono, più aumenta il numero dei suoi lati, più si approssima al limite alla circonferenza, senza mai coincidere con essa; analogamente la sostanza naturale maggiormente complessa (ovvero l’essere umano) è più vicina alla assoluta semplicità di Dio”.

Quindi, sottolinea, “non si può pretendere di studiare la natura privandola della sua complessità, anzi occorre comprendere come la complessità sia un attributo di perfezione che si dispiega proprio nella gerarchia di complessità delle sostanze: dagli elementi inorganici ai viventi, dagli animali all’uomo, che è al vertice della complessità e dunque anche della perfezione”.

“Né si può pretendere, in sede filosofica, di negare la finalità della complessità totale, che emerge in maniera sublime, paradossalmente, man mano che si scende nella gerarchia della complessità, verso l’irrazionale, verso il non vivente, dove l’ordine si afferma da sé, non scelto, non voluto, non inteso, evidentemente già scritto nella natura delle cose”.

Allo stesso modo, “la natura non si identifica semplicemente con l’universo, ma la natura è l’insieme delle cose fisiche nella loro struttura e relazione. Per questo, la conoscenza di come funziona l’universo non è sufficiente a farci capire cosa sia la natura, e questo soprattutto relativamente alla sua complessità ordinata”.

A questo punto la prof.ssa Lorella Congiunti fa un esempio suggestivo: “Se uno entrasse nell’officina di un falegname e vedesse il disordine complessivo, la diminuzione della legna da lavorare, forse direbbe che si è sprecato tempo e legna ed è aumentato il disordine, e il mobile intarsiato al centro della officina verrebbe riconosciuto come un piccolo incremento di ordine ma entro un vasto sistema disordinato”.

“Parimenti – prosegue – l’universo nel suo complesso è come l’officina del falegname, e le scienze giustamente relativizzano la centralità del mobile intarsiato e registrano l’aumento del disordine totale, ma il filosofo deve essere consapevole che la natura non coincide con il perimetro dell’officina, ma è l’insieme strutturato di essa, alla luce della sua finalità”.

“In natura – sottolinea l’autrice –, la causa delle cause è la causa finale, dunque la struttura ordinata che il falegname ha prodotto è l’indice per valutare la finalità e l’ordine della sua officina, e così analogamente nella stessa natura”.

“La natura non è un grande sistema indifferente, anisotropo e omogeneo, ma una struttura gerarchica in cui la prima forma di ordine è data dalla finalità – conclude –. In questa prospettiva, i viventi sono il centro della natura, e la presenza di viventi molto complessi decreta l’immagine ordinata e finalistica della natura, anche se aumenta l’entropia nell’universo”.

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