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Iraq: liberati 200 prigionieri yazidi

Erano stati catturati l’estate scorsa dall’Isis. Ancora in balia dei terroristi islamici è invece il campo palestinese di Yarmuk, in Siria

Dopo esser stati prigionieri dell’Isis per otto mesi, circa 200 yazidi sono stati liberati mercoledì dai miliziani islamisti. Tra loro, ci sarebbero almeno 40 bambini. È questo il segnale positivo che giunge dal portale curdo-iracheno Rudaw, il quale precisa che 80 prigionieri sono arrivati nella notte a Kirkuk e presto ne arriveranno altri 120. Il notiziario riferisce inoltre che gli yazidi liberati sono “in buone condizioni di salute”. Di diverso avviso il generale Hiwa Abdullah dei peshmerga, secondo cui molti di loro presentano segni di abusi e di generale scarsa salute.

Non è ancora chiaro né il motivo della liberazione né quanti yazidi siano ancora prigionieri dell’Isis. I terroristi islamici avevano attaccato la zona attorno al monte Sinjar, vicino al confine con la Siria, nell’agosto scorso. Centinaia di persone erano state catturate e decine di migliaia costrette alla fuga rifugiandosi sul monte. Destò indignazione che molte donne yazide rapite furono costrette con la forza a diventare schiave per i miliziani dell’Isis.

A gennaio i miliziani avevano già liberato 200 prigionieri. Il motivo del gesto fu individuato dai peshmerga nei costi elevati per mantenere un tale numero di persone. Questa nuova liberazione è avvenuta a pochi giorni dalla riconquista della città di Tikrit da parte dell’esercito iracheno e delle milizie sciite, appoggiate dai bombardamenti della coalizione guidata dagli Stati Uniti.

Notizie meno rassicuranti giungono invece dal campo profughi palestinese di Yarmuk, in Siria. Dopo l’assalto dell’Isis, circa 20mila persone sono rimaste intrappolate al suo interno. Nelle ultime ore si sta valutando un’offensiva congiunta tra Governo siriano e forze militari palestinesi, le quali nelle ultime ore sarebbero riuscite a riconquistare buona parte del campo di Yarmuk.

Campo che si trova in una situazione umanitaria “assolutamente disastrosa che continua a peggiorare”. È ciò che comunica l’Unrwa (l’agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso ai profughi palestinesi), la quale invoca pertanto “una tregua umanitaria”. Dentro il campo manca ogni servizio medico.

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