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In Slovenia parola al popolo: “No alle nozze gay”

Nel Paese, il matrimonio omosessuale era stato approvato nel marzo scorso dal Parlamento. Ieri, un referendum popolare ha però abrogato la legge: 63% i contrari

Era il marzo scorso, quando la Slovenia divenne il 13esimo Paese dell’Unione europea, il primo dell’Europa dell’est, ad approvare i matrimoni e le adozioni omosessuali. La legge, promossa dai maggiori partiti di sinistra, fu approvata in Parlamento e presentata come un’urgenza nazionale. La legge passò con 51 voti a favore e 28 voti contrari. Un gesto doveroso, fu detto, al fine di poter collocare la Slovenia nell’alveo dei Paesi cosiddetti civili. Fu dipinto, il voto, come la logica conseguenza di un’istanza popolare.

Tra le tinte artificiali della comunicazione e la realtà dei fatti, tuttavia, a volte c’è un abisso. È successo così che, già poche ore dopo il voto favorevole del Parlamento, numerose associazioni familiari, l’opposizione di centro-destra nonché la Chiesa cattolica si mobilitassero per raccogliere le firme necessarie al fine di indire un referendum abrogativo delle legge in questione.

L’iniziativa popolare fece registrare numeri da record. In meno di quattro giorni, le firme raccolte furono oltre 40mila, diventate 80mila in una sola settimana. Un risultato inatteso, considerando che la Slovenia non arriva a 2milioni di abitanti. La soddisfazione degli oppositori al matrimonio omosessuale fu però strozzata ben presto.

Il referendum venne infatti bocciato dall’Assemblea nazionale con 53 voti contrari e 21 favorevoli. Ma il popolo non rimase inerme alla decisione. L’associazione Za Otroke Gre (Per i Bambini) fece ricorso alla Corte Costituzionale. E i giudici decretarono che il voto del Parlamento, non possedendo la capacità di decidere sulla costituzionalità degli affari nazionali, non fosse valido. Fu allora autorizzato lo svolgimento del referendum. “La Corte ha agito in nome del popolo e non in nome dell`élite”, fu il commento di “Per i Bambini”.

Si è così arrivati a ieri, domenica 20 dicembre 2015. Si è arrivati al momento in cui i cittadini sloveni hanno potuto finalmente esprimersi su questo tema. Il risultato è stato inesorabile: i “no” alla legge hanno prevalso sui “si” (63% per l’abrogazione della legge contro il 37%). Il quesito sul quale i cittadini erano chiamati ad esprimersi era il seguente:  “È lei favorevole a che entri in vigore la legge su modifiche e integrazioni alla legge relativa a matrimonio e famiglia, che il Parlamento ha approvato il 3 marzo 2015?”.

La maggior opposizione alla legge si è registrata nella circoscrizione di Ptuj, dove ha votato contro la legge l’82,43% degli aventi diritto. Cifre simili  ad Ajdovščina, dove ha votato contro l’82,13%. Maggior sostegno alle nozze gay rispetto al resto della Slovenia si è invece registrato nelle zone del Paese più urbanizzate, come la capitale Lubiana e Maribor.

“Questo risultato è una vittoria per tutti i nostri figli”, ha detto Aleš Primc, dell’associazione “Per i Bambini”. Primc ha ringraziato tutti coloro che hanno partecipato al referendum, in particolare coloro che hanno votato contro. “Ci auguriamo che il risultato di oggi, non venga descritto come una sconfitta”, ha detto, lanciando così un messaggio all’attuale governo del primo ministro Miro Cerar, di centro-sinistra.

Primc ha annunciato che entro un mese l’opposizione preparerà un disegno di legge nel quale verranno regolamentate le unioni omosessuali. La proposta in questione, non prevede l’adozione di bambini.

Durante l’Udienza generale di mercoledì scorso, papa Francesco aveva rivolto il suo appoggio a chi, in Slovenia, nel pieno della campagna elettorale, si stava battendo a favore del matrimonio. Ha espresso infatti il suo “apprezzamento all’intera Chiesa slovena in favore della famiglia”, e ha incoraggiato “tutti, specialmente quanti hanno responsabilità pubbliche, a sostenere la famiglia, struttura di riferimento del vivere sociale”.

La Slovenia è uno dei primi Paesi che approva una legge sul matrimonio omosessuale per poi revocarla. Due Paesi vicini, Croazia e Slovacchia, hanno recentemente cambiato la Costituzione per sottolineare che il matrimonio è esclusivamente un’unione tra un uomo e una donna. Questo accade, quando la voce viene data al popolo e non alle “élite”.

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