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Pixabay CC0 - frankbeckerde, Public Domain

Identità e cristianesimo

Il libro “Teologi in concerto” affronta questioni antiche come il Vangelo

La storia della teologia e della Chiesa dimostra che i processi storici del pensiero sono lenti, sovente misteriosi e lunghi, e tuttavia irrefrenabili. Ma anche la storia della Parola di Dio attesta questo dato. Immessa ed immersa nella storia, perché portata, seminata dagli uomini, essa misteriosamente si fa una strada tutta sua e compie progetti che trascendono gli stessi strumenti umani di cui la Parola si è “servita” e si serve per abitare o ritornare ad abitare in mezzo agli uomini. Gli Atti degli Apostoli contengono una testimonianza emblematica e significativa: «E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede» (At 6,7).

Il libro che presentiamo – Teologi in concerto, Citadella Editrice, Assisi 2017 (a cura di Nicola Rotundo) – per certi versi, si inserisce in queste dinamiche e in qualche modo ne partecipa. Il problema che si poneva, quando tutto è cominciato, era duplice: da un lato, un problema identitario, quasi che in germe quella ricerca intuisse e già vedesse, seppure a partire da questioni squisitamente dogmatiche – cristologiche e soteriologiche, legate a precisi contesti – le problematiche con le quali “oggi” i quattro autori di questo libro si sono dovuti confrontare; dall’altro lato, la via risolutiva del problema veniva inquadrata già allora in un autentico ritorno – non alle fonti – in genere, ma alla Fonte, ovvero la Parola di Dio, in specie. Cosa che gli autori da tempo perseguono come peculiare metodo teologico, perché il sapere della fede possa «aiutare la Chiesa, … a rispondere alle sfide di ieri e di oggi, riscoprendo la forza della propria identità nel grande tesoro nascosto della Parola di Dio, riletto e da rileggere ogni giorno alla luce e nella potenza dello Spirito Santo» (Ibidem).

I quattro giovani teologi e pastori hanno prodotto quattro contributi che vanno a toccare determinanti problemi identitari legati inscindibilmente al mistero della Chiesa e notevolmente attuali, risolvendoli in una chiave che si colloca in armonia con la migliore tradizione della Chiesa, ma anche che scaturisce come sorgente limpida da un immediato contatto con la Parola di Dio.

Il primo contributo affronta il delicato tema dell’identità trinitaria del Dio di Gesù Cristo, rivelatore del Padre, nella potenza dello Spirito Santo, ristabilendo alla luce di fondamenti biblici (il vangelo di Giovanni) e storico-teologici (nella luce di una rilettura agostiniana e di un dettagliato esame della Nostra Aetate, Documento conciliare sovente frainteso), dimostrando l’impossibilità teologica per un cristiano, soprattutto teologo, di predicare, “evangelizzare”, diffondere e difendere un Dio unico e comune a tutti, senza parola e senza identità, a scapito del Dio vivo e vero, il Padre del nostro Signore Gesù Cristo.

Il secondo contributo sviluppa ancora in chiave identitaria (secondo la prospettiva della morale biblica) il delicato tema morale della paura, colpa, peccato, pena, coscienza anche in questo caso ripartendo dalla Parola di Dio, non senza i supporti della scienza biblica e teologica, e restituendo consistenza veritativa a temi di rilevanza drammaticamente antropologica che oggi l’evanescenza del “pensiero unico e globalizzante” sta privando di ogni consistenza esistenziale, culturale e prima ancora sta sminuendo teologicamente.

È come se anche la teologia, oggi, si dovesse occupare di problemi umani secondo pure prospettive d’immanenza, appiattendosi al pensiero globale e collettivo che tutto riscrive a partire da un pensiero liquido, nemico di ogni identità, dedito a comporre gli opposti, a rendere indecifrabile la morale, laddove la Parola di Dio comanda di separare la luce dalle tenebre.

La Parola di Dio non conosce i nostri “chiaroscuri”, ritenendo di dover “mischiare” ciò che invece essa nettamente separa ovvero custodisce integro. Così l’Antico Testamento: «Al malvagio Dio dice: “Perché vai ripetendo i miei decreti e hai sempre in bocca la mia alleanza, tu che hai in odio la disciplina e le mie parole ti getti alle spalle? Se vedi un ladro, corri con lui e degli adùlteri ti fai compagno. Abbandoni la tua bocca al male e la tua lingua trama inganni. Ti siedi, parli contro il tuo fratello, getti fango contro il figlio di tua madre. Hai fatto questo e io dovrei tacere? Forse credevi che io fossi come te! Ti rimprovero: pongo davanti a te la mia accusa. Capite questo, voi che dimenticate Dio, perché non vi afferri per sbranarvi e nessuno vi salvi. Chi offre la lode in sacrificio, questi mi onora; a chi cammina per la retta via mostrerò la salvezza di Dio”», (Sal 50 [49], 16-23).

Il terzo e il quarto contributo affrontano i problemi delicatissimi, legati all’identità della famiglia cristiana, quali l’indissolubilità del sacramento matrimoniale e la potenza evangelizzatrice della famiglia, quando rimanendo ancorata al mistero della fede, riesce a supportare ogni singolo suo membro di fronte al mistero della sofferenza. In tal senso, ancora una volta, un intreccio di Parola di Dio, Tradizione e Magistero, divengono i fondamenti a partire dai quali vengono costruiti gli “edifici teologici” dei contributi di questi autori.

Appare evidente che quanto quella ricerca indicava, in questi quattro autori in qualche modo comincia ad attuarsi. Se la teologia parte dalla Parola di Dio e la legge nello Spirito Santo, i “problemi identitari” del Dio di Gesù Cristo, della morale, della famiglia, della sofferenza trovano senso, si fanno luminosi, si chiarificano alla coscienza credente e la teologia raggiunge il suo fine, servire la Chiesa nella sua molteplice missione di: rafforzare se stessa nella sua coscienza di essere la luce del mondo e il sale della terra (cf. Mt 5,13-16) oltre che il sacramento della salvezza (cf. Lumen gentium, 1); nella sua missione di aggregare e chiamare a sé gli uomini per formare un solo gregge sotto la guida di un solo pastore (cf. Gv 10,16); evangelizzare e annunciare il vangelo della salvezza ad ogni creatura (cf. Mt 28,16-20), difendendo il suo mistero da ogni errore e falsità.

In tal senso non a caso il libro si chiude con la citazione della parole di un grande Vescovo e Martire del secondo secolo, Ireneo di Lione, che ebbe un ruolo determinante nella difesa dell’identità del vero Dio, Creatore e Padre; del vero Cristo, vero Dio e vero uomo; del vero Spirito, Santificatore; della vera Chiesa, fondata sugli Apostoli; della vera Parola, letta e spiegata nella Chiesa.

Riprendo dal testo un passaggio conclusivo: «Dunque si devono fuggire le loro dottrine e si deve stare attenti con diligenza a non essere mai danneggiati da loro: ci si deve rifugiare nella Chiesa, prendere il latte dal suo seno ed essere nutriti dalle Scrit­ture del Signore. La Chiesa, infatti, è stata piantata come un paradiso in questo mondo. “Mangerai, dunque, del frutto di ogni albero del paradiso”, dice lo Spirito di Dio. Cioè: Mangia di ogni Scrittura del Signore, ma non mangiare l’orgoglio e non avere alcun contatto con il dissenso degli eretici. Essi infatti, confessano di avere essi stessi la conoscenza del bene e del male, spingono i loro pensieri al di sopra di Dio che li ha creati. Elevano, dunque, i loro pensieri oltre la misura del pensiero [Adversus Haereses, V 20,2]» (Conclusioni, 234).

Il testo esprime un pensiero, niente affatto “oltre la misura del pensiero”. E il libro della Sapienza ricorda che i pensieri quando si ispirano alla Sapienza partecipano delle sue qualità che meritano essere ricordate: «In lei c’è uno spirito intelligente, santo, unico, molteplice, sottile, agile, penetrante, senza macchia, schietto, inoffensivo, amante del bene, pronto, libero, benefico, amico dell’uomo, stabile, sicuro, tranquillo, che può tutto e tutto controlla, che penetra attraverso tutti gli spiriti intelligenti, puri, anche i più sottili» (Sap 7,22-23). Che la teologia contribuisca a ridonare identità “forti” non può offendere alcuno. Se non lo facesse offenderebbe la Parola di Dio e il Dio trinitario che l’ha rivelata e nello Spirito Santo sempre l’attualizza.

About Egidio Chiarella

Egidio Chiarella, pubblicista-giornalista, ha fatto parte dell'Ufficio Legislativo e rapporti con il Parlamento del Ministero dell'Istruzione, a Roma. E’ stato docente di ruolo di Lettere presso vari istituti secondari di I e II grado a Lamezia Terme (Calabria). Dal 1999 al 2010 è stato anche Consigliere della Regione Calabria. Ha conseguito la laurea in Materie Letterarie con una tesi sulla Storia delle Tradizioni popolari presso l’Università degli Studi di Messina (Sicilia). E’ autore del romanzo "La nuova primavera dei giovani" e del saggio “Sui Sentieri del vecchio Gesù”, nato su ZENIT e base ideale per incontri e dibattiti in ambienti laici e religiosi. L'ultimo suo lavoro editoriale si intitola "Luci di verità In rete" Editrice Tau - Analisi di tweet sapienziali del teologo mons. Costantino Di Bruno. Conduce su Tele Padre Pio la rubrica culturale - religiosa "Troppa terra e poco cielo".

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