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Pixabay CC0 - skeeze, Public Domain

Gino, va a casa tua

“Stare a casa propria”, cioè fare prima di tutto la cosa più bella e più grande: la volontà di Dio

Gino è uno dei miei fratelli che alcuni anni fa è partito per il Cielo. Di lui ricordo un particolare molto interessante. Appena sposato, anche lui come accade normalmente, ha lasciato suo padre, sua madre per andare ad abitare con sua moglie e formare così la sua famiglia.

Dopo non molto tempo, preso dalla nostalgia, Gino è tornato a far visita alla mamma…Niente di male; anzi. Era contento lui, sua moglie e anche la mamma. Fa sempre piacere ed è doveroso rivedere di tanto in tanto i propri genitori; è sacrosanta riconoscenza.

Gino però ha cominciato non solo a ripetere troppo frequentemente la visita alla mamma, ma anche a trattenersi troppo a lungo. Da una parte la mamma ne gioiva, ma dall’altra…

Tanto che un giorno, in una delle mie rare visite, sentii la mamma rimproverare mio fratello: “Gino, va a casa tua”. Non sapendo i precedenti, mi sembrava strano sentire una mamma allontanare da sé suo figlio e invitarlo a interrompere la visita. Ma poi ho capito quanto costava a lei doverlo riprendere e raccomandargli: “Gino, va a casa tua”.

Mia mamma voleva dire a Gino che è certamente contenta di vederlo, di sentirlo e di gustare i suoi regali; ma è molto più contenta che lui vada a casa sua. Il meglio per suo figlio è che stia con sua moglie e curi in tutto e per tutto e anzitutto la sua famiglia.

Mi confidava che lei si sente contenta quando, pur non vedendo i suoi figli, li sa impegnati a “stare a casa propria” che per lei significava “fare la volontà di Dio”. “Andrea – mi diceva – tu vieni a casa molto raramente, ma mi procuri tanta serenità perché vedo che sei contento della vita che fai e ti adoperi a fare del tuo convento una vera famiglia”.

Ho ringraziato vivamente la mamma che mi ha insegnato il vero amore per lei e per chiunque abita con te: “Stare a casa propria”; fare cioè prima di tutto la cosa più bella e più grande: la volontà di Dio. È la vera casa mia e tua.

Ciao, da padre Andrea

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