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Gender symbols for homosexuality

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Battuta d’arresto per il gender a scuola

Una circolare del Ministero dell’Istruzione invita gli istituti scolastici a chiedere il consenso dei genitori degli alunni prima di procedere con qualsiasi attività

Dopo tante sollecitazioni, il Ministero dell’Istruzione interviene, anche se indirettamente, a proposito della diffusione della teoria del gender nelle scuole. E lo fa emanando una circolare a tutte le istituzioni scolastiche.

“Le famiglie hanno il diritto, ma anche il dovere – si legge – di conoscere prima dell’iscrizione dei propri figli a scuola i contenuti del Piano dell’Offerto Formativa e, per la scuola secondaria, sottoscrivere formalmente il Patto educativo di corresponsabilità per condividere in maniera dettagliata diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie”.

Il Ministero precisa che la decisione è stata presa a seguito dei “quesiti da parte di numerose istituzioni scolastiche in merito al rapporto con le famiglie in occasione della definizione dei Piani dell’offerta formativa (Pof)”, pervenuti alla Direzione generale per lo studente.

Si ricorda inoltre alle istituzioni scolastiche che “obbligatoriamente” tutte le attività che intendono realizzare “devono essere specificate” nel Pof all’inizio dell’anno scolastico. Del resto è così che si rispetta “la corretta prassi che le scuole sono chiamate a seguire fin dall’inizio dell’anno scolastico e per sottolineare il ruolo strategico e la centralità del Piano dell’Offerta Formativa, in cui obbligatoriamente tutte le attività che le istituzioni scolastiche intendano realizzare devono essere specificate”.

La circolare è stata accolta con favore dal Nuovo Centrodestra, in quanto “fa finalmente chiarezza, come avevamo chiesto e ci era stato assicurato, altrimenti non avremmo votato la fiducia al ddl Buona Scuola”, spiega Valentina Castaldini, portavoce del partito. Pertanto, continua, “la teoria gender non potrà essere introdotta in automatico negli insegnamenti extracurricolari senza il consenso delle famiglie”. Anche secondo Maurizio Sacconi (Area Popolare), presidente della Commissione Lavoro al Senato, il Miur ha fatto “bene” a precisare che “la riforma della Buona Scuola nulla innova a questo proposito”.

Nei giorni scorsi, con una lettera inviata al settimanale Tempi, il sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi aveva anticipato un intervento chiarificatore del Miur su questo tema. “Quello che si fa a scuola – il parere del sottosegretario – deve essere conosciuto preventivamente dai genitori, i quali, Costituzione alla mano (art. 30), sono gli unici ‘titolari’ della competenza in merito al ‘diritto dovere di istruire ed educare i figli’”.

Diritto e dovere per la cui difesa si stanno battute strenuamente una galassia di sigle riconducibili all’associazionismo cattolico, ma anche a quello laico impegnato a favore della famiglia. Un appello – a firma Manif Pour Tous Italia, Voglio la mamma, Comitato famiglia educazione libertà, Nonni 2.0, Comitato articolo 26, Non si tocca la famiglia, Provita Onlus, Giuristi per la vita, La Croce quotidiano – è stato fatto recapitare nelle scorse ore ai deputati, alla vigilia del voto sul ddl Buona Scuola, il cui testo torna alla Camera dopo esser stato modificato al Senato.

Chiare le parole usate nel testo dalle associazioni: “Non permettete che i grandi e importanti temi della riforma della scuola vengano strumentalizzati dalla surrettizia introduzione dell’educazione di genere”. Ma di surrettizio, dopo la circolare del Miur, dovrebbe finalmente non esserci più nulla.

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