L’impegno della Caritas ad Haiti a un anno dal sisma

di Chiara Santomiero

Print Friendly, PDF & Email
Share this Entry

ROMA, mercoledì, 12 gennaio 2011 (ZENIT.org).- “Una terra dannata e meravigliosa dove circa la metà della popolazione vive con un salario di 1 dollaro al giorno e dove un bimbo su cinque muore prima dei cinque anni”: è l’immagine shock con la quale Caritas italiana apre il dossier “La speranza che non muore” sull’impegno accanto alla popolazione di Haiti a un anno esatto dal terremoto che ha sconvolto l’isola caraibica il 12 gennaio 2010.

Un’immagine purtroppo vera che mira a mettere in evidenza in quale situazione di estrema precarietà il terremoto del settimo grado della scala Richter dello scorso anno ha prodotto ulteriori sconvolgimenti.

Al 149° posto su 182 Paesi presi in considerazione dall’analisi delle Nazioni Unite con il Rapporto sullo Sviluppo umano del 2009 nel “Paese più povero delle Americhe la sopravvivenza è la sfida principale dei quasi 9 milioni di abitanti”. Alcuni dati illustrano impietosamente l’esattezza dell’analisi: “ad Haiti, già prima del terremoto, l’aspettativa di vita era di 53 anni; il tasso di analfabetismo pari al 34%; i 2/5 del bilancio pubblico dipendevano dall’aiuto internazionale; il 50% del Pil era basato sulle rimesse degli emigranti; il 66% della popolazione era impiegato in un’agricoltura di sussistenza che contribuiva al 28% del Pil”. Poi è arrivato il sisma: “anche i numeri raccontano le storie – afferma il dossier – e questa è la storia di una catastrofe”.

Tre milioni e mezzo le persone colpite, tra cui l’intera popolazione della capitale Port-au-Prince pari a 2,8 milioni di abitanti; 1,5 milioni di sfollati; 105.000 case distrutte e 188.383 gravemente danneggiate, tra le quali il Palazzo Presidenziale, il Parlamento e la Cattedrale di Port-au-Prince, per un totale del 60% delle strutture pubbliche; 8 ospedali distrutti e 22 seriamente danneggiati, pari a più della metà delle strutture sanitarie dell’area di Port-au-Prince; 4.992 scuole colpite dal terremoto, pari al 23% delle scuole dell’intero Paese e di queste l’80% ─ circa 3.978 ─ completamente distrutte.

Nell’elenco delle cifre manca il numero dei morti. La povertà e l’arretratezza del Paese non danno alla sua gente nemmeno il diritto di sapere con esattezza quanti di loro sono scomparsi per sempre sotto le macerie. “Non è possibile definire ancora ad oggi con estrema certezza, a un anno di distanza – afferma il dossier -, il numero di vittime del sisma. Il bilancio ultimo e definitivo, forse, è di 222.570 morti accertati e 310.900 feriti”. “Le vittime – sottolinea il dossier – rappresentano l’11,5% della popolazione dell’area di Port-au-Prince e il 2,5% dell’intera popolazione haitiana”.

In questa situazione l’intervento di Caritas italiana nell’anno trascorso è stato svolto in coordinamento con la rete di Caritas Internationalis, affiancando Caritas Haiti nella pianificazione e nello sviluppo del “Programma nazionale di economia solidale” e cooperando con “diverse congregazioni religiose e alcune organizzazioni di base nella identificazione dei bisogni e nella ideazione dei progetti”.

Sono 51 i progetti che Caritas italiana ha potuto avviare a favore della popolazione locale ad un anno dal terremoto, con un impegno di € 9.253.013 (dei € 21.595.396,58 ottenuti con la colletta nazionale) tra progetti pluriennali, annuali, interventi ad hoc e microprogetti.

Ai progetti di aiuti immediati nella primissima fase di emergenza (tende, sostegno agli sfollati attraverso assistenza alimentare, igienico-sanitaria e psicologica) si sono aggiunti progetti nell’ambito della ricostruzione di scuole per consentire il riavvio delle normali attività scolastiche ed extra-scolastiche anche grazie ad interventi ad hoc per animazione, formazione ed istruzione;

programmi di microcredito ed economia solidale, per il ripristino delle attività produttive agricole e di allevamento al fine dell’auto-sostegno alimentare e per il riavvio dell’attività economica e progetti in ambito idrico/sanitario tra i quali 7 progetti specifici per fronteggiare il colera – l’ultima emergenza di Haiti – riguardanti informazione e prevenzione dell’epidemia, purificazione delle acque e costruzione di alcune strutture igienico–sanitarie di base.

Grazie a questi progetti – e a tutti coloro che hanno contribuito alla colletta nazionale – , il dossier può riportare una nuova serie di numeri stavolta non catastrofici: 2,3 milioni di persone hanno ricevuto cibo, acqua e generi di prima necessità nella fase di primissima emergenza; 169 mila persone hanno avuto accesso a 726 “punti acqua” (approvvigionamento acqua potabile, bagni, latrine); 25 mila famiglie (125 mila persone) hanno ricevuto razioni di cibo nella fase di emergenza; 59 mila persone sono state visitate in ambulatori e in 130 cliniche mobili attivate; 17 mila famiglie (più di 90 mila persone) hanno ricevuto i kit per la costruzione di ripari di emergenza; 2.300 bambini possono giocare in 5 nuovi spazi ricreativi e nelle zone limitrofe; oltre 100 mila persone stanno beneficiando dei programmi di prevenzione del colera.

A Port-au-Prince 1633 famiglie hanno ricevuto sapone e pastiglie per la disinfezione delle acque e nella diocesi di Gonaives, nel dipartimento dell’Artibonite (il più colpito dall’epidemia), sono state distribuite 84 mila pastiglie per la disinfezione, oltre 600 taniche di acqua depurata e 600 kit igienici.

“Queste poche pagine – ha scritto mons. Vittorio Nozza, direttore di Caritas italiana nella presentazione del dossier – non sono certo sufficienti per raccontare il cammino di Caritas italiana ad Haiti”. Infatti “le statistiche, i numeri e le voci di budget non possono raccontare il ‘faccia a faccia’ con la tragedia, la fatica di abitare l’emergenza con la delicatezza dell’ospite e il senso di responsabilità adeguato alla gravità della situazione, la scelta di mettersi a servizio da compagni di strada e non da maestri”.

Il dossier rappresenta soprattutto “un adempimento ad un dovere di correttezza e trasparenza nei confronti delle migliaia di persone che diversi mesi fa hanno scelto Caritas italiana e le Caritas diocesane d’Italia quale soggetto cui rivolgersi per esprimere la loro solidarietà nei confronti della popolazione piegata dalla furia dalla natura”.

A queste va un ringraziamento e una spiegazione sulla scelta prioritaria di Caritas italiana che sarà alla base dell’ulteriore impegno ad Haiti: “mettersi alla scuola dei poveri in quanto convinti che da questa relazione di prossimità le nostre comunità possano trarre giovamento in termini di umanità e di competenza”.

Print Friendly, PDF & Email
Share this Entry

ZENIT Staff

Sostieni ZENIT

Se questo articolo ti è piaciuto puoi aiutare ZENIT a crescere con una donazione