ROMA, domenica, 28 novembre 2010 (ZENIT.org).- “Una parte delle somme stanziate per le armi potrebbe essere destinata a progetti di sviluppo economico e sociale, all'educazione e alla sanità”. E’ la proposta lanciata da Benedetto XVI nel ricevere questo sabato in Vaticano il nuovo ambasciatore del Giappone presso la Santa Sede, il sig. Ridekazu Yamagucee, per la presentazione delle Lettere credenziali.

All'inizio del suo discorso Benedetto XVI ha ricordato che quest'anno ricorre il sessantacinquesimo anniversario del tragico bombardamento atomico sulle popolazioni di Hiroshima e di Nagasaki.

"Il ricordo di questo oscuro episodio della storia dell'umanità diviene sempre più doloroso, man mano che scompaiono quanti sono stati testimoni di un simile orrore”, ha aggiunto il Pontefice sottolineando come “questa tragedia ci ricordi con insistenza quanto sia necessario perseverare negli sforzi a favore della non proliferazione nucleare e per il disarmo”.

A questo proposito, ha continuato il Papa, il Giappone “deve essere citato come esempio per il suo sostegno costante alla ricerca di soluzioni politiche che permettano di prevenire la proliferazione di armi nucleari, ma anche di evitare che la guerra sia considerata come una modalità di risoluzione dei conflitti tra le nazioni e tra i popoli”.

Condividendo le preoccupazioni del Giappone in tema di nucleare, “la Santa Sede – ha ribadito Benedetto XVI – incoraggia le nazioni a tessere pazientemente la trama dei legami economici e politici della pace”.

Quei legami, ha continuato, “si elevano a baluardo contro ogni pretesto di ricorso alle armi e permettono di promuovere lo sviluppo umano integrale di tutti i popoli”.

“Le armi nucleari - ha affermato infatti - restano una fonte di grande preoccupazione. Il loro possesso e il rischio di un loro eventuale uso generano tensioni e diffidenza in numerose regioni del mondo”.

Il Papa ha poi posto l'accento sull'“instabilità dei mercati e dell’occupazione” legata alla crisi economica globale, che non ha risparmiato nessun Paese. A questo proposito Benedetto XVI ha incoraggiato a cambiare destinazione a parte delle somme dedicate alle armi.

In questo scenario, ha continuato, “il posto che il Giappone occupa nell'economia internazionale resta molto importante e, a motivo della crescente globalizzazione del sistema commerciale e dei movimenti dei capitali, che è una realtà, le decisioni prese dal Giappone continueranno ad avere ripercussioni ben al di là delle sue frontiere".

Il Papa ha poi citato i finanziamenti assicurati da Tokyo ai Paesi in via di sviluppo, ribadendo che rappresentano “una pietra fondante per la costruzione di una pace solida e della prosperità nel concerto delle nazioni del mondo”.

Dal canto suo, poco prima, nell'indirizzo di saluto al Papa l'ambasciatore ha assicurato che il Paese “continua a operare con tutte le sue forze per il disarmo totale”.

Riguardo invece al problema del cambiamento climatico, ha continuato, “il Giappone si sforza di realizzare una politica volta alla formazione di una società in cui il carbone sia poco utilizzato”, riducendo “prima della fine dell'anno 2020, la quantità dell'emissione di gas a effetto serra al 25% rispetto alle emissioni dell'anno 1999, a condizione che vengano stabiliti il quadro internazionale equo ed effettivo e l'accordo su questo obiettivo ambizioso da parte dei grandi Paesi emittenti, sostenendo fortemente, allo stesso tempo, i Paesi in via di sviluppo”.

Inoltre, ha concluso, il Governo giapponese è intenzionato a “sostenere il movimento per la salvaguardia della vita e della salute delle madri e dei neonati, come pure la lotta contro malattie quali l'Aids, la tubercolosi e la malaria”, così come “l'istruzione elementare nell'ambito dell'educazione”.