Pentecoste: la pienezza della vita in un alito di Vita

Solennità della Pentecoste, 23 maggio 2010

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di padre Angelo del Favero*


ROMA, venerdì, 21 maggio 2010 (ZENIT.org).-“Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano” (At 2,1-2).

“Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo non gli appartiene. Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi” (Rm 8,8-11).

“Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. (…) Ma il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (Gv 14,15-17.22-26).

Ricostituiti i Dodici con l’elezione di Mattia, Luca descrive la venuta dello Spirito promesso da Gesù come se il Padre avesse inviato una tromba d’aria sul Cenacolo.

Un’irruzione insieme imprevista ed attesa, intensamente invocata dalla prima comunità dei credenti: “vi erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea…Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù” (At 1,14).

Nonostante il suo ruolo fondamentale, Maria è qui nominata per ultima, ma…è come se, descrivendo la “sala parto”, un osservatore menzionasse anzitutto il medico, poi l’anestesista, gli infermieri, e, infine, la vera protagonista della situazione: colei che sta per partorire. Nella medesima logica delle cose, Luca sottolinea la presenza decisiva di Maria in ordine alla nascita della Chiesa, nel Cenacolo. Comprendiamo che la madre del Capo della Chiesa, necessariamente è anche Madre del nascente Corpo, ma Luca oggi ci sorprende presentando Maria anche nel ruolo di…”ostetrica” spirituale di tale parto ecclesiale.

La presenza dell’Immacolata, infatti, è irresistibile per lo Spirito di Cristo, cui ella appartiene in maniera unica (Rm 8,9):  “Nel Cenacolo Maria sostiene la fede degli apostoli invitandoli a perseverare e a resistere nella preghiera di supplica – essendo la perseveranza nella preghiera quasi il solo segno della qualità e della profondità del desiderio di ricevere lo Spirito. Fino a quando l’uomo non supplica con la fiducia e la perseveranza di Maria, vi è una parte di lui che rifiuta e custodisce in riserva alcune soluzioni sostitutive. Per questo la sua preghiera non ha la violenza dello scoppio che sposta le montagne e le getta in mare.” (J. Lafrance, “Vieni Spirito Santo“, prefazione). Senza la Madonna sarebbe stata doppiamente vuota “la casa dove stavano” i Dodici (At 1,13), sia dal versante affettivo del suo legame profondo con i discepoli, sia da quello fondamentale della traboccante venuta dello Spirito Santo.

Alla luce del “lieto evento” del Cenacolo, comprendiamo allora che la Pentecoste è un fatto conseguente e parallelo a quello avvenuto trentatre anni, nove mesi e cinquanta giorni prima a Nazaret: “Come nell’Incarnazione lo Spirito aveva formato nel suo grembo verginale il corpo fisico di Cristo, così ora nel Cenacolo lo stesso Spirito scende ad animarne il Corpo Mistico” (Giovanni Paolo II, Catechesi mariana, 29/5/1997).

Ed ecco lo scopo e l’effetto della sua discesa: “Lo Spirito Santo ricolma la Vergine ed i presenti della pienezza dei suoi doni, operando in loro una profonda trasformazione in vista delle diffusione della Buona Novella. Alla Madre di Cristo e ai discepoli sono concessi nuova forza e nuovo dinamismo apostolico per la crescita della Chiesa” (id.).

La Buona Novella che lo Spirito abilita a diffondere è il “Vangelo della vita, il Vangelo che è Cristo, il Vangelo che da’ la vita e che mai come oggi “va annunciato con coraggiosa fedeltà agli uomini di ogni epoca e cultura” (G. Paolo II, Enciclica “Evangelium vitae“, n. 1). Infatti: “La Chiesa professa la sua fede nello Spirito Santo come in Colui “che è Signore e da’ la vita“..Colui nel quale l’imperscrutabile Dio uno e trino si comunica agli uomini, costituendo in essi la sorgente della vita eterna (G. Paolo II, Enciclica “Dominum et vivificantem“, Introduzione). E “…proprio in tale “vita” acquistano pieno significato tutti gli aspetti e i momenti della vita dell’uomo” (E.V., n. 1).

Tutti gli aspetti e i momenti della vita dell’uomo! Pensiamo allora, in particolare, a quegli aspetti e quei momenti in cui la vita umana è segnata dalla propria intrinseca fragilità. Li riconosciamo anzitutto ai punti estremi del suo arco esistenziale: l’essere umano nel grembo materno, specialmente se appena concepito; e l’uomo nella malattia inguaribile, come lo stato vegetativo persistente o altre patologie mortali a decorso irreversibile. Ma pensiamo anche all’angosciosa “sindrome” dell’umana solitudine, sperimentata e descritta con drammatiche parole da Gesù stesso: “Hai allontanato da me amici e conoscenti, mi fanno compagnia soltanto le tenebre”(Sal 88/87, v.19). In simili tenebre spirituali, la vita risulta talmente priva di energia da somigliare ad un lumicino smorto, ben lontana da quella naturale vitalità che, mentre la rende lieta e bella, comunica alla volontà la forza di un vento gagliardo.  

In verità, senza la relazione affettiva con gli altri, l’esistenza sembra niente più che un inutile alito di vita. Un “alito” è qualcosa di appena percettibile, esile, sottile, estremamente delicato, che facilmente potrebbe spegnersi, venire soppresso: precarietà non solo fisica, ma anche morale-spirituale: la vita senza senso, la vita che non vale più la pena di vivere.

Eppure la parola “alito“, secondo la rivelazione biblica sulla vita (la verità della sua creazione divina), non indica debolezza bensì “essenza divina di vita“, la quale scaturisce dalla sua Fonte increata: “Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente” (Gen 2,7). Perciò questo “alito di vita“, pur connotando la fragilità umana, possiede in realtà l’energia di “un vento che si abbatte impetuoso“(At 2,2).

In effetti “alito di vita” è una stupenda definizione della creatura umana, valida dall’alba al tramonto della sua esistenza, valida anche per l’Autore stesso della vita, in forza dell’Incarnazione del Figlio di Dio. Sì, anche il concepito Figlio dell’Altissimo era “un alito di vita” in Maria, fragilità inconcepibile per un Dio onnipotente, solidarietà infinita che Lo unisce in qualche modo ad ogni uomo concepito, ad ogni più fragile alito di vita umana.

Concludo. La promessa del Signore che lo Spirito Santo “..vi insegnerà ogni cosa e vi  ricorderà tutto ciò che vi ho detto” (Gv 14,26), significa che lo Spirito “non solo, nel modo a lui proprio, continuerà ad ispirare la divulgazione del vangelo di salvezza, ma anche che aiuterà a comprendere il giusto significato del contenuto del messaggio di Cristo; che ne assicurerà la continuità ed identità di comprensione in mezzo alle mutevoli condizioni e circostanze. Lo Spirito Santo, dunque, farà sì che nella chiesa perduri sempre la stessa verità, che gli apostoli hanno udito dal loro Maestro” (“Dominum et vivificantem< /i>“, n. 4).

Queste divine parole ci danno la certezza che mai come in questo nostro tempo lo Spirito Santo è all’opera per far conoscere la verità della vita.  Una verità semplice e meravigliosa che Dio ha fatto conoscere alla Vergine di Nazaret in tre sole parole: “Concepirai un figlio” (Lc 1,31).

In queste tre parole è contenuta l’intera verità sul valore infinito e la corrispondente dignità di ogni persona umana, fin dal concepimento: esse costituiscono la fonte divina di tutto l’insegnamento della Chiesa circa gli aspetti antropologici, teologici ed etici della vita e della procreazione umana.

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* Padre Angelo del Favero, cardiologo, nel 1978 ha co-fondato uno dei primi Centri di Aiuto alla Vita nei pressi del Duomo di Trento. E’ diventato carmelitano nel 1987. E’ stato ordinato sacerdote nel 1991 ed è stato Consigliere spirituale nel santuario di Tombetta, vicino a Verona. Attualmente si dedica alla spiritualità della vita nel convento Carmelitano di Bolzano, presso la parrocchia Madonna del Carmine.

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ZENIT Staff

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