La Santa Sede invita a promuovere un nuovo ordine internazionale

Monsignor Migliore esorta a valorizzare i valori umani e spirituali

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di Roberta Sciamplicotti

NEW YORK, venerdì, 2 ottobre 2009 (ZENIT.org).- La valorizzazione dei valori umani e spirituali può “rinnovare l’ordine internazionale dall’interno, che è dove risiede la vera crisi”, ha affermato l’Arcivescovo Celestino Migliore, Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite.

Il presule è intervenuto il 29 settembre a New York durante il dibattito della 64ma Sessione dell’Assemblea Generale sottolineando che l’idea di produrre risorse e di gestirle strategicamente senza voler allo stesso tempo compiere il bene “si è dimostrata una delusione”.

Per questo, l’Assemblea Generale deve fornire “un contributo più solido e profondo” per rinnovare internamente l’ordinamento, iniziando col riprendere il preambolo e l’articolo 1 della Carta ONU, in primis la definizione “Noi popoli delle Nazioni Unite”.

“Il tema della pace e dello sviluppo coincide infatti con l’inclusione di tutti i popoli nell’unica comunità della famiglia umana costruita nella solidarietà”, ha affermato l’Osservatore Permanente.

Per l’Arcivescovo, “bisogna ammettere che il dovere di costruire le Nazioni Unite come vero centro per armonizzare le azioni delle Nazioni per raggiungere obiettivi comuni è un compito estremamente difficile”.

“Quanto più aumenta l’interdipendenza dei popoli, tanto più diventa evidente la necessità delle Nazioni Unite”, ha sottolineato. “Il bisogno di un’organizzazione capace di rispondere agli ostacoli e alla crescente complessità delle relazioni tra i popoli e le Nazioni diventa così fondamentale”.

L’ONU, ha proseguito, avanzerà verso la formazione di una vera famiglia di Nazioni nella misura in cui “assumerà la verità dell’inevitabile interdipendenza tra i popoli e accetterà la verità sulla persona umana”.

Rispetto integrale per la vita umana

Considerando la natura dello sviluppo e il ruolo dei Paesi donatori e di quelli che ricevono aiuti, l’Arcivescovo Migliore ha affermato che non bisogna mai dimenticare che “il vero sviluppo implica necessariamente un rispetto integrale della vita umana che non può mai essere separato dallo sviluppo dei popoli”.

“Ogni essere umano ha diritto al buon governo, ossia a tutte le azioni sociali, a livello nazionale e internazionale, che contribuiscono direttamente o indirettamente a garantire a tutti una vita libera e degna”, ha dichiarato.

Allo stesso tempo, “una parte essenziale di questa dignità è il fatto che ciascuno si assuma la responsabilità delle proprie azioni e rispetti attivamente la dignità degli altri”.

Ciò, ha aggiunto, si applica agli individui e agli Stati, “il cui vero progresso e la cui affermazione dipendono dalla capacità di stabilire e mantenere relazioni responsabili con altri Stati e di esprimere una responsabilità condivisa per i problemi mondiali”.

Il vero multilateralismo e il dialogo tra le culture, ha constatato l’Arcivescovo, devono basarsi sull’assunzione dell’impegno per lo sviluppo di tutti gli esseri umani, perché “la condivisione dei doveri reciproci incentiva all’azione più della mera asserzione dei diritti”.

La responsabilità di difesa

Secondo monsignor Migliore, l’implementazione del principio della responsabilità di difesa, formulato nel Summit Mondiale del 2005 e approvato da tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite, è “una pietra miliare” dei principi della verità nelle relazioni internazionali e del governo globale.

“Il riconoscimento dell’obiettivo fondamentale e dell’indispensabilità della dignità di ogni uomo e donna assicura che i Governi devono sempre agire con ogni mezzo a loro disposizione per evitare e combattere il genocidio, la pulizia etnica e altri crimini contro l’umanità”.

Riconoscendo la loro interconnessa responsabilità di difesa, gli Stati “comprenderanno l’importanza di accettare la collaborazione della comunità internazionale come mezzo per realizzare il loro ruolo di rappresentare una sovranità responsabile”.

L’accettazione del principio della responsabilità di difesa e delle verità sottostanti che guidano la sovranità responsabile possono essere dunque “il catalizzatore per la riforma dei meccanismi, delle procedure e della rappresentatività del Consiglio di Sicurezza”.

Difesa dell’ambiente

Monsignor Migliore ha quindi ricordato che l’attuale sessione dell’Assemblea Generale ONU è iniziata con un Summit speciale sui cambiamenti climatici, che saranno oggetto della Conferenza di Copenhagen in programma dall’8 al 16 dicembre prossimi.

“La difesa dell’ambiente continua ad essere in prima linea nelle attività multilaterali, perché implica in modo coeso il destino di tutte le Nazioni e il futuro di ogni individuo”, ha osservato.

“Il riconoscimento della doppia verità dell’interdipendenza e della dignità personale richiede anche che le questioni ambientali siano considerate un imperativo morale e tradotte in norme legali, capaci di difendere il nostro pianeta e di assicurare alle generazioni future un ambiente sano e sicuro”, ha concluso.

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ZENIT Staff

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