La Santa Sede chiede un impegno deciso contro le armi nucleari

Intervento di monsignor Mamberti al Consiglio di Sicurezza ONU

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di Roberta Sciamplicotti

NEW YORK, mercoledì, 30 settembre 2009 (ZENIT.org).- La Santa Sede esorta gli Stati ad “adottare decisioni e impegni chiari e decisi e a lottare per un disarmo nucleare progressivo e concertato”.

Si è fatto portavoce di questo appello monsignor Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati, che il 24 settembre è intervenuto a New York alla 6191ª sessione del Consiglio di Sicurezza, sul tema “Il disarmo e la non proliferazione nucleare”.

Secondo monsignor Mamberti, bisogna innanzitutto riconoscere che l’approccio del Consiglio di Sicurezza alla questione delle armi di distruzione di massa, “inclusi gli sforzi per prevenire la proliferazione di queste armi, è stato relativo soprattutto a Paesi o casi specifici”.

Anche se il Consiglio “ha agito fermamente contro i programmi nucleari di alcuni Stati ed è stato efficace nella sua risposta preventiva alle minacce degli attori non membri”, ha riconosciuto, “non sono stati raggiunti risultati nel formulare piani per la creazione di un sistema per la regolamentazione degli armamenti, in particolare delle armi nucleari e della loro proliferazione, come elemento necessario per mantenere la pace e la sicurezza internazionali e creare un ambiente favorevole ad assicurare il progresso umano”.

Attualmente, il Consiglio “ha un’altra grande opportunità di garantire a tutti gli Stati che non posseggono armi nucleari che non diventeranno soggetto dell’uso o della minaccia di uso di queste armi”.

Allo stesso modo, il Consiglio di Sicurezza “è incoraggiato ad avviare discussioni e a dare una guida concreta su questioni relative al disarmo nucleare e al processo di non proliferazione”, così come dovrebbe approfittare del momento attuale per “diventare un coraggioso sostenitore nella causa di raggiungere un mondo libero dalle armi nucleari e assumere un ruolo di leadership nel promuovere il sostegno a trattati multilaterali per il controllo delle armi nucleari e gli attuali sforzi per il disarmo nucleare”.

“Le armi nucleari aggrediscono la vita sul pianeta, aggrediscono il pianeta stesso, e facendo questo aggrediscono il processo del continuo sviluppo”, ha denunciato il presule. Nella loro natura, ha aggiunto, “sono non solo perniciose, ma anche completamente ingannevoli”.

Considerando che la deterrenza nucleare appartiene alla Guerra Fredda e non è più giustificabile al giorno d’oggi, la Santa Sede “sostiene fortemente la necessità di reindirizzare quelle dottrine militari che continuano a contare sulle armi nucleari come mezzo di sicurezza e di difesa o perfino come misura di potere, che hanno mostrato chiaramente di essere una tra le cause principali che impediscono un autentico disarmo nucleare e la non proliferazione”.

Per monsignor Mamberti, abbandonare queste dottrine vorrebbe dire “bloccare i test nucleari” e “affrontare seriamente le questioni relative alle armi nucleari strategiche, a quelle tattiche e ai mezzi per consegnare queste armi”.

In questo contesto, acquista una rilevanza decisiva l’entrata in vigore del Trattato sull’Interdizione Globale degli Esperimenti Nucleari (CTBT). “Il bando universale dei test inibirebbe lo sviluppo delle armi nucleari, contribuendo al disarmo nucleare e alla non proliferazione ed evitando ulteriori danni all’ambiente”.

A tale proposito, ha aggiunto, è fondamentale “fermare la produzione e il trasferimento di materiale fissile per le armi”.

Se l’era della Guerra Fredda ha gettato il mondo in “una corsa alle armi nucleari in cui il vincitore era lo Stato con gli arsenali nucleari più grandi e potenti”, il mondo di oggi “richiede una leadership coraggiosa per ridurre questi arsenali a zero”.

Perché gli Stati possano raggiungere questo obiettivo, ha aggiunto il presule, devono poter contare su “fiducia e sicurezza”.

“Le zone libere da armi nucleari sono il miglior esempio di fiducia e affermazione che la pace e la sicurezza sono possibili anche senza possedere armi nucleari”.

“Il disarmo e lo sviluppo sono interconnessi e complementari”, ha concluso monsignor Mamberti. Per questo, bisogna promuovere “il progresso della cultura della pace e il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo per il beneficio durevole di ogni individuo della famiglia umana e per le generazioni future in un mondo libero dalle armi nucleari”.

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ZENIT Staff

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