La Grecia, una seconda casa per i cattolici di rito bizantino in fuga

Intervista a mons. Dimitrios Salachas

Print Friendly, PDF & Email
Share this Entry

di Giovanni Patriarca

ATENE, venerdì, 4 settembre 2009 (ZENIT.org).- I cattolici di rito bizantino, fuggiti da situazioni drammatiche come quelle che si sono verificate in Iraq, in Iran oppure nei Balcani, hanno trovato nell’Esarcato apostolico di rito bizantino in Grecia una seconda casa. Oggi, insieme ai loro fratelli greci sono circa 7.000.

ZENIT ha intervistato il loro Esarca, mons. Dimitrios Salachas, che prepara i festeggiamenti per i 100 anni dell’istituzione dell’Esarcato stesso in terre di Grecia.

Mons. Salachas, già docente di Diritto Canonico Orientale e consultore di vari Dicasteri della Curia romana, sottolinea la volontà di dialogo di ortodossi e cattolici pur riconoscendo che “la strada dell’ecumenismo in Grecia è ancora troppo lunga”.

Come l’Esarcato apostolico per i fedeli cattolici di rito bizantino in Grecia si inserisce nel contesto delle altre Chiese cattoliche orientali bizantine? 

Mons. Dimitrios Salachas: Da premettere che secondo l’ecclesiologia cattolica, l’unità non è concepita come uniformità, bensì come  comunione di fede nella varietà delle tradizioni e dei riti. Per rito si intende il patrimonio liturgico, teologico, spirituale e disciplinare, distinto per cultura e circostanze storiche di popoli, che si esprime in un modo di celebrare e vivere la fede che è proprio di ciascuna Chiesa locale. I vari riti nella Chiesa cattolica sono quelli che hanno origine dalle tradizioni alessandrina, antiochena, armena, caldea e costantinopolitana. Attualmente sono 22 le Chiese orientali cattoliche chiamate nel diritto canonico sui iuris, di cui 14 di tradizione bizantina: la Chiesa patriarcale greco-cattoliche dei Melkiti, le Chiese arcivescovili maggiori greco-cattoliche degli Ucraini e dei Romeni, le Chiese metropolitane greco-cattoliche dei Ruteni e degli Slovacchi; e altre Chiese minori locali: albanese, bielorussa, bulgara, ungherese, italo-albanese, di Križevci (Serbia), ex-Repubblica Jugoslava di Macedonia, russa ed ellenica. Perciò, l’Esarcato apostolico ellenico per i fedeli di rito bizantino residenti in Grecia appartiene alla grande tradizione liturgica costantinopolitana o bizantina.  

Qual è l’origine dell’Esarcato apostolico per i fedeli cattolici di rito bizantino in Grecia? 

Mons. Dimitrios Salachas: La gerarchia per i cattolici di rito bizantino fu istituita nel 1912 a Costantinopoli con il primo Vescovo Isaia Papadopoulos, Titolare di Grazianopolis (1852-1932), che nel 1918 era stato chiamato dal Papa Benedetto XV a Roma come primo assessore della S. Congregazione per le Chiese Orientali. Nel 1920 gli succedette il Vescovo Giorgio Kalavazis (tit. di Theodoropolis), come Esarca per i fedeli orientali cattolici residenti in Turchia con cura anche di quelli residenti in Grecia, fino al 1932, data in cui fu istituito l’Esarcato separato in Grecia.  Dopo la morte di  Kalavazis nel 1957, gli succedette il Vescovo Giacinto Gad, morto nel 1975; il suo successore, mons. Anarghyros Printezis (tit. di Grazianopolis), si è dimesso per ragioni di salute. Il 24 maggio 2008 sono stato ordinato io, dopo essere stato professore di Diritto canonico a Roma. 

I fedeli greci di rito bizantino, arrivati dalla Turchia come profughi in Grecia nel 1922, sono entrati in un nuovo periodo. Infatti dopo la guerra del 1922 fra la Grecia e la Turchia, questi due paesi stabilirono che i Greci residenti in Turchia dovessero passare in Grecia e che i Turchi residenti in Grecia andassero in Turchia. Fu così che circa 1.200.000 greci vennero allora in Grecia, e fra questi rifugiati si trovavano 2500 cattolici di rito bizantino, accompagnati dal loro Vescovo Giorgio Kalavazis, dai loro sacerdoti e dalle religiose di “Pammakaristos Theotokos”. 

A tutti i cattolici di rito greco,  partiti da Costantinopoli e dalla Tracia orientale e venuti a stabilirsi ad Atene ed a Yannitsà (una città della Macedonia greca occidentale) – dove esisteva già sin dal 1861 una parrocchia cattolica orientale bizantina originariamente di lingua bulgara – , è stato dato così un nuovo stato giuridico con due parrocchie cattoliche di rito bizantino in Grecia.  

Qual è lo stato giuridico nel nuovo diritto canonico orientale e l’attività dell’Esarcato di Grecia? 

Mons. Dimitrios Salachas:  Per Esarcato si intende una porzione del popolo di Dio che, per speciali circostanze, non viene eretta in eparchia (diocesi) e che, circoscritta da un territorio o con qualche altro criterio, è affidata alla cura pastorale dell’Esarca. L’Esarca apostolico governa l’Esarcato a nome del Romano Pontefice che lo ha nominato, ed è equiparato al Vescovo eparchiale (diocesano) (CCEO, cann. 311-313). La giurisdizione dell’Esarca di Grecia si estende in tutto il territorio sui propri fedeli. In Grecia, al momento, ci sono oggi sette diocesi e un vicariato latini e un ordinariato armeno con cinque Vescovi. 

      L’Esarcato svolge una ampia attività caritativa, educativa e culturale (con un ospedale, una scuola per ragazzi e ragazze con particolari problemi mentali, una casa per anziani, un foyer per studentesse e ragazze lavoratrici, una casa editoriale, due campeggi estivi per i bambini). Nato in una prospettiva unionistica, sebbene contestata all’epoca, l’Esarcato continua il suo modesto impegno ecumenico nella linea dei principi dell’ecclesiologia e degli orientamenti ecumenici del Vaticano II. L’Esarcato si prepara ora a celebrare nel 2011 i 150 anni della comunità di Yiannitsa e i 100 anni dell’istituzione dell’Esarcato stesso in Grecia. 

La dissoluzione del blocco di influenza sovietica è stata causa di un massiccio movimento di persone dai Balcani e dall’Europa orientale verso il Mediterraneo e la Grecia. Negli ultimi decenni l’Esarcato ha visto aumentare considerevolmente i propri fedeli a causa dell’emigrazione. Quali iniziative sono state adottate per andare incontro alle nuove comunità? Inoltre, a fronte delle recenti vicissitudini in Medio Oriente molti cristiani di rito caldeo, provenienti principalmente da Iraq e Iran, hanno trovato rifugio in Grecia. A chi è affidata la cura pastorale di queste comunità della diaspora? 

Mons. Dimitrios Salachas: Tutti i cattolici indigeni in Grecia non superano oggi i 50.000, ma con l’emigrazione i cattolici oggi  superano i 300.000. Così, negli ultimi tre decenni ai greco-cattolici orientali dell’Esarcato si sono aggiunte altre tre comunità numericamente molto consistenti, affidate dai loro Patriarchi o Arcivescovi Maggiori con l’assenso della Santa Sede, alla cura pastorale dell’Esarca Apostolico. Vi sono innanzitutto alcune migliaia di fedeli Caldei provenienti dal martoriato Iraq. Altri fedeli di tradizione bizantina provengono dall’Ucraina e dalla Romania e da altri paesi balcanici. Si tratta di fedeli che hanno preso stabile dimora o che risiedono provvisoriamente nel nostro ospitale paese.

      L’Esarcato cattolico in Grecia è ormai diventato per eccellenza una Chiesa della diaspora, di orientali cattolici immigrati. Perciò, oggi l’Esarcato comprende tutti questi fedeli orientali, greci ed emigrati, residenti in tutto il territorio della Repubblica ellenica, approssimativamente quasi 7.000. La nostra attenzione si rivolge oggi in modo particolare ai questi cattolici orientali emigrati. Decine di bambini iracheni, ucraini e romeni frequentano la scuola di catechismo. I sacerdoti provenienti dalle rispettive nazioni ne assicurano la vita liturgica e pastorale.

      Tre religiose basiliane ucraine sono al servizio della comunità ucraina e della scuola elementare ucraina ospitata negli stabilimenti della sede dell’Esarcato ad Atene. Sono delle comunità cristiane vive, esempio di religiosità per tutti noi greci. E’ nostra premura promuovere il loro inserimento nella nuova realtà in cui si trovano, e l’assistenza anche sociale per ottenere il permesso di soggiorno e di lavoro. Pertanto rimane s
empre il problema  grave dei profughi ed immigrati clandestini. Lo Stato ellenico, nel suo ordinamento legislativo ed amministrativo, non riesce ancora a provvedere sufficientemente al fenomeno emigratorio. 

Durante la sua pluriennale esperienza in qualità  di docente di Diritto canonico orientale, di consultore di vari Dicasteri della Curia romana e di membro della Commissione mista per il dialogo teologico tra le Chiese cattolica ed ortodossa, lei ha visto progredire, passo dopo passo, il dialogo con la Chiesa ortodossa. Quali prospettive vede nel cammino verso l’unità in genere e in Grecia in particolare? 

Mons. Dimitrios Salachas: Sia i cattolici che gli ortodossi sono convinti che l’attività ecumenica per la desiderata pienezza di unità della Chiesa è suscitata dalla grazia dello Spirito Santo, e per questo nelle nostre liturgie preghiamo incessantemente  per questo sacro intento, volontà di Cristo. Il dialogo teologico ufficiale tra le Chiese, cattolica ed ortodossa nel suo insieme, è in corso da tre decenni. E’ iniziato all’isola di Patmos nel 1980, con l’impegno esplicito di procedere da ciò che ci unisce per risolvere le questioni dottrinali che ancora ci dividono, come è il problema del Primato e della Sinodalità in genere nella Chiesa, con particolare riferimento al ministero del Vescovo di Roma nella comunione universale delle Chiese nel contesto della sacramentalità e divina costituzione della Chiesa.  

   Tutti riconoscono che nella storia della Chiesa un tale ministero particolare del Vescovo di Roma ha funzionato in Occidente e in Oriente, sebbene esercitato in modo diverso; tutti sono convinti che Primato e Sinodalità sono inseparabili e intercomplementari, ma cattolici e ortodossi differiscono nel definirne ed interpretarne l’origine, il fondamento biblico, l’esercizio canonico. Il dialogo pertanto prosegue nello spirito di caritas in veritate, non senza difficoltà.  

   Nel frattempo i rapporti tra cattolici ed ortodossi  variano oggi nei diversi paesi in Oriente ed in Occidente,  perciò, anche in Grecia, e in questo contesto rimane sempre aperto il problema delle Chiese cattoliche orientali (denominate dagli ortodossi “Chiese uniate”), specie nei paesi dell’Est europeo e in Medio Oriente, di cui le Chiese ortodosse contestano l’esistenza, ritenendo “l’uniastismo” come “metodo” di proselitismo. Chiarimenti essenziali sono stati dati con sincerità e realismo dalla Commissione mista stessa del dialogo teologico nel documento comune di Balamand (1993), ma il problema esiste per gli ortodossi e causa continue conflittualità.  

   In Grecia, la Chiesa ortodossa è la religione “dominante” secondo la Costituzione (art. 3), mentre le altre religioni godono della libertà di culto (art. 13, §2). La configurazione giuridica della Chiesa cattolica non è ancora ben chiara; delle trattative bilaterali sono in corso per la regolamentazione di questo problema. L’ecumenismo progredisce a passi lenti; iniziative ecumeniche comuni non esistono. Ogniqualvolta si presenta qualche sporadica occasione per una riflessione e celebrazione comune, la contestazione si fa pesantemente sentire da parte di gruppi organizzati di conservatorismo anche nelle piazze.

     A livello personale i rapporti amichevoli di umana cortesia non mancano tra Vescovi, chierici e laici, cattolici ed ortodossi. L’Anno paolino, già concluso, ha visto un grande afflusso di pellegrini cattolici greci e stranieri da tutti il mondo. Non si è potuto però organizzare una celebrazione comune, ma nei vari luoghi paolini i pellegrini cattolici sono stati accolti con massima disponibilità e carità da parte dei Vescovi ortodossi locali, come ad es. il Cardinale Jozef Tomko, inviato straordinario del Santo Padre Benedetto XVI, per la chiusura del giubileo paolino.  

   Ciò  che diventa sempre più evidente è la grande differenziazione di posizioni teologiche nei confronti degli “eterodossi”: voci contraddittorie sulla sacramentalità ed ecclesialità della Chiesa cattolica appaiono ogni giorno negli ambienti ecclesiastici ortodossi, per cui per gli uni la Chiesa cattolica è una vera Chiesa di Cristo, invece per altri è una “associazione temporale”, una “segregazione mondana”, una “eresia”. Il fenomeno di “ribattesimo” di cattolici che passano all’ortodossia è sempre di più frequente da parte ortodossa. Mentre da una parte la Chiesa ortodossa di Grecia partecipa attivamente al dialogo teologico con la Chiesa cattolica, d’altra parte un Vescovo scrive un libro, ampiamente diffuso in questi giorni, intitolato “Le eresie del Papismo”, usando un tono e un linguaggio offensivi agli occhi dei cattolici. 

   In conclusione, la strada dell’ecumenismo in Grecia è ancora troppo lunga. Abbiamo rapporti profondamente amichevoli, ma a livello solo personale e non istituzionale. Per la Chiesa ortodossa di Grecia, tradizionalmente conservatrice, la storia dei secoli passati – dalle crociate alla caduta di Costantinopoli (1453) -, pesa ancora sulla sensibilità nazionale e religiosa e l’opinione pubblica, intenzionalmente sostenuta e nutrita  da alcuni ambienti conservativi, ecclesiastici, politici e monastici, conserva così i secolari pregiudizi; ciò rallenta gli sforzi lodevoli di un considerevole numero di altri ambienti aperti al dialogo per costruire oggi una nuova storia di riconciliazione tra i cristiani divisi per colpa di epoche e di uomini. Pertanto la Chiesa ortodossa in Grecia – un paese ormai pienamente inserito nell’Unione Europea – è chiamata, come le altre Chiese e confessioni cristiane in Europa, a collaborare per conservare le radici cristiane del continente e affrontare i problemi pastorali comuni, come le sfide della secolarizzazione, dell’indifferentismo religioso, della globalizzazione e della massiccia mobilità dei popoli. Un “ecumenismo” pratico ed esistenziale sarà inevitabile, a prescindere dalle differenze teologiche  e dai ricordi della storia.  

Print Friendly, PDF & Email
Share this Entry

ZENIT Staff

Sostieni ZENIT

Se questo articolo ti è piaciuto puoi aiutare ZENIT a crescere con una donazione