CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 8 luglio 2009 (ZENIT.org).- Ci sono aspetti del pensiero politico del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, del suo “realismo umile”, che possono essere avvicinati alla dottrina sociale cristiana, anche su questioni come l'aborto.

E' quanto scrive il Cardinale Georges Cottier, OP, teologo emerito della Casa Pontificia, in un articolo pubblicato sul nuovo numero della rivista “30Giorni”, nel commentare i due discorsi del presidente Usa alla University of Notre Dame, il 17 maggio, e all'Università islamica Al-Azhar del Cairo, lo scorso 4 giugno.

“Nel discorso di Notre Dame – afferma il porporato – mi hanno colpito già le parole che Obama rivolge fin dall’incipit alla gioventù. Il presidente avverte che stiamo attraversando un momento storico particolare, e qualifica questa circostanza come un privilegio e una responsabilità per i giovani”.

“Già in questo approccio positivo c’è qualcosa di cristiano – osserva –. I compiti di ogni generazione sono compiti dai quali la Provvidenza di Dio non è assente”.

Il porporato continua il suo commento notando come il discorso alla University of Notre Dame appaia “disseminato di riferimenti ripresi dalla tradizione cristiana. C’è, ad esempio, un’espressione che ritorna di frequente, 'terreno comune', che corrisponde a un concetto fondamentale della dottrina sociale della Chiesa, quello del bene comune”.

“Nella mentalità corrente – spiega infatti il Cardinale Cottier – c’è la tendenza a pensare che la morale riguardi solo l’ambito della vita e dei rapporti privati. Invece, anche la ricerca del bene comune chiama in causa il riferimento a criteri e norme morali”.

Sulla ricerca del bene comune, il porprorato si dice poi d'accordo con l'impostazione di Obama che “prende le mosse proprio da un dato sempre riconosciuto e preso in considerazione nella tradizione cristiana: le conseguenze del peccato originale”.

“Parte del problema – ha affermato il presidente statunitense – sta nelle imperfezioni dell’uomo, nel nostro egoismo, nel nostro orgoglio, nella nostra ostinazione, nella nostra avidità, nelle nostre insicurezze, nei nostri egoismi: tutte le nostre crudeltà grandi e piccole che nella tradizione cristiana si intendono radicate nel peccato originale”.

“Nella dottrina cristiana - precisa il porporato -, tenere conto delle conseguenze del peccato originale non vuol dire diventare complici del peccato, o rinunciare a proporre a tutti gli uomini anche le verità morali la cui conoscenza, nella concreta condizione storica vissuta dagli uomini su questa terra, per molti appare come offuscata”.

“Neanche Obama, nel suo discorso, suggerisce di nascondere le proprie certezze morali, come se si dovesse considerare impossibile o perlomeno inopportuno sostenere l’esistenza di verità oggettive nel contesto di una società pluralista”, prosegue il Cardinale.

“Lui fa soltanto notare che l’esperienza del nostro limite, della nostra stessa fragilità, della nostra miseria – chiarisce –, 'non deve spingerci lontano dalla nostra fede', ma deve semplicemente 'renderci più umili', rimanendo 'aperti e curiosi' anche in situazioni di confronto e di contrapposizione su temi eticamente sensibili”.

Nel discorso di Obama ci sono poi altri accenti in sintonia con una concezione cristiana dei rapporti tra gli uomini, soprattutto nel modo democrativo di vivere le tensioni proprie delle attuali società pluralistiche.

“Obama dice – spiega il Cardinal Cottier –: dobbiamo essere persuasi, come pre-giudizio (dando per una volta a questa parola un’accezione positiva), che l’altro è nella buona fede. Anche quello che non la pensa come me. Dobbiamo evitare la caricatura dell’altro, rispettare l’altro, non demonizzarlo”.

“La democrazia vive di questa ispirazione di natura intimamente cristiana”, sottolinea.

Nel leggere i discorsi di Obama, il Cardinal Cottier confessa di essere andato con la memoria all'enciclica di Paolo VI, l’Ecclesiam Suam, “dove papa Montini scrive che la via dei rapporti umani nella società è quella del dialogo, anche su verità vitali, per le quali si può arrivare a dare la vita”.

“Il discorso alla University of Notre Dame mi ha richiamato anche la Dignitatis humanae – scrive il porporato , grande testo della dottrina sociale della Chiesa, dove si riconosce il dovere delle persone di ricercare la verità, che è un dovere davanti a Dio e scaturisce dalla natura umana. Dunque, quando rispetto l’altro, io rispetto in lui questa capacità di verità”.

“Mi ha colpito – continua il porporato – come Obama non abbia evitato di affrontare la questione più spinosa, quella dell’aborto, sulla quale aveva ricevuto tante critiche anche dai vescovi Usa”.

E pur ammettendo che “tali reazioni sono giustificate”, perché “nelle decisioni politiche riguardo all’aborto sono implicati valori non negoziabili”, il Cardinale precisa tuttavia che il presidente Obama non porta avanti l'idea dell'aborto come un diritto.

Infatti, sembra piuttosto proporre “la ricerca di un terreno comune”, che consiste nel “lavorare tutti insieme per ridurre il numero delle donne che cercano di abortire”.

“Il suo non è affatto il relativismo malinteso di chi dice che si tratta di opinioni che si oppongono ad altre opinioni, e che tutte le opinioni personali sono incerte e soggettive, e dunque conviene metterle da parte quando si parla di queste cose”, spiega Cottier.

“Inoltre - prosegue -, Obama riconosce la gravità tragica del problema” e aggiunge che “ogni regolamentazione legale di questa materia deve garantire in maniera assoluta l’obiezione di coscienza per gli operatori sanitari che non vogliono dare la propria assistenza a pratiche abortive”.

“Le sue parole vanno nella direzione di diminuire il male”, sottolinea il Cardinale Cottier.

Peraltro, ricorda il porporato, “lo stesso san Tommaso, che pure non aveva dubbi sul fatto che la legge deve essere morale, aggiunge che lo Stato non deve mettere delle leggi troppo severe e 'alte', perché saranno disprezzate dalla gente che non sarà capace di applicarle”.

“Il realismo dell’uomo politico – continua il Cardinale – riconosce il male e lo chiama col suo nome. Riconosce che occorre essere umili e pazienti, combatterlo senza la pretesa di sradicarlo dalla storia umana attraverso strumenti di coercizione legale”.

A questo proposito, ricorda che “anche la Chiesa ha sempre percepito come lontana e pericolosa l’illusione di eliminare totalmente il male dalla storia per via legale, politica o religiosa”.

E anzi, afferma che “la storia anche recente è disseminata di disastri prodotti dal fanatismo di chi pretendeva di prosciugare le fonti del male nella storia degli uomini, finendo per trasformare tutto in un grande cimitero”.

“I regimi comunisti seguivano esattamente questa logica – scrive –. Così come il terrorismo religioso, che uccide addirittura in nome di Dio”.

All’Università islamica Al-Azhar del Cairo, Obama – spiega il Cardinale – ha invece cercato di individuare un “'terreno comune' su cui far procedere i complicati rapporti tra islam e mondo occidentale, con particolare riferimento agli Usa”.

“In tale ricerca, secondo il presidente, ognuno è chiamato a guardare all’interno della propria tradizione per ritrovare i valori fondamentali e gli interessi comuni su cui costruire il rispetto reciproco e la pace”.

“Un tale approccio – commenta – costituisce una smentita radicale delle tesi sullo scontro di civiltà e un antidoto alla tendenza ad applicare stereotipi negativi agli altri”.

Nel suo discorso al Cairo, il presidente Usa ha anche ribadito che “la democrazia non si può imporre dall’esterno, e che nel cam mino verso la democrazia ogni popolo deve trovare la propria strada”.

Il Cardinale Cottier ha poi confessato di essere stato “colpito” dalla scelta di Obama di citare nel suo intervento il Discorso della montagna, un discorso – spiega – “rivolto direttamente ai discepoli di Cristo”, che “non è fatto in primis per la società temporale, politica e civile”.

La bravura di Obama sta nell'aver “percepito il suo riflesso positivo e la sua ispirazione sulla vita della civitas”.

Un atto, confessa Cottier, che gli ha ricordato l’intuizione di Giovanni Paolo II sul “riflesso politico del perdono e delle richieste di purificazione della memoria”.

Infatti, conclude il Cardinale, “non si vede come si potrà uscire da situazioni intollerabili, come quelle che si vivono in Medio Oriente, se i dolori degli uomini per le cattiverie e i torti subiti non verranno abbracciati e sciolti dalla forza riconciliatrice del perdono”.