Santa Sede: la coesione sociale richiede “chiarezza degli scopi”

Intervento dell’Arcivescovo Migliore all’ONU

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di Roberta Sciamplicotti

NEW YORK, venerdì, 6 febbraio 2009 (ZENIT.org).- “Chiarezza degli scopi” e “impegno dello spirito” sono gli elementi indispensabili per raggiungere la coesione sociale, ha affermato l’Arcivescovo Celestino Migliore, Nunzio Apostolico e Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite.

Il presule è intervenuto questo giovedì a New York alla 47ª sessione della Commissione per lo Sviluppo Sociale sul tema dell’integrazione sociale, ricordando che “se in una società socialmente integrata c’è un senso di appartenenza, in una socialmente coesa c’è anche un chiaro consenso su ciò che crea un insieme sociale con diritti e responsabilità riconosciuti per tutti i cittadini”.

“La coesione sociale, come espressione di giustizia sociale, è in primo luogo una condizione che deve essere assicurata a tutte le persone per via della loro dignità”, ha osservato.

Accanto a questo, “è anche una condizione indispensabile far fronte alle crisi globali che l’umanità affronta al giorno d’oggi”.

Il presule ha quindi riconosciuto come sia nei Paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo vi sia una “pervasiva” assenza di integrazione sociale, le cui cause sono “la povertà, la diseguaglianza e la discriminazione a tutti i livelli”.

Di fronte a ciò, ha lodato a nome della delegazione vaticana il fatto che “le strategie volte a promuovere l’integrazione sociale nelle attuali circostanze derivino dalla struttura stessa dello sviluppo”, caratterizzata dalla convinzione che “la logica della solidarietà e della sussidiarietà sia la più adatta a vincere la povertà e ad assicurare la partecipazione di ogni persona e di ogni gruppo sociale a livello sociale, economico, civile e culturale”.

Secondo il presule, nell’ultimo decennio si è rivelato “un ampio consenso circa l’impegno a promuovere lo sviluppo”, soprattutto per quanto riguarda la lotta alla povertà e la promozione dell’inclusione e della partecipazione di tutti.

A questo proposito, ha sottolineato l’importanza degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio per “rendere le condizioni di vita più umane per tutti”.

“La preoccupazione per ottenere risultati quantitativi e misurabili non deve distrarre la nostra attenzione e le nostre politiche dal raggiungere uno sviluppo integrale”, ha dichiarato.

Il monitoraggio degli Obiettivi del Millennio, infatti, “mostra che è relativamente facile raggiungere gli obiettivi attraverso misure di natura tecnica che richiedono, soprattutto, risorse materiali e organizzazione”, ma il loro perseguimento necessita “non solo di mezzi finanziari, ma anche dell’effettivo coinvolgimento delle persone”.

L’obiettivo ultimo dei programmi di sviluppo, ha proseguito l’Arcivescovo, è “dare alla gente la concreta possibilità di modellare la propria vita e di essere protagonista dello sviluppo”.

“Ciò che sembra mancare nella lotta contro la povertà, la disuguaglianza e la discriminazione – ha constatato – non è in primo luogo l’assistenza finanziaria, o la cooperazione economica e giuridica, fattore ugualmente essenziale, ma la gente e le reti di relazione capaci di condividere la vita con coloro che affrontano situazioni di povertà e di esclusione, individui capaci di presenza e azione il cui operato sia riconosciuto dalle istituzioni locali, nazionali e globali”.

“I bisogni delle famiglie, delle donne, dei giovani, degli analfabeti e dei disoccupati, degli indigeni, degli anziani, dei migranti e di tutti gli altri gruppi vulnerabili all’esclusione sociale devono essere affrontati con appropriate strutture legali, sociali e istituzionali”, ha ribadito.

“Condividendo le esperienze di quanti sono stati esclusi dalla società e convivendo con loro, possiamo trovare modi per integrarli più pienamente nella comunità, e soprattutto per affermare la loro dignità e il loro valore così che possano diventare realmente protagonisti del loro sviluppo”.

La Santa Sede e le varie istituzioni della Chiesa, ha sottolineato, “rimangono impegnate nel far fronte a questo dovere attraverso programmi, agenzie e organizzazioni in ogni continente”.

“Attraverso questo sforzo comune, le lezioni apprese dagli emarginati rafforzano la verità per cui lo sradicamento della povertà, il pieno impiego e l’integrazione sociale verranno raggiunti quando la chiarezza degli scopi sarà affiancata da un impegno dello spirito”.

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ZENIT Staff

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