Ordinario militare: la pace, frutto della carità

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ROMA, giovedì, 22 gennaio 2009 (ZENIT.org).- La pace è frutto della carità, ha dichiarato domenica 11 gennaio monsignor Vincenzo Pelvi, Arcivescovo Ordinario militare per l’Italia, nella celebrazione eucaristica per la Giornata Mondiale della Pace, che tradizionalmente viene spostata alla seconda domenica di gennaio.

Alla cerimonia, celebrata nella Chiesa Principale di S. Caterina a Magnanapoli, a Roma, erano presenti i Capi di Stato Maggiore delle cinque Forze Armate, il Consigliere Militare del Presidente della Repubblica, il Vice Sindaco di Roma, i Cappellani militari, l’Associazione per l’Assistenza Spirituale alle Forze Armate (PASFA), le sorelle della Croce Rossa e ufficiali e militari di Roma e del Lazio.

Nel giorno della festa del Battesimo del Signore, l’Ordinario militare ha ricordato che “Dio infinito è venuto sopra di noi nell’acqua e nello Spirito. Dal giorno del Battesimo sentiamo quotidianamente risuonare l’eco soave di quel legame d’amore: ‘Sei mio figlio’. Abbiamo radici per sempre nell’immensità del cielo e nella profondità della terra”.

“Cosa avrà pensato Gesù alle parole del Battista: ‘Dopo di me viene uno che è più forte di me’?”, ha chiesto.

Al fiume Giordano, ha spiegato, “la folla aspettava un’ immensa forza dall’alto”, ma Gesù, “che vuole ridare speranza agli ultimi, si presenta, associandosi ai peccatori, e pubblicamente si manifesta solidale con i più poveri e lontani”.

“Dio Padre gli offre la predilezione e fa giungere lo Spirito Santo, la forza dell’amore per combattere la povertà e costruire la pace”.

Parlando di lotta alla povertà, l’Arcivescovo ha esortato a non pensare “subito alle dimensioni della miseria in cui versa la maggior parte dell’umanità, anche a causa della crescente crisi economica mondiale”, ma a Cristo, che “l’ha scelta nella sua venuta in mezzo a noi, diventando falegname a Nazaret, sperimentando itineranza e insicurezza fino alla morte in croce”.

“L’esercizio della povertà e la situazione di vita del povero è il mistero intimo e personale del Signore Gesù”, ha sottolineato, aggiungendo che “più che questione sociologica, economica, morale e filosofica, la povertà è un rapporto di sequela e testimonianza”.

Secondo il presule, non si tratta di “amare la povertà”, ma “i fratelli e le sorelle che sono nella povertà”, costruendo “quell’uguaglianza che non è uguale ripartizione dei beni, ma un contributo volontario che assicuri a ciascuno ciò di cui ha bisogno”.

“Non si vuole affatto una generosità che ponga in ristrettezza e renda infelici, bensì semplicemente che ciascuno sappia privarsi di ciò di cui si possa – ha constatato –. L’uguaglianza desiderabile è quella in cui ciascuno ha il necessario e in cui nessuno è nel bisogno”.

La Chiesa, ha proseguito l’Ordinario militare, come famiglia dei figli di Dio nata nel Battesimo “non può che scegliere di essere povera e fiduciosa nella Provvidenza”, ma deve impegnarsi “con passione” nel combattere la povertà “che opprime tanti uomini e donne e minaccia la pace”.

Considerando che “vi sono ancora troppi credenti alle finestre delle loro case e troppe palpebre abbassate su sguardi che non sanno più sopportare il peso dell’ingiustizia”, è indispensabile “un soprassalto di fedeltà al proprio battesimo che comporta scelte di sobrietà e gesti di concreta solidarietà verso i bisognosi, carne palpitante di Cristo Gesù”.

La pace, infatti, “è una condizione forte che esige il massimo della privazione, dello sforzo e del rischio per mantenere l’eroismo della propria vocazione cristiana”, come accade nelle missioni all’estero, “preziose occasioni di crescita umana e spirituale nel bene comune”.

L’impegno delle nostre Forze Armate, ha osservato, “è anche un servizio all’uomo in vista di una società più equa e saggia”, e l’Italia “si arricchisce di quello che popoli di altre culture offrono, anche se in situazioni di povertà e sofferenza”.

Le missioni diventano così “una scuola di carità dove si impara ad amare amando”, creandosi “un canale di educazione alla pace che attraversa le Nazioni”.

Il presule si è quindi rivolto alla Madonna perché aiuti sempre “a seguire le orme di Cristo, a combattere e vincere la povertà, a costruire la vera pace”, e le ha chiesto “di accompagnarci e ottenerci da Dio il dono della pace particolarmente per le popolazioni israeliana e palestinese, ancora una volta messe a repentaglio dalla violenza scoppiata nella striscia di Gaza”.

Al termine della celebrazione, l’Arcivescovo ha consegnato ai presenti il Messaggio di Benedetto XVI in occasione della Giornata Mondiale della Pace, dal titolo “Combattere la povertà, costruire la pace”, e una copia del Vangelo fatto stampare dall’Ordinariato militare per tutti i militari italiani.

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ZENIT Staff

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