Il sacerdote che non prega, inaridisce

Presentati due volumi del Cardinale Sodano e del Cardinale Arinze

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di Chiara Santomiero

ROMA, venerdì, 19 dicembre 2008 (ZENIT.org).- Indirizzati non solo ai Vescovi e non solo ai sacerdoti, ma a tutto il popolo di Dio per una più attenta riflessione sul ministero del sacerdozio e dell’episcopato.

Sono i libri “Verso le origini. Una genealogia episcopale” del Cardinale Angelo Sodano, Decano del Collegio cardinalizio, e “Riflessioni sul sacerdozio. Lettera a un giovane sacerdote” del Cardinale Francis Arinze, che ha da poco lasciato, per raggiunti limiti d’età, l’incarico di Prefetto della Congregazione per il culto divino.

I testi, pubblicati entrambi dalla Libreria editrice vaticana (Lev) sono stati presentati il 16 dicembre a Roma, presso la Radio Vaticana, con l’intervento degli autori, di mons. Ermenegildo Manicardi, Rettore dell’Almo Collegio Capranica e del giornalista del Tg2 Enzo Romeo, coordinati da don Giuseppe Costa, Direttore della Lev.

“Sono 4959 i Vescovi che oggi esercitano il proprio ministero nel mondo – ha ricordato il Cardinale Sodano -; 2600 di essi sono ordinari, con la responsabilità di un territorio particolare, gli altri sono coadiutori, ausiliari, emeriti”.

“Tutti – ha continuato – provengono da quei 12 rami che sono gli apostoli di Cristo e tutti hanno la stessa missione: continuare l’opera di Gesù buon pastore, seguendo il suo invito a portare il Vangelo in tutto il mondo”.

Proprio la figura di grandi pastori della Chiesa, come san Carlo Borromeo, costituiscono il riferimento per “il modello ideale di ogni Vescovo che deve essere ricercato nel magistero della Chiesa e in particolare nel Concilio Vaticano II”.

“La linfa vitale che accomuna i Vescovi – ha proseguito Sodano che nel libro ha tracciato la lunga teoria dei Vescovi dal quale proviene nel tempo (fino al 1566) il suo episcopato –, il seme apostolico che genera il loro ministero è sempre lo stesso”.

“Dall’unità verticale che ricongiunge i Vescovi agli apostoli – ricorda il Cardinale nel testo – discende l’esigenza dell’unità orizzontale dei Vescovi fra loro” e, con “fraterno affetto”, ha dedicato la pubblicazione, edita in occasione della ricorrenza del 30° anniversario di episcopato, ai 62 Vescovi che hanno ricevuto da lui l’ordinazione episcopale.

Una stretta unione con il proprio Vescovo è una delle raccomandazioni ai giovani sacerdoti del Cardinale Arinze, che al libro pubblicato dalla Lev ha consegnato una lettura esperienziale del ministero presbiterale nel quale ha raggiunto felicemente il 50° anniversario, passando per l’ordinazione episcopale a soli 32 anni, la partecipazione al Concilio Vaticano II, la guida per 18 anni della diocesi di Onitsha in Nigeria e la presidenza del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso.

La gioia è uno dei tratti del sacerdote sul quale il Cardinale insiste particolarmente: “il sacerdote non può essere triste perché il dono del sacerdozio è una grande gioia della quale deve essere consapevole”.

Nella sua vita sarà di certo presente la croce, “perché altrimenti non sarebbe discepolo di Cristo, ma essa non è incompatibile con la gioia, come afferma san Paolo che ricorda che si può essere lieti in ogni circostanza”.

“Chi è scelto per essere sacerdote – ha affermato Arinze – deve basare la propria vita su quattro pilastri: l’amore per Gesù Cristo, per la Parola di Dio, per la Chiesa e per la Madonna”.

“La preghiera – ha concluso il porporato – deve essere al centro: il sacerdote che non prega, inaridisce”.

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ZENIT Staff

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