COLONIA, venerdì, 19 agosto 2005 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha manifestato la propria preoccupazione per la rinascita di segnali di antisemitismo e razzismo visitando questo venerdì la Sinagoga di Colonia.

La seconda visita di un Vescovo di Roma ad un tempio ebraico – Giovanni Paolo II è stato accolto nella Sinagoga di Roma nel 1986 – è servita allo stesso tempo a profilare nuove mete per il dialogo tra ebrei e cattolici.

Il luogo era altamente simbolico: la comunità ebraica di Colonia che è composta attualmente da quasi 5.000 membri ed è la più antica della Germania. Alcuni documenti storici, infatti, ne conservano la memoria addirittura dal lontano 321 d.C.

Durante la “Shoá”, quando in tutta la Germania imperversava la furia antisemita nazista, neanche la Sinagoga di Colonia fu risparmiata nella cosiddetta “notte dei cristalli", tra il 9 e il 10 novembre del 1938: la Sinagoga venne distrutta per poi essere ricostruita nel 1959. Durante l’Olocausto furono quasi 11.000 gli ebrei uccisi a Colonia.

Già nel Medioevo, la cronaca di Salomon ben Simeon racconta sull'eccidio degli ebrei a Colonia, dal 30 maggio al 1° luglio 1096, tramandando che i crociati si scagliarono contro la Sinagoga disperdendo poi per le strade i rotoli della Torah.

Il successore dell’apostolo Pietro ha definito quegli anni come il “tempo più buio della storia tedesca ed europea” e ha spiegato che “una folle ideologia razzista, di matrice neopagana, fu all’origine del tentativo, progettato e sistematicamente messo in atto dal regime, di sterminare l’ebraismo europeo”.

“Non si riconosceva più la santità di Dio, e per questo si calpestava anche la sacralità della vita umana”, ha constatato il Pontefice, che è stato accolto nella Sinagoga dal suono del corno.

Alcuni minuti prima, il rabbino Netanel Teitelbaum aveva recitato in aramaico il “kaddish”, la “preghiera dei morti”, davanti ad un monumento in memoria delle vittime ebree del nazismo.

Nel suo discorso, Teitelbaum ha affermato che la visita del Papa costituisce un passo verso la pace per tutti i popoli del mondo ed è un segnale eloquente contro l’antisemitismo.

Il Pontefice, completamente vestito di bianco, ha ricevuto in numerose occasioni gli applausi dei presenti, tra i quali figuravano, oltre ai rappresentanti della comunità ebraica, il Ministro dell’Interno tedesco, Otto Schily, alcuni dirigenti di partiti politici tedeschi e il Cardinale Jean-Marie Lustiger, Arcivescovo emerito di Parigi, di origine ebraica, la cui madre è stata assassinata ad Auschwitz.

Dopo aver ricordato che quest’anno si celebra il quarantesimo anniversario della Dichiarazione del Concilio Vaticano II “Nostra aetate”, la quale ha rappresentato una svolta decisiva per la promozione del dialogo ebraico-cristiano, il Pontefice ha quindi riaffermato l’impegno della Chiesa “per la tolleranza, il rispetto, l’amicizia e la pace tra tutti i popoli, le culture e le religioni”.

Per raggiungere “un dialogo sincero e fiducioso tra ebrei e cristiani”, il Papa ha proposto di perseguire due obiettivi: “giungere ad un’interpretazione condivisa di questioni storiche ancora discusse e, soprattutto, fare passi avanti nella valutazione, dal punto di vista teologico, del rapporto tra ebraismo e cristianesimo”.

“Questo dialogo, se vuole essere sincero, non deve passare sotto silenzio le differenze esistenti o minimizzarle: anche nelle cose che, a causa della nostra intima convinzione di fede, ci distinguono gli uni dagli altri, anzi proprio in esse, dobbiamo rispettarci a vicenda”, ha spiegato.

Il Vescovo di Roma ha infine proposto a cristiani ed ebrei di collaborare per “la difesa e la promozione dei diritti dell’uomo e della sacralità della vita umana, per i valori della famiglia, per la giustizia sociale e per la pace nel mondo”.

Il Decalogo, ha concluso, “è per noi patrimonio e impegno comune”.

All’incontro hanno preso parte circa 500 persone, fra le quali 40 rabbini delle 80 comunità ebraiche presenti in Germania. Al termine dell’incontro il Papa ha ricevuto in dono un esemplare di ottima fattura di un corno Schofar, utilizzato dagli ebrei nelle funzioni liturgiche, consegnando un fac-simile del “Codex Vaticanus”.

Prima di visitare la Sinagoga, il Santo Padre aveva fatto una visita di cortesia al Presidente della Repubblica Federale di Germania, Horst Köhler, nella “Villa Hammerschmidt” di Bonn.