Cancellazione del debito e maggiori aiuti basteranno a far sviluppare l’Africa?

Intervista al Presidente del ramo italiano del Banco Santander Central Hispano

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ROMA, lunedì, 4 luglio 2005 (ZENIT.org).- Tony Blair e George Bush hanno proposto la cancellazione del debito per i Paesi africani. Vladimir Putin, Jacques Chiraq e Gerhard Schröder propongono di destinare lo 0,7 per cento del Prodotto Interno Lordo (PIL) ai Paesi poveri dell’Africa. Ma basteranno queste misure tecniche per liberare milioni di persone dal sottosviluppo?

E’ una domanda che ZENIT ha rivolto a Ettore Gotti Tedeschi, Presidente per l’Italia del Banco Santander Central Hispano – la prima Banca di Spagna nonché una delle maggiori d’Europa -, Consigliere d’amministrazione del Sanpaolo IMI – unica banca italiana quotata a Wall Street – e della Cassa Depositi e Prestiti – la Banca del governo italiano -, e infine professore all’Università Cattolica di Milano. Di recente ha anche pubblicato un libro dal titolo: “Denaro e Paradiso. L’economia globale e il mondo cattolico”. (Piemme, Casale Monferrato, 2004, pp. 144, euro 12,50) .

Come valuta la cancellazione del debito di 18 Paesi poveri africani e dell’America da parte dei membri del G8?

Gotti Tedeschi: Così come l’ho letta la trovo irrilevante e forse persino imprudente. E’ irrilevante, da un punto di vista pratico, perché questo debito non lo avrebbero mai pagato. E’ irrilevante anche da un punto di vista programmatico perché a questi Paesi poveri, uno per uno distintamente, sono necessari investimenti finalizzati su progetti, che possono esser fatti e gestiti solo da imprenditori privati, con partner locali se possibile, ma devono vedere forti coinvestimenti da parte dei Governi (del G8) che devono anche, secondo i casi, garantire, parzialmente l’investimento del privato.

Ora questi investimenti, per poter esser fatti, necessitano, da parte dei Governi, fondi disponibili adeguati e non solo simbolici, e da parte dei privati, fiducia nella realizzazione profittevole dei progetti stessi. I Governi del G8-Europa hanno fondi adeguati disponibili? Se la sentono di far crescere dello 0.7% del Pil il loro deficit? I privati investitori dopo la cancellazione del debito aumenteranno la fiducia?

Se mi permetto di dire che ho dubbi sulle risposte a queste domande rischio di apparire troppo pessimista?

Gotti Tedeschi: Ho trovato anche un po’ imprudente, anche se dal punto di vista immagine, molto corretta, la cancellazione del debito. Questa cancellazione decreta il fallimento delle politiche economiche dei Paesi poveri africani, decreta la maggior complessità necessaria per aiutarli, il maggior rischio, il maggior bisogno di capitali e progetti. Era meglio far finta di nulla e allungarli a, che so, 1.000 anni simbolici, ma la cancellazione (di un debito che non sarebbe mai stato pagato) suona come un atto caritatevole un po’ penoso.

Ciò che andava e andrebbe fatto è metterli in condizione di pagarli i debiti, anche a 1.000 anni , aiutando a creare ricchezza necessaria per la propria sopravvivenza ma anche per la propria dignità di esseri umani che non vogliono sentirsi incapaci e falliti meritevoli solo di beneficenza, a fondo perduto.

Dal 6 all’8 luglio si terrà a Gleneagles in Scozia il Vertice del G8, , quali secondo lei i problemi economici più importanti da affrontare e risolvere?

Gotti Tedeschi: Mi chiedo: i Paesi del G8 possono affrontare la sfida del vero (consistente: 0.7% Pil) aiuto all’Africa? In cambio di che? Politiche di blocco delle nascite? Come? Quale ruolo del privato che necessariamente vuole fare profitto? Spero invece che i membri del G8 non si lascino influenzare dai concerti rock e dalle dichiarazioni di disprezzo nei confronti di chi opera nel mondo finanziario e industriale.

Il consenso avuto dai concerti rock in favore dell’Africa non mi convince. L’opinione pubblica è influenzata da questi eventi, sì, ma l’opinione pubblica è un’arma a doppio taglio, poi potrebbe venir influenzata, sempre con i concerti rock, anche nel decidere come destinare gli aiuti e a che condizioni. Questi concerti sono potenziali strumenti di potere, dopo il concerto appaiono i “no global” che spiegano “come” aiutare l’Africa. Ma gli organismi internazionali hanno bisogno dei concerti per operare?

Ascoltino invece, i membri del G8, i suggerimenti del Papa Benedetto XVI, che dimostra di essere lo “statista” più concreto, invitando a decidere misure concrete per aiutare l’Africa, riferendosi alla distribuzione equa dei beni della terra. Per distribuirli questi beni bisogna prima farli fruttare, cioè bisogna “dissodare, seminare, irrigare e raccogliere …”.

La scelta Europea di tenere l’euro a valori molto alti (1,22 sul dollaro) si sta rivelando un disastro per le attività manifatturiere e per il mondo del lavoro continentale. Cosa dovrebbe fare l’Europa per tornare competitiva nelle esportazioni?

Gotti Tedeschi: E’ una scelta europea tenere alto il valore dell’euro sul dollaro? Non sono sicuro, se lo fosse sarebbe una scelta piuttosto “discutibile”, per usare un eufemismo, potrebbe esser invece il contrario. Come tornare ad essere competitivi nelle esportazioni merita invece una considerazione più articolata. Anzitutto l’Europa è fatta da Paesi con diverso grado di vocazione all’esportazione, più alta l’Italia, più bassa la Francia, per esempio, perciò diversa sensibilità al problema. In Italia una diminuzione dell’Export del 10% genera una diminuzione della crescita del 2% e un aumento della disoccupazione pari al 5%. Per tornare ad esportare di più sono disponibili varie opzioni.

La più semplice e complessa da far accettare, è la svalutazione dell’euro, che non troverebbe tutti d’accordo, ed è un’arma a doppio taglio perché l’Italia è anche fortissima importatrice di prodotti energetici pagati in dollari. La scelta più complessa e strategica, piuttosto che tattica, è quella di diventare più competitivi. Per diventarlo, si devono acquisire le adeguate posizioni di costo e leadership per ogni segmento di mercato- prodotto che si vuole servire.

Ora nel mondo globale che è stato tanto invocato, in questa Europa economica unita, che è stata tanto esaltata quale panacea di tutti i nostri mali, un presupposto fondamentale è stato la libertà di circolazione delle merci e degli scambi al fine di farne beneficiare la concorrenza e soprattutto il consumatore che avrebbe avuto tutto al minor prezzo. Ora invece si invoca, non tanto l’incentivazione ad esser più competitivi, bensì il protezionismo di settori economici che si sentono attaccati dalle importazioni.

Ma proteggere questi settori che si sentono vulnerabili significa penalizzare invece i consumatori che potrebbero, grazie alle importazioni – di scarpe per esempio, a basso costo e pari qualità – beneficiarne, farne beneficiare il proprio potere d’acquisto, “modificato” dall’euro. Non solo, ne potrebbe beneficiare persino l’inflazione, che ormai non si sa più neppure cosa sia, se sia l’arabe fenice, se esista ancora, se sia bene o male, se sia combattuta o sostenuta.

Per tornare competitiva l’Italia si dovrebbe decidere anzitutto cosa vogliamo dall’Italia in Europa, vogliamo che diventi una specie di regione Toscana dell’Europa (quando Francia e Germania diverranno Piemonte e Lombardo-Veneto) o vogliamo addirittura fonderla con la Francia per rafforzare la stessa? E cosa vogliamo dagli italiani, usare il loro risparmio per finanziare le privatizzazioni e sostenere le liberalizzazioni? Chi lo decide?

Cosa dovrebbe fare, allora, l’Italia per uscire dalla situazione di stallo economico in cui si trova?

Gotti Tedeschi: Lo dirò molto sinteticamente, altrimenti avrei bisogno di una versione di ZENIT dedicata solo a me. Con tre formule semplici: riavviare i consumi, rafforzare le piccole e medie Imprese e il sistema finanziario. Bisognerebbe quindi risolver
e il problema del risparmio penalizzato degli italiani, remunerarlo sopra l’inflazione e avviare così maggiore fiducia che si tradurrebbe in maggiori consumi.

Sostenere i vantaggi delle 6.000 Imprese piccole e medie, vera struttura ormai della nostra economia, che cresce e crea occupazione. Sviluppare una strategia di trasferimento tecnologico e di partnership con imprese ricche di tecnologia (americane o tedesche). Consolidare l’azionariato delle banche italiane anche con soci industriali stranieri scelti e non subiti.

In un incontro svoltosi recentemente a Roma, lei ha sostenuto che i valori cristiani garantiscono le virtù ed il successo dell’economia liberale. Può spiegarci il perchè?

Gotti Tedeschi: I valori cristiani garantiscono meglio il successo dell’economia di mercato per varie ragioni. Primo perchè l’economia di mercato è naturale per i valori cristiani, garantendo la libertà responsabile e la crescita individuale dell’uomo. Secondo, perché distinguendo fini e mezzi riduce l’errore dello sfrenato egoismo di alcuni, dando così un senso ai risultati ed al successo economico facendoli diventare mezzi per il bene comune. Terzo, perché i valori della fede cattolica vedono nell’uomo il vero e più grande capitale da valorizzare, la maggiore risorsa da esaltare.

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ZENIT Staff

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