NUOVA DELHI, mercoledì, 7 luglio 2004 (ZENIT.org).- I vescovi indiani hanno espresso il loro apprezzamento per il programma del nuovo Governo del Paese (“Common Minimum Programme”) ed hanno assicurato la collaborazione della Chiesa cattolica per realizzare politiche innovatrici e socialmente produttive.

E’ questo il contenuto delle parole pronunciate dal cardinal Telesphore Toppo, Presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici dell’India (CBCI), il 26 giugno scorso durante l’incontro con il nuovo Primo Ministro Manmohan Singh e la Presidentessa del Partito del Congresso, Sonia Gandhi, vincitrice delle elezioni politiche del maggio scorso, nelle quali è stato inaspettatamente sconfitto il partito nazionalista indù “Bharatiya Janata Party” (BJP).

Il porporato ha guidato una delegazione composta anche da monsignor Percival Fernández – segretario generale dell’episcopato indiano -, padre Donald De Souza – vicesegretario – e padre Babu Joseph – portavoce.

Il programma del Governo mira a “portare giustizia sociale, prosperità economica e armonia culturale nel Paese”, ha riconosciuto l’episcopato in una nota firmata da monsignor Fernández, vescovo ausiliare di Bombay.

Per i prelati indiani, le misure procedono in una direzione positiva, dato che “esiste una forte domanda da parte del nostro popolo di ottenere maggiore coesione sociale, progresso economico e buon governo”.

Consapevoli del fatto che un numero elevatissimo di cittadini ha grandi problemi economici, nonostante i tentativi del Governo e di altre organizzazioni per alleviare questa situazione, i vescovi mettono in guardia sul fatto che “c’è ancora molta strada da percorrere prima di poter affermare che la nostra società sia stata liberata da questi mali”.

“Crediamo fermamente che il nostro Paese potrà raggiungere un progresso autentico e duraturo solo quando a tutti i settori della società sarà offerta la dovuta partecipazione a tutti i livelli del Governo”, hanno affermato i prelati.

“Trascurare qualsiasi frangia sociale vuol dire creare un malcontento che si potrà manifestare in molti modi”.

“I ‘dalit’ e altre comunità minoritarie in India hanno sempre ricoperto un ruolo importante nella costruzione della Nazione – si legge nella nota dell’episcopato -, ma non sempre è stato concesso loro un pieno senso di appartenenza alla grande realtà indiana”.

“Esiste ancora una forte discriminazione, che ha causato inquietudine in questi settori della società”.

Per questo, i prelati auspicano che “il nuovo Governo compia sforzi importanti per restituire fiducia a chi è stato vittima di strutture sociali ed ideologie malsane”.

Il Primo Ministro Singh ha riconosciuto il grande contributo che la comunità cattolica offre alla società indiana nel campo dell’educazione e dei servizi sociali, soprattutto “per quelle fasce della società alle quali non molti altri si dedicano”, secondo quanto citato da “Fides” (1° luglio 2004).

“Questo ha meritato alla Cristianità una identità distintiva in questo paese”, ha sottolineato Singh confermando di voler creare un’atmosfera di armonia sociale e di progresso economico che porterà benefici per tutti.

Il Primo Ministro ha anche assicurato che con il suo Governo “gli episodi di violenza contro i cristiani saranno un ricordo del passato”.

I prelati hanno promesso di pregare per i due leader politici, apprezzando il loro sforzo sincero di portare l’India ad una nuova situazione di progresso e di prosperità in uno spirito di autentica libertà religiosa, che significa il rispetto delle diversità e la pacifica convivenza nelle differenze.

Dopo la sua nomina, il nuovo Primo Ministro indiano ha segnalato come priorità del suo Governo la promozione dell’armonia sociale e il rifiuto di qualsiasi fondamentalismo, l’aumento del benessere dei contadini e la creazione delle stesse opportunità educative e professionali per gli “intoccabili” e i “senza casta”.

Dal canto suo, Arjun Singh, Ministro per lo Sviluppo delle Risorse Umane, ha già annunciato cambiamenti rispetto al precedente Governo del BJP nel sistema culturale ed educativo, i cui libri scolastici sono legati spesso ad un’ideologia induista.