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Una legge che non riguardi il testamento biologico

ROMA, lunedì, 29 settembre 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito per la rubrica di Bioetica il commento di Carlo Casini, già magistrato di Cassazione e membro del Comitato Nazionale per la Bioetica, nonché Presidente del Movimento per la Vita italiano.

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Nel libro “Testamento biologico, quale autodeterminazione?” insieme agli altri coautori (Marina Casini e Maria Luisa di Pietro) espressi un giudizio nettamente negativo sulla ipotesi di una legge a favore del “testamento biologico”. In effetti, se viene attribuito valore vincolante all’eventuale rifiuto di terapie salvavita, il relativo documento, quale che sia il nome attribuitogli,  implica l’incrinatura dei principi di indisponibilità della vita umana e, dunque, l’accettazione dell’eutanasia. Ma anche se viene esclusa la vincolatività, se, cioè, in ultima analisi il medico resta libero d’agire in scienza e coscienza di fronte al malato divenuto incapace di intendere e di volere, una legge che introduca il “testamento biologico” mi parve pericolosa. Infatti è vero che se non hanno carattere obbligatorio le dichiarazioni anticipate sembrano innocue, ma in realtà nel contesto politico e culturale attuale, formalizzate in una legge, potrebbero essere utilizzate in funzione propagandistica per rafforzare le tendenze eutanasiche. D’altronde il libro fu pubblicato nell’agosto 2007, quando un eventuale dibattito parlamentare dava poca speranza di un esito che confermasse senza equivoci la indisponibilità della vita. Era dunque pericoloso favorirne l’avvio.

Oggi, peraltro, si chiede con sempre maggiore insistenza una legge sul “Testamento biologico” anche da parte di alcuni che fino a pochi mesi fa non ne volevano neppure sentire parlare. Quanto meno è diffusa una incertezza. Che cosa è accaduto di nuovo? Da un lato si osserva che con l’inizio della XVI legislatura la maggioranza parlamentare dovrebbe resistere meglio alle tendenze eutanasiche, dall’altro si ritiene che soltanto una legge può evitare che Eluana Englaro sia fatta morire per “fame e per sete”. Il caso di Eluana è esploso nel luglio 2008, quando un decreto della Corte d’Appello di Milano, in attuazione di una precedente sentenza della Corte di Cassazione, ha autorizzato la rimozione del sondino naso-gastrico attraverso il quale la giovane donna riceve cibo e acqua. Questa conclusione di una lunghissima vicenda giudiziaria, nella quale sono intervenute ben nove decisioni (per sette volte i giudici avevano impedito la morte di Eluana), ha commosso l’opinione pubblica. Giuliano Ferrara ha promosso una protesta popolare con il gesto di collocare bottiglie d’acqua sul sagrato del Duomo di Milano; il Movimento per la vita ha presentato un esposto alla Procura generale di Milano affinché venisse promosso un nuovo ricorso alla Cassazione per bloccare l’esecutività del precedente decreto; il Senato e la Camera hanno chiesto alla Corte Costituzionale di pronunciarsi su un asserito “conflitto di attribuzioni”, annullando le ultime decisioni giudiziarie sul presupposto che i giudici abbiano invaso un campo riservato al legislatore.

Intanto Beppino Englaro, padre e tutore di Eluana, continua a cercare un presidio sanitario dove la figlia sia lasciata morire. In questa situazione – si dice – per salvare con sicurezza Eluana, c’è bisogno di una legge. Infatti, le strade giudiziarie aperte – ricorso alla Cassazione e conflitto di attribuzione – sono di esito incerto e quand’anche portassero all’annullamento della sentenza e del decreto che ha autorizzato la morte di Eluana, con ogni probabilità solleciterebbero con accresciuta intensità l’intervento del legislatore. Sono anch’io d’accordo che soltanto una legge può dare sicurezza di vita ad Eluana, ma sono altrettanto convinto della impossibilità pratica di discutere in Parlamento su Eluana senza affrontare alla radice il tema del “Testamento biologico”, con tutti i rischi che questo comporta.

Per evitare equivoci e inganni bisogna preliminarmente chiedersi: vogliamo una legge per Eluana, cioè una legge che contrasti quanto stabilito ultimamente dai giudici, oppure una legge contro Eluana, che cioè, recepisce e dà valore generale ai principi fissati dalla Cassazione? Ci potrebbero essere anche soluzioni intermedie: per esempio quelle che, escludendo la natura medica del sondino naso-gastrico e quindi sottraendo la sua applicazione e rimozione all’asserito potere del paziente di rifiutare le cure, evita la morte di Eluana, ma contemporaneamente riconosce il potere di rifiutare le cure con un atto di volontà astratta, precedente al concreto insorgere della malattia. In tal caso la salvezza di Eluana avrebbe un costo altissimo, quello di mettere in pericolo la vita di molti altri malati. Se dunque bisogna arrivare ad una legge, occorre usare una grande intelligenza e una grande determinazione.

Intanto, dopo aver letto e riletto le due lunghe decisioni giudiziarie che hanno sostanzialmente “condannato a morte” Eluana, mi limiterei ad indicare quello che minaccia di più la vita di Eluana: a) l’idea che l’alimentazione e la idratazione siano un trattamento terapeutico; b) la discriminazione tra vite degne di vivere e vite non degne di vivere; c) l’idea che il potere di rifiutare le cure comprenda anche il diritto alla scelta di morire. E’ indispensabile che in un dibattito parlamentare per ottenere una legge si affrontino e si risolvano correttamente tutti questi tre punti affinché sia salvata non solo Eluana, ma anche quanti si trovano in condizioni identiche o simili alle sue. In definitiva, potenzialmente, tutti noi. Insomma, se una legge s’ha da fare, che essa non riguardi il “testamento biologico”, ma l’assistenza ai malati terminali e ai portatori degli handicap più gravi: quelli della coscienza e della mente.

Per approfondire ulteriormente il tema consigliamo la lettura del servizio “Una legge per chi?” pubblicato su “Si alla Vita” numero 9, settembre 2008, (siallavita@mpv.org); il saggio “Testamento biologico e obiezione di coscienza” scritto da Marina Casini, Maria Luisa di Pietro, Carlo Casini e pubblicato su “Medicina e Morale” n.3, 2007, pag. 473-490. Degli stessi autori il libro “Testamento biologico? Quale autodeterminazione?” (Società editrice Fiorentina, Firenze 2007).

[I lettori sono invitati a porre domande sui differenti temi di bioetica scrivendo all’indirizzo: bioetica@zenit.org. I diversi esperti che collaborano con ZENIT provvederanno a rispondere ai temi che verranno sollevati. Si prega di indicare il nome, le iniziali del cognome e la città di provenienza]

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