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Un incontro poetico a Santa Maria dell’Orto

Presentata presso l’antica Chiesa romana l’antologia “Le ragioni del macigno”, che raccoglie l’opera in versi dell’architetto Rosario Giuffrè

 

Una rara suggestione. Può definirsi così la particolare atmosfera che ha fatto da cornice, il 30 settembre scorso, alla presentazione del libro Le ragioni del macigno (sottotitolo: Il tavolo della poesia, Editrice dei Merangoli), opera prima in versi di Rosario Giuffrè, architetto eminente, impegnato da molti anni nella valorizzazione del patrimonio culturale della Chiesa.

Una suggestione cui hanno contribuito lo splendido scenario architettonico dell’antica Chiesa di Santa Maria dell’Orto, ubicata nel rione romano di Trastevere, e la sapiente fusione di arti diverse, grazie all’apporto dell’attore Maximilian Nisi che ha dato voce alle poesie di Giuffrè, e della violoncellista Alessia Marcato che ha interpretato la colonna sonora dell’evento.

Dopo il saluto del Camerlengo dell’Arciconfraternita di Santa Maria dell’Orto e della giornalista Annamaria Barbato Ricci, già capo ufficio stampa alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e membro dello staff di Presidenza dell’UNICEF, ha preso la parola l’architetto Williams Troiano, in rappresentanza dell’Editrice dei Merangoli, che ha illustrato il percorso realizzativo del libro al numeroso pubblico presente nella Chiesa.

Un’amicizia, quella tra Rosario Giuffrè e Williams Troiano, che ha avuto origine nel corso del comune impegno per i lavori di restauro della Chiesa di Santa Maria dell’Orto, la cui alta sorveglianza era affidata proprio a Giuffrè.

Troiano ha poi dato lettura del messaggio pervenuto da Stefano Calabrese, docente di semiotica presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, autore dell’introduzione al volume.

Impossibilitato ad essere presente a causa di sopravvenuti impegni accademici, il prof. Calabrese ha voluto comunque testimoniare “la consolidata stima intellettuale, etica e professionale” nei confronti di Rosario Giuffrè, mettendo in evidenza ciò che l’ha colpito nei suoi testi: “il fatto che il Giuffrè che parla di architettura e il Giuffrè poeta inverino gli stessi principi di ordine, stabilità, empatia, che oggi stiamo scoprendo essere alla base della nostra vita”.

Annamaria Barbato Ricci, coordinatrice dell’incontro, ha dato quindi la parola a Massimo Nardi, giornalista di ZENIT e autore della postfazione al volume, che ha illustrato il filo conduttore dell’opera di Giuffrè, citando anche le riflessioni critiche del prof. Calabrese.

Dall’intervento di Massimo Nardi riportiamo alcuni estratti, utili a comprendere l’itinerario creativo di Giuffrè, esperto di sviluppo sostenibile e professore emerito universitario, già rettore reggente dell’Università di Reggio Calabria ed attualmente membro della Commissione Diocesana per l’Arte Sacra e i Beni Culturali presso il Vicariato di Roma.

Fin dalla sua tesi sperimentale di laurea all’Università di Roma, discussa con il grande architetto Ludovico Quaroni e dedicata alla citta di Ravenna, Rosario Giuffrè ha manifestato un particolare interesse per il binomio fra architettura e bellezza, rivelando già allora un’inclinazione per la poesia. Radici intellettuali e sentimentali che possono simbolicamente rintracciarsi nel titolo dell’opera: Le ragioni del macigno richiama la solidità e l’equilibrio delle forme architettoniche, Il tavolo della poesia suggerisce l’armonia e la musicalità delle forme letterarie.

Il libro raccoglie poesie che l’autore ha composto tra il 1992 e il 2015 nelle città in cui ha soggiornato o vissuto: Reggio Calabria, Roma, Parigi, Siviglia. Un lungo arco temporale che comprende l’intero periodo della maturità avanzata. Un periodo che si è rivelato storicamente assai proficuo per l’espressione creativa. Basti pensare ad artisti come Goya, Picasso, Monet, Tiziano, Renoir, o, per restare nel campo dell’architettura, al grande architetto Oscar Niemeyer, che fu attivo fino all’età di 105 anni.

Grazie al suo impegno professionale nell’ambito del patrimonio architettonico della Santa Sede, Giuffrè ha potuto assimilare per lunghi anni un’osmosi di bellezza che ha inevitabilmente plasmato il substrato della sua percezione. Fino al momento in cui la via pulchritudinis ha finito per sublimarsi in una dimensione astratta, indipendente da ogni supporto materiale. La poesia, appunto. L’arte “inutile” di cui parla Montale…

Il percorso intellettuale di Giuffrè rappresenta un processo complesso con una stratificazione di aspetti e una serie di interconnessioni che vanno considerati in modo congiunto per cogliere appieno il senso della sua personalità poetica.

In questo percorso ha svolto (e svolge) un ruolo centrale la sua religiosità profonda, di cui la poesia costituisce un’espressione intima e spontanea. La grande poetessa Maria Luisa Spaziani, del resto, l’aveva teorizzato: “La poesia svolge un ruolo analogo a quello della preghiera: un momento di solitudine con se stessi, con lo sguardo proiettato oltre la quotidianità…”.

Ma la religiosità di Rosario Giuffrè non è un sentimento che si esprime soltanto nell’intimo della preghiera, è un sentimento che scende nel vivo dei rapporti umani, interpretati con tenerezza e tolleranza nella direzione che Papa Francesco ha sintetizzato nel bellissimo motto della “cultura dell’incontro”.

L’arte letteraria ben esprime il senso dell’impegno civile e morale del poeta: una dimensione di cristiana sensibilità e intelligenza, dove la poesia si fa ansia di verità e strumento di rigenerazione spirituale.

La poesia, e l’arte in genere, hanno una capacità talora preveggente nel captare lo “spirito del tempo”. Oggi l’humus culturale in cui il poeta si trova ad operare è una condizione di crisi sul piano esistenziale, scientifico e sociale. Eppure, anche in questo sconvolgimento, rimangono intatti il senso e la ricerca della bellezza, che sono qualcosa di connaturato all’uomo.

Il prof. Stefano Calabrese cita uno studioso indiano: il bio-neurologo Vilayanur Ramachandran secondo il quale l’arte e, più in generale, l’attività di produzione estetica comportano alcuni requisiti permanenti che rispondono alle caratteristiche funzionali del cervello. Il poeta Rosario Giuffrè, afferma con originale intuizione il prof. Calabrese, ricorre con maestria ai principi neuro-estetici.

A conclusione dell’incontro, Rosario Giuffrè, dopo i ringraziamenti rivolti al pubblico e ai relatori, ha voluto leggere lui stesso una poesia, tratta dal prestigioso volume Le ragioni del macigno (oltre cento componimenti più una serie di schizzi, disegni e immagini vergati a mano). Un poesia intitolata La voce che, nella sua intensa emotività tra afflato spirituale e dramma contemporaneo, si rivela particolarmente emblematica della produzione creativa dell’autore.

LA VOCE

Dov’è?

il soffio

piegava onde

di verde filiforme

di giallo Napoli

un fiorire

rosso di papaveri,

dov’è?

l’ombra chiedeva

negata

giunta senza

vela sul mare

amico già

nemico ora,

dov’è

tuo fratello?

già

dove giace

chiede

vox clamantis in deserto

frustra.

Già dov’è

mio Signore

il fratello noto

a Te

a me sconosciuto?

Dov’è

mio fratello

Signore, dimmi

che non vedo,

non so sentire?

Dov’è dunque

mio fratello in Te,

apri il mare

ti prego per l’esodo

nuovo.

Non sono Mosè

però,

tuttavia.

 

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