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Termina la fase diocesana del processo di beatificazione di Igino Giordani

Chiara Lubich lo considerava “cofondatore” dei Focolari

ROMA, lunedì, 28 settembre 2009 (ZENIT.org).- Si è conclusa ufficialmente la fase diocesana del processo di beatificazione di Igino Giordani, uno dei primi membri del Movimento dei Focolari. La causa proseguirà ora in sede vaticana.

Monsignor Raffaello Martinelli, Vescovo di Frascati, ha definito la causa di Giordani “una pietra miliare per la Chiesa, il Movimento dei Focolari e per la Diocesi”, ricordando come la fondatrice del Movimento Chiara Lubich chiamasse Igino “Foco” “perché era pieno dello spirito di Dio che lo spronava ad essere ovunque testimone”.

Igino Giordani incontrò i Focolari cinque anni dopo la nascita del Movimento, quando nel 1948 – a 54 anni – conobbe Chiara Lubich, all’epoca neanche trentenne.

Giordani, ricorda il Movimento in un comunicato inviato a ZENIT, rappresentava per la Lubich “l’umanità”, quell’umanità “dilaniata dalle guerre, sconvolta dalle divisioni mondiali, angosciata dal materialismo, che assetata di comunione e fraternità urla il bisogno di unità”.

Per la fondatrice dei Focolari, Giordani aveva “una speciale grazia” per comprendere “la novità e ampiezza del carisma di unità donatole da Dio e di quello che poteva significare nella storia della famiglia umana”.

Per questo motivo, lo considerava “il seme di tutte le vocazioni laicali” che si erano poi sviluppare nel Movimento, riconoscendolo come “cofondatore”.

In un articolo pubblicato su “L’Osservatore Romano”, Maria Voce ha ricordato che Igino Giordani era un “uomo delle beatitudini”, come lo chamò la Lubich all’apertura della causa di beatificazione, nel 2004.

Giordani, ha aggiunto il presidente dei Focolari, era “‘segno di contraddizione’, come egli stesso, in un suo celebre libro del 1933, auspica sia ogni cristiano partecipe della storia”, e come segno di contraddizione viveva “l’impegno politico e parlamentare, quale servizio disinteressato alla comunità, spinto dall’amore per le genti e per la pace pagando non di rado di persona”.

“Oggi che il Papa ha rivelato l’urgenza di una nuova generazione di politici retti e ispirati ai principi morali, possiamo annoverare Giordani fra i testimoni autentici di una politica estranea dai giochi di potere, affrancata dai privilegi della casta; piuttosto, ‘castamente’ vissuta per il bene comune e l’edificazione di una società cristiana, puntellata dai valori della fraternità e della giustizia”, ha osservato.

Allo stesso modo, Giordani è stato anche “un precursore del dialogo ecumenico, anticipato fin dagli anni Venti”.

“Egli riscopriva i cristiani delle altre Chiese come fratelli, distinguendo tra l’errore da respingere e gli erranti da amare, e proponendo di puntare più su quanto unisce che su ciò che divide”, ha commentato la Voce.

Nell’incontro con Chiara Lubich nel 1948, ha proseguito la Voce, Giordani “comprende che la sua ricerca è finalmente giunta a un approdo sicuro”.

“Affascinato dalla radicalità evangelica della nuova spiritualità da lei annunziata e vissuta, vi scorge la possibile realizzazione del sogno dei padri della Chiesa: spalancare le porte dei monasteri perché la santità non sia privilegio di pochi, ma fenomeno di massa nel popolo cristiano, aperto anche ai laici, anche agli sposati”.

“Giordani diviene strumento provvidenziale affinché Chiara possa aprire la strada della donazione totale a Dio a una schiera di coniugati in tutto il mondo; possa aprire la via dell’amore evangelico radicale a persone di ogni età, categoria sociale e cultura”.

Il messaggio che Igino Giordani lascia al mondo oggi è vivere una “misura alta della vita cristiana” in ogni ambito della propria vita quotidiana.

“Il santo moderno – scriveva – spesso non è legato più al convento: non si chiude, ma esce, circola per il mondo, ha contatto con gli uomini. Se li ama in Dio, se in tutto fa la volontà di Dio, se l’amore purifica d’attimo in attimo la sua anima”, “è vincolato da un legame che sostituisce ed eguaglia la clausura: e cioè l’amore”. “Per l’amore, è sempre nell’orbita del sacro”.

“Questa ‘orbita del sacro’ non è solo una splendida metafora del linguaggio di Giordani, ma la conclusione della sua ascesa verso Dio, condotta durante l’intera sua vita immersa nell’umanità, ‘con-crocifissa’, assumendone lotte, drammi e aspirazioni – ha concluso la Voce -. E l’approdo finale si rivela nell’ultimo pensiero che scrive, nel 1980, prima di partire per il cielo: ‘Per me vivere è Cristo’. Il respiro è lo Spirito Santo”.

Per ulteriori informazioni, www.iginogiordani.org.

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