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Paese Reale

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Sulle unioni civili è scontro tra élite e “Paese reale”

Una petizione di cittadini comuni risponde a un appello sottoscritto da vip a favore della Cirinnà, perché “le leggi si fanno per il bene del popolo, non delle élite”. Vicino però l’accordo nella maggioranza

Impiegati, liberi professionisti, insegnanti, medici, pensionati, ma anche studenti, operai, sacerdoti, disoccupati, casalinghe, mamme. Sono loro che rappresentano il cosiddetto Paese reale. Oltre 600 tra queste persone “normali” hanno sottoscritto un appello che esprime l’intimo sentire dell’Italia, che contrasta con quanto veicolano i media di massa e con le istanze di alcune rumorose ed evidentemente influenti minoranze. È un sentire fermamente ancorato alle figure di una mamma, di un papà e dei loro figli quale unica rappresentazione della famiglia, cellula fondante della società.

Su un sito, che si chiama appunto Paese Reale, questa moltitudine di italiani ha voluto rispondere a un appello di tutt’altro segno diffuso dai maggiori organi d’informazione qualche giorno fa, quando ancora l’accordo di Governo sulle unioni civili non era stato raggiunto. Attori, scrittori, cantanti, presentatori tv, riunendosi in una sorta di network dell’intellighenzia del “pensiero dominante”, avevano chiesto attraverso una petizione ai parlamentari di approvare il ddl Cirinnà “così com’è”, ossia con le equiparazioni al matrimonio e con l’adozione dei bambini per le coppie omosessuali.

In una lettera infarcita dei cadenzati mantra del tipo “lotta all’omofobia”, “diritti fondamentali”, “occasione per l’Italia di unirsi al resto d’Europa”, questi vip pensavano di poter spendere la loro notorietà, oltre che per ingraziarsi le lobby lgbt, anche per influenzare le decisioni del Senato.

Qualcuno ha visto in filigrana le impronte di un messaggio fuorviante, teso a offrire all’opinione pubblica un’immagine dei sostenitori del ddl Cirinnà ingrandita sotto la lente della rinomanza. Ecco allora che questo qualcuno si è posto la seguente domanda: “Perché la firma di persone ricche, famose e potenti dovrebbe valere più di quella delle persone comuni?”.

Di qui la scelta di creare la piattaforma Paese Reale, che sulla propria pagina principale recita: “L’elenco dei cosiddetti vip che chiedono la legge sulle unioni civili dimostra una sola cosa: che questo provvedimento è voluto dalle solite potentissime lobby. Ma le leggi si fanno per il bene del popolo, non delle élite”. Quel popolo che ci sta mettendo la faccia, non solo scendendo in strada come accaduto di recente al Circo Massimo, ma anche dando la propria testimonianza su internet. E così “ai 400 Very Important People noi rispondiamo con i tantissimi Very Normal People che questa legge non la vogliono perché distrugge la famiglia”.

Gli autori e i firmatari dell’iniziativa si definiscono “persone con una faticosa e insieme meravigliosa routine quotidiana”, che non avranno mai una “copertina sui rotocalchi”. Con un chiaro riferimento ai celebri firmatari della petizione di segno opposto, essi dicono di sé stessi: “Non dirigiamo testate giornalistiche importanti, non andiamo a cantare al Festival di Sanremo, tra noi non c’è il primo ballerino della Scala, o lo chef più famoso della tv, tra noi non ci sono i cantanti che riempiono i palazzetti, non ci sono gli intellettuali che stendono colate di piombo sui quotidiani, non ci sono direttori dei giornali femminili o di testate Rai”.

Piuttosto, gli oppositori a una legge sulle unioni civili sono persone abituate a fare i conti con i problemi di tutti i giorni: dal lavoro ai figli, dall’assistenza ai genitori anziani alla sveglia presto di mattina, passando per gli esami universitari e i prezzi dei prodotti al supermercato. Un popolo, quello delle persone “normali”, che fa appello alla coscienza dei parlamentari, “affinché vi chiediate – scrivono – se questa legge è davvero per il Bene comune o se è una strada che state percorrendo sotto la pressione dei vip ovvero le persone ricche, famose, sedute nei posti che contano”.

Ma il “Paese reale” – aggiungono – è un altro, e chiede di ritirare questa legge, “per fedeltà alla realtà stessa e alla Repubblica che in nome del popolo italiano in Parlamento siete chiamati a servire”. Intanto però, la maggioranza di Governo sembra aver trovato un accordo sull’emendamento che aprirà la strada all’approvazione delle unioni civili. Anche loro, evidentemente, non fanno parte del “Paese reale”.

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