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Destroyed buildings in Homs

ACN

Siria: l’impegno della Chiesa per rifornire d’acqua Aleppo

Proseguono intanto i combattimenti che coinvolgono attori stranieri: gli Usa appoggiano i ribelli “moderati”, la Russia il Governo di Assad

In Siria c’è chi getta bombe e chi prova a rifornire di acqua popolazioni in emergenza siccità. Mentre l’amministrazione Obama annuncia di voler armare e proteggere con le armi le milizie “moderate” che combattono contro Assad, la ong “Aiutiamo la Siria” (Aiulas) raccoglie fondi per sviluppare il progetto “Acqua per Aleppo”.

Da quattro giorni la città siriana è priva d’acqua. La temperatura di 42 gradi rende oltremodo critica la situazione per i circa due milioni di abitanti. Di qui l’intervento della Chiesa mediante il progetto “Acqua per Aleppo”, diretto dal frate marista George Sabe. Grazie ai fondi raccolti da questa ong è stato possibile acquistare un furgone sul quale è stato montato un serbatoio e una pompa (già in possesso dei maristi), per rifornire di acqua le famiglie. “La nostra équipe inizia alle 6 e mezza la mattina: a ogni famiglia distribuiamo 500 litri di acqua. Ne riusciamo a raggiungere una decina al giorno”, spiega fra George ad Avvenire.

La Chiesa fornisce acqua gratuitamente, cercando così di frenare la speculazione messa in piedi da altre organizzazioni, le quali si fanno pagare 5-7 dollari per 1.000 litri d’acqua. “Il timore di tutti – aggiunge il frate marista – è che i prezzi si impennino in una spirale speculativa”. In procinto di installare serbatoi in zone strategiche di Aleppo con la ong che dirige, fra George rivolge un appello alla comunità internazionale: “Fate pressioni sulle unità armate che ci tagliano acqua ed elettricità. Fate pressioni, mentre vediamo l’acqua potabilizzata buttata nel fiume perché l’acquedotto con le condotte sbarrate ormai non riesce a contenerne più”.

Appello che sembra cadere nel vuoto, se si guarda alle dinamiche belliche che coinvolgono attori locali e internazionali. Come annunciato dalla Reuters, gli Stati Uniti non si preoccupano soltanto di combattere contro Isis e al-Qaeda, ma tornano ad avere come obiettivo anche la detronizzazione del presidente siriano Bashar al-Assad. Così si spiega la scelta, confermata da Alistair Baskey, portavoce del Consiglio di sicurezza della Casa Bianca, di combattere al fianco dei ribelli cosiddetti “moderati”. Programma, quello americano, iniziato a maggio e che prevede anche l’addestramento di 5.400 combattenti l’anno.

“Non possiamo entrare nello specifico delle regole di ingaggio – ha affermato – ma abbiamo sempre detto che avremmo preso tutte le misure necessarie per far portare a termine a queste forze la loro missione”. Che è non solo combattere i jihadisti, ma anche abbattere il regime di Damasco.

La strategia americana non coincide con quella della Russia. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, in una conferenza stampa con il suo omologo del Qatar, Adel al-Jubeir, ha affermato: “Stiamo fornendo assistenza tecnica-militare al governo siriano per aiutare a combattere la minaccia” del terrorismo, ha detto. Il titolare della diplomazia russa ha quindi proseguito: “Abbiamo tutte le ragioni di credere che senza il nostro aiuto i territori conquistati da questi gruppi terroristici sarebbero stati centinaia se non migliaia di chilometri più grandi”.

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