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Cardinal Pietro Parolin

Catholic Church England and Wales

Sinodo. Parolin conferma: “Il Papa scriverà un’Esortazione apostolica”

A margine del convegno in Gregoriana per i 50 anni della Nostra Aetate, il segretario di Stato ha parlato anche del viaggio in Africa, di Isis e relazioni diplomatiche con la Cina

Sinodo, viaggio del Papa in Africa, violenze in Medio Oriente e rapporti diplomatici tra Santa Sede e Cina. Al termine del convegno internazionale all’Università Gregoriana per i 50 anni della Nostra Aetate, il card. Pietro Parolin, segretario di Stato, si è concesso alle domande dei giornalisti discutendo di vari temi. Interpellato sull’Esortazione apostolica che Papa Francesco potrebbe promulgare dopo il Sinodo sulla famiglia appena concluso, Parolin ha confermato che c’è da aspettarsela ma ha anche detto di non conoscere i tempi in cui il documento uscirà, precisando però di non credere che “tarderà moltissimo”, in quanto “il ferro si batte finché è caldo”.

Passando poi al viaggio che Francesco effettuerà a fine novembre in Africa con tappa in Kenya, Uganda e Repubblica Centrafricana, attualmente territorio di tensioni e violenze, il segretario di Stato ha affermato con ottimismo: “Non credo che abbia paura, se ce l’avesse non ci andrebbe. E invece il Papa va dappertutto”. Al tempo stesso – ha proseguito – pur di “incoraggiare la pace” in un Paese in cui imperversa la guerra, il Pontefice “è pronto ad affrontare anche eventuali rischi”. Sottolineando ancora che “se il Papa va, ci sono anche le condizioni perché possa andare”, il premier vaticano ha aggiunto che il Pontefice trova il coraggio “nella sua fede e nel suo amore per la gente”.

A proposito di situazioni di conflitto, il cardinale, interpellato circa le violenze in Medio Oriente, ha detto di non credere che sia possibile dialogare con i terroristi dell’Isis, poiché “il dialogo si fa con chi accetta di fare il dialogo e quindi con chi entra in relazione. Evidentemente con chi non è sensibile e rifiuta il dialogo e quindi con il fondamentalismo, non credo che sia possibile dialogare. Si può offrire di dialogare ma non vedo molte possibilità che si stabilisca un dialogo”.

Dal Medio Oriente si è passati poi all’Estremo Oriente: il card. Parolin ha assicurato che tra Cina e Vaticano è in corso un dialogo che dentro le mura leonine reputano “molto positivo”. Ha inoltre confermato che una delegazione vaticana è stata nei giorni scorsi a Pechino e che non è la prima volta che ciò è avvenuto: “Questo fa parte di un certo percorso, in vista di una normalizzazione dei rapporti”.

Del resto – come ha detto nel suo intervento durante la conferenza, ricordando le parole di Giovanni Paolo II nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2004 – “la Chiesa ha sempre insegnato, insegna ancor oggi e non si stanca di ripetere: la pace è possibile, la pace è doverosa! Un dovere, quindi, s’impone a tutti gli amanti della pace, ed è quello di educare le nuove generazioni a questi ideali, per preparare un’era migliore per l’intera umanità”.

“L’educazione alla pace è oggi più urgente che mai, perché gli uomini, di fronte alle tragedie che continuano ad affliggere l’umanità, sono tentati di cedere al fatalismo, quasi che la pace sia un ideale irraggiungibile”, ha rimarcato Parolin. E “in un momento di forte preoccupazione per il moltiplicarsi di tensioni e conflitti in diverse aree del mondo – ha proseguito – è urgente promuovere una riflessione profonda e articolata sul tema dell’educazione alla pace”.

“L’affermazione di un’autentica cultura di pace non può prescindere dalle radici etiche volte all’edificazione di una comunità internazionale attenta alla convivenza tra i popoli e allo sviluppo integrale dell’essere umano”, ha evidenziato il segretario di Stato. E “la costruzione della pace è come un orizzonte sull’oceano che si staglia davanti a noi, ma si ha la sensazione che si allontani sempre. Questo ci chiama a lavorare instancabilmente per raggiungerlo”.

La riflessione si è quindi snodata sul tema della pace come affrontato nei magisteri pontifici dell’ultimo secolo. Quindi la Pacem in terris di Giovanni XIII, “piccolo trattato pedagogico sulla pace” che sia Benedetto XVI che Papa Francesco hanno invitato i cattolici “a leggere o rileggere”, perché il suo messaggio “non è espressione di un pacifismo o di un ottimismo ingenuo, ma costruisce la nozione dell’ordine sociale sul diritto naturale”. 

La Pacem in terris – ha spiegato Parolin – “denuncia già quella grave frattura tra fede e impegno temporale, che pure la Gaudium et spes invita a superare, e ne addita la causa nella lacunosa formazione cristiana, particolarmente carente per quanto riguarda la dottrina sociale della Chiesa”. “Cinquant’anni dopo – ha osservato – la lacuna formativa permane o cresce in molte regioni di antica tradizione cristiana. Di qui l’urgenza di attuare un’ampia proposta educativa, radicalmente innovativa, che sappia rispondere al diffuso bisogno di pace, coniugandolo con l’annuncio del Vangelo”.

Papa Giovanni, ha evidenziato ancora il cardinale, “si è fatto pure pioniere del dialogo interreligioso, invitando i cattolici a collaborare, sulla base del diritto naturale, con i cristiani non-cattolici, con gli appartenenti ad altre religioni e con tutti gli esseri umani nei quali è presente la luce della ragione e operante l’onestà naturale”. Dopo Roncalli, “nessun altro Papa ha scritto una nuova Enciclica sulla pace, ma tutti i suoi successori hanno offerto quasi una summa di come la Chiesa guarda ai problemi della pace sulla terra”. 

Ciò è avvenuto soprattutto attraverso i messaggi per la Giornata Mondiale della Pace, istituita da Paolo VI il 1° gennaio 1968, inizialmente “in chiave interreligiosa”. E se Paolo VI ebbe la grande intuizione della Giornata Mondiale, a Giovanni Paolo II si deve l’idea della Giornata di Assisi, convocata per la prima volta il 26 ottobre 1986, che – ha assicurato il Segretario di Stato – “ha fatto fare alla Chiesa un balzo in avanti verso le religioni non cristiane che ci apparivano vivere fino a quel momento in un altro pianeta nonostante l’insegnamento di Papa Paolo VI e del concilio Vaticano II”.

“Assisi – ha soggiunto – è il simbolo del compito della Chiesa in un mondo contraddistinto dal pluralismo religioso: professare l’unità del mistero della salvezza in Gesù Cristo”; ha permesso “a uomini e a donne di testimoniare un’esperienza autentica di Dio nel cuore delle loro religioni”. Rammentando lo spirito di quello storico evento nella città serafica, Parolin ha dunque espresso l’auspicio che “altre iniziative prese insieme dai responsabili delle differenti tradizioni religiose mondiali portino nuovi frutti di pace durante l’imminente Anno giubilare della Misericordia”.

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