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Opening session of the Synod of Bishops on the Family

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Sinodo. “Consenso” su Relazione finale. “Discernimento” caso per caso su divorziati risposati

Verso la conclusione l’assise sulla famiglia: presentata stamane la Relazione approvata all’unanimità dalla Commissione; nel pomeriggio la votazione dei 94 punti, in serata la pubblicazione

Consenso e discernimento. Con queste due parole chiave si può sintetizzare l’esito del Sinodo 2015 sulla famiglia. Consenso da parte di tutti i 270 Padri sulla Relazione finale letta integralmente in tutti i suoi 94 punti questa mattina in Aula, dopo “l’incredibile” lavoro della Commissione. Quest’ultima ha integrato le 248 osservazioni emerse ieri dopo la lettura e il dibattito sulla bozza e che – come ha spiegato padre Federico Lombardi nel briefing di oggi – è stata approvata “all’unanimità” da tutti e dieci i membri “senza riserve”.

Discernimento, come soluzione alla controversa questione dell’accesso ai sacramenti ai divorziati risposati che ha monopolizzato le discussioni di questo, come lo scorso, Sinodo. D’altronde – come ha sottolineato il cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, presente al briefing – non ci sarebbe potuta essere una risposta “sì o no, bianco o nero” riguardo a un tema che coinvolge un’ampia casistica di situazioni umane e familiari. Sarebbe stata “una falsa risposta”.

Proprio a questa casistica i Padri invitano a guardare nella Relatio fynalis, dove riecheggia l’insegnamento di Giovanni Paolo II nella Familiaris consortio del 1984, in cui si affermava che “è obbligo, per amore della verità, che i pastori esercitino il discernimento perché le situazioni sono diverse”. “L’esigenza di questo discernimento – ha spiegato Schönborn – Papa Francesco, buon gesuita, formato agli Esercizi di Sant’Ignazio, la ha imparata da giovane: il discernimento è cercare di capire quale sia la situazione di tale coppia, di tale persona”. E questo – ha aggiunto – “è un obbligo” per “amore della verità”.

Dunque il documento – che verrà votato oggi pomeriggio “paragrafo per paragrafo” e che verrà pubblicato dopo le 18 insieme al discorso conclusivo di Bergoglio – tratterà il tema della concessione della comunione ai divorziati risposati “in obliquo e non direttamente, vale a dire che darà criteri fondamentali per il discernimento delle situazioni” e per “accompagnarle secondo le esigenze”.

Un buon ‘compromesso’ per una problematica che sembrava dividere irrevocabilmente l’episcopato mondiale. Ma non va assolutamente interpretato così: “Se vi domandate se abbiamo cercato il minimo comune denominatore, o abbiamo fatto compromessi per un voto positivo, vi sbagliate”, ha chiarito l’arcivescovo di Vienna. “Il messaggio principale del Sinodo è il tema stesso del Sinodo: la Chiesa cattolica in tutto il mondo con un miliardo e 300mila cattolici che ha discusso per due anni il tema della famiglia, con tutti gli aspetti positivi e difficili. Già questo è un fatto notevole per il nostro tempo”.

Dunque, il cardinale ha ribadito quanto già affermato a ZENIT nei giorni scorsi: “Il risultato del Sinodo è un grande sì alla famiglia, che non è superata, non è un modello passato, è la realtà più fondamentale della società umana”. Non c’è infatti “rete più sicura di sopravvivenza nella società” della famiglia”, ha rimarcato il porporato, “anche la famiglia ferita, ricomposta, le patchwork family. Lo vediamo anche dalle migliaia di profughi che arrivano e rimangono in contatto con la famiglia attraverso il cellulare ecc… Non c’è rete più sicura della famiglia”.

Riguardo all’altro tema ‘caldo’, l’omosessualità, Schönborn ha anticipato ai giornalisti che “non troverete molto sull’omosessualità in questo documento. Certi saranno delusi”. Il tema è stato affrontato piuttosto “sotto l’aspetto della famiglia nella quale facciamo anche l’esperienza di un fratello, di una sorella, di uno zio, di una persona nella famiglia che è omosessuale. Quindi, come gestire questa situazione da cristiani?”.  “Questo è ciò che è rimasto del tema dell’omosessualità”, ha spiegato l’arcivescovo austriaco, anche perché esso rimane ancora troppo delicato in alcune aree culturali e politiche. Ciò non vuol dire “che nelle aree come l’Europa e in America del Nord questo tema non sia un tema per la Chiesa; ma a livello di una sinodalità universale, si deve rispettare la diversità delle situazioni politiche e culturali”.

“Ma non c’è il rischio di cadere, o forse scadere, in una ‘decentralizzazione’ che si riveli poi ‘fatale’ per la Chiesa e il cattolicesimo universale?”, domandava un cronista. “Io sarei disperato se avessimo una Chiesa nazionale austriaca, sarebbe disastroso. Sono così contento che viviamo in una Chiesa cattolica universale”, ha ribattuto Schönborn, evidenziando che la decentralizzazione a cui accenna il Papa “è un vecchio tema” che non parla di Chiese nazionali sul modello anglicano, ma di “equilibrio” tra centro e periferie.

Molti vescovi, ad esempio quelli dell’America Latina, hanno esperienze in tal senso di grandi incontri nazionali del loro episcopato. Basti pensare ad Aparecida. Al riguardo è intervenuto proprio l’arcivescovo della città brasiliana, il cardinale Raymundo Damasceno Assis, vice presidente dell’assemblea sinodale, anch’egli presente al briefing. “Sempre si mantiene la comunione col Papa, che è fondamentale, la testa del collegio episcopale, ma c’è il principio di sussidiarietà”, ha spiegato il porporato. “Gli episcopati possono avere proprie competenze. Bisogna rispettare le diversità di ogni paese e continente, fare ciò che ci compete, rispettando quel che compete a Santo Padre e la Santa Sede nel governo della Chiesa”.

“La difficoltà, il paradosso è che bisogna trovare l’equilibrio tra l’universale e la diversità”, ha detto invece fratel Hervé Janson, priore generale dei Piccoli Fratelli di Gesù, l’unico non-sacerdote membro effettivo del Sinodo con diritto di voto. “Nel testo finale che voteremo nel pomeriggio io sono molto lieto del fatto che vi siano proprio queste porte aperte: la responsabilità dei vescovi nel discernimento, che è messo in luce benissimo. Questo lo trovo molto importante. Sicuramente è un ottimo documento e sarà molto incoraggiante per tutti noi”.

Insomma oltre al sì alla famiglia, il Sinodo ha ribadito anche un altro grande sì: una Chiesa dove il popolo di Dio cammina insieme ai vescovi e al Successore di Pietro. Una Chiesa che è dunque sinonimo di Sinodo, come aveva detto lo stesso Francesco nel monumentale discorso di sabato scorso per la cerimonia dei 50 anni dell’istituzione del Sinodo. Discorso da cui già si intuivano molte delle indicazioni che verranno pubblicate questa sera.

About Salvatore Cernuzio

Crotone, Italia Laurea triennale in Scienze della comunicazione, informazione e marketing e Laurea specialistica in Editoria e Giornalismo presso l'Università LUMSA di Roma. Radio Vaticana. Roma Sette. "Ecclesia in Urbe". Ufficio Comunicazioni sociali del Vicariato di Roma. Secondo classificato nella categoria Giovani della II edizione del Premio Giuseppe De Carli per l'informazione religiosa

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