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Don Tito Zeman - http://infoans.org/

Sarà Beato don Tito Zeman, salesiano martire del comunismo

Il sacerdote fu imprigionato dal regime cecoslovacco perché organizzava viaggi clandestini in Italia per giovani salesiani affinché potessero fare la professione perpetua

Papa Francesco ha ricevuto stamane il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, autorizzando il Dicastero a promulgare i decreti riguardanti un nuovo Beato e sette nuovi Venerabili Servi di Dio. Il nuovo Beato è don Tito Zeman, sacerdote salesiano cecoslovacco, di cui è stato riconosciuto il martirio.

Falce e martello rappresentarono nel secolo scorso in Europa orientale un ponderoso giogo sotto il quale fu costretta la Chiesa cattolica. Uno dei momenti apicali di questa persecuzione da parte dei regimi socialisti si consumò nell’anno 1950, con la soppressione da parte della Repubblica Socialista Cecoslovacca di tutti gli ordini religiosi.

Le autorità negarono a tutti i religiosi di lasciare il Paese e contestualmente iniziarono le deportazioni nei campi di concentramento. È in questa fase di turbamento sociale che emerse la figura eroica del sacerdote salesiano don Tito Zeman.

Nato nel 1915 presso Bratislava, si trasferì a Roma per studiare teologia all’Università Gregoriana ed emettere la professione perpetua nella Chiesa salesiana del Sacro Cuore. Nel 1940 venne ordinato sacerdote a Torino, dopo di che tornò in patria.

Nel 1950, dinanzi al dramma della persecuzione comunista, si spese in prima persona per organizzare ai giovani salesiani suoi connazionali viaggi clandestini alla volta di Torino. Un modo per consentire a questi seminaristi di fare la professione perpetua.

Organizzò due spedizioni per oltre sessanta giovani salesiani. Al terzo tentativo, però, la rischiosa attività venne scoperta. Don Zeman fu sottoposto a un duro processo, durante il quale fu accusato di alto tradimento e di essere una spia vaticana.

Evitata la pena di morte per via di alcune circostanze attenuanti, fu condannato a 25 anni di reclusione. Dietro le sbarre subì torture e violenze d’ogni tipo. Ma mantenne fermi fedeltà e coraggio. Affermava: “Anche se perdessi la vita, non la considererei sprecata, sapendo che almeno uno di quelli che avevo aiutato è diventato sacerdote al posto mio”.

Usci dal carcere nel 1964, dopo aver scontato metà della pena. Le sofferenze patite in carcere lasciarono tuttavia dei segni troppo profondi sul pur coriaceo fisico di don Zeman. Morì a 54 anni, l’8 gennaio 1969, esattamente otto giorni prima del gesto estremo di Jan Palach, patriota cecoslovacco che si cosparse di benzina e si diede fuoco nel centro di Praga per protestare contro l’invasione sovietica del Paese.

Pagine di storia a forti tinte amare che si consumarono fino alla caduta del muro di Berlino nell’Europa dell’Est. E con don Zeman si arricchisce il novero dei martiri del comunismo europeo che salgono agli onori degli altari.

Gli altri nuovi Venerabili Servi di Dio di cui il Pontefice ha autorizzato a promulgare i decreti sono: il vescovo di Chachapoyas, in Perù, Ottavio Ortiz Arrieta, anch’egli della Società Salesiana di San Giovanni Bosco; i sacerdoti Antonio Provolo, fondatore della Società di Maria per l’educazione dei sordomuti e della Congregazione di Maria per l’educazione delle sordomute, e il gesuita Antonio Repiso Martínez de Orbe, fondatore della Congregazione delle suore del Divino Pastore. Poi: Maria della Mercede Cabezas Terrero, fondatrice dell’Istituto religioso delle Operaie missionarie del Sacro Cuore di Gesù; Lucia dell’Immacolata (al secolo: Maria Ripamonti), suora professa della Congregazione delle Ancelle della Carità; il laico Pietro Herrero Rubio.

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