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Pope Francis in Santa Marta - 8 September 2015

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Santa Marta. “In un mondo che soffre di ‘orfanezza’, c’è una madre che ci difende: Maria”

Nella Messa di oggi, memoria della Beata Vergine Addolorata, il Papa invita a non aver paura perché Maria ci assiste e non si vergogna dei nostri peccati. Come quelle mamme in fila nelle carceri di Buenos Aires…

“In un mondo che possiamo chiamare ‘orfano’”, che “soffre la crisi di una grande orfanezza”, il nostro aiuto è “guardare alla Madre” perché “ne abbiamo una che ci difende, ci insegna, ci accompagna; che non si vergogna dei nostri peccati”. E “non si vergogna, perché lei è Madre”.

È un inno a Maria l’omelia di Papa Francesco per la Messa mattutina a Santa Marta, nel giorno in cui la Chiesa celebra la memoria della Beata Vergine Addolorata. Durante la sua riflessione, Bergoglio trasporta i fedeli presenti alla funzione sul Calvario, dove si consuma un momento di solitudine e sofferenza.

La solitudine e la sofferenza di Cristo in Croce, che vede tutti i suoi discepoli fuggire per la paura, tranne Giovanni e alcune donne. La solitudine e la sofferenza anche di Maria, la Madre di Gesù, costretta a vedere il proprio Figlio martoriato e intanto subire le accuse della gente: “Quella è la madre di questo delinquente! Quella è la madre di questo sovversivo!”:

“Maria sentiva queste cose. Soffriva umiliazioni terribili”, sottolinea infatti il Papa. “Anche sentiva i grandi, alcuni sacerdoti, che lei rispettava, perché erano sacerdoti: ‘Ma Tu che sei tanto bravo, scendi! Scendi!’. Con suo Figlio, nudo, lì. E Maria aveva una sofferenza tanto grande, ma non se ne è andata. Non rinnegò il Figlio! Era la sua carne”.

Nessuna madre gira le spalle al proprio figlio. Come quelle donne in fila nelle carceri di Buenos Aires che aspettavano di entrare, con pazienza, umiltà e dolore, per abbracciare i propri ragazzi dietro le sbarre. Bergoglio ricorda quelle scene così crude: “Erano mamme” dice, “ma non si vergognavano: la loro carne era lì dentro. E queste donne soffrivano non solo la vergogna di essere lì – ‘Ma guarda quella! Cosa avrà fatto il figlio?’ – ma anche soffrivano le più brutte umiliazioni nelle perquisizioni che venivano fatte loro prima di entrare. Ma erano madri e andavano a trovare la propria carne”.

Così Maria che è rimasta lì, ferma ai piedi di suo Figlio, “con quella sofferenza tanto grande”. Questa Madre allo stesso modo veglia ora su tutti noi: “Gesù ha promesso di non lasciarci orfani e sulla Croce ci dona sua Madre come nostra Madre. Noi cristiani abbiamo una Madre, la stessa di Gesù; abbiamo un Padre, lo stesso di Gesù”, afferma infatti il Papa.

Allora “non siamo orfani!”. “Lei ci partorisce in quel momento con tanto dolore: è davvero un martirio. Col cuore trafitto, accetta di partorire tutti noi in quel momento di dolore. E da quel momento Lei diventa la nostra Madre, da quel momento Lei è nostra Madre, quella che si prende cura di noi e non si vergogna di noi: ci difende”.

Francesco, come in altre occasioni, ricorda i mistici russi dei primi secoli che suggerivano di rifugiarsi sotto il manto della Vergine nel momento delle ‘turbolenze spirituali’, perché “lì non può entrare il diavolo”. L’Occidente ha poi fatto suo questo consiglio formulando la prima antifona mariana: “Sub tuum praesidium. Sotto il tuo mantello, sotto la tua custodia, oh Madre!”.

“Lì siamo sicuri. Lei è Madre e come Madre difende”, come Madre “non si vergogna” di noi e dei nostri peccati, rimarca il Santo Padre. E conclude pregando “che lo Spirito Santo, questo amico, questo compagno di strada, questo Paraclito avvocato che il Signore ci ha inviato, ci faccia capire questo mistero tanto grande della maternità di Maria”.

About Salvatore Cernuzio

Crotone, Italia Laurea triennale in Scienze della comunicazione, informazione e marketing e Laurea specialistica in Editoria e Giornalismo presso l'Università LUMSA di Roma. Radio Vaticana. Roma Sette. "Ecclesia in Urbe". Ufficio Comunicazioni sociali del Vicariato di Roma. Secondo classificato nella categoria Giovani della II edizione del Premio Giuseppe De Carli per l'informazione religiosa

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