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San Domenico in Soriano: 486 anni di un’apparizione

L’antropologo Martino Michele Battaglia spiega l’importanza storica e i miracoli sorti intorno a un’immagine sacra assai nota in Calabria

Lo scorso 14-15 settembre è stata festa grande a Soriano Calabro, per San Domenico, in occasione del 486 anniversario dell’apparizione dell’immagine “Acheropita” del santo. Per l’occasione ZENIT ha incontrato Martino Michele Battaglia, docente di Antropologia Culturale presso la Scuola superiore per Mediatori Linguistici di Reggio Calabria, che ha spiegato in dettaglio il significato storico di quest’opera e di questa ricorrenza.

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Dott. Battaglia, qual è la particolarità di questa immagine Acheropita di San Domenico in Soriano, per la quale si sono appena conclusi i solenni festeggiamenti in occasione del 486° Anniversario della sua apparizione?

La risposta è semplice: basta leggere quanto scrive Silvestro Frangipane in Raccolta dei miracoli et Grazie adoperate dall’Immagine del Padre San Domenico in Soriano, Stamperia P. Brea, Messina, M.DC.XXI, quando descrive il Quadro miracoloso del Santo Patriarca Domenico custodito nella “Santa Casa” di Soriano Calabro:

«Una grandissima semplicità di colori riluce un artifizio tanto maestrevole in formar proporzionatamente tutto il corpo, che dimostra manifestamente, che l’industria humana non sarebbe à ciò stata bastevole, e la divina ha impiegata in quella tela molt’arte. Dove in tal modo con la maestà del personaggio, gareggia l’umiltà del sembiante, che non sapresti discernere se si rappresenti quivi, il più maestoso uomo che sia stato sopra la terra, o il più abietto, e dispregiato di se medesimo, che fosse nel mondo: dove in un aspetto serenissimo cagionante a chi lo contempla interno gaudio, e spirituale allegrezza […] E il corpo di quell’Immagine di cinque palmi e un quarto di lunghezza (mm. 1.386), nella destra mano ha un libro, e nella sinistra un giglio, dove egli si dimostra di mediocre statura di aspetto bello, ma venerando e mortificato, col volto alquanto affilato e il naso aquilino, i capelli la maggior parte son canuti, e gli altri (peli), così della barba come della testa, dimostrano che vanno alquanto al rosso; la faccia è molto bianca, e ha col candore congiunta la pallidezza; gli occhi son serenissimi, e da ogni parte che essi guardino rimirano con uno piacevolissimo terrore; le vesti e l’abito non passano il tallone restando tutto il piede di scarpe nere coperto, e finalmente tutta l’Immagine altro non rassembra se non artifizio celeste e divino».

Secondo i dati riportati dallo storico del santuario, padre Antonino Barilaro O.P., la Santa Immagine è un dono della Vergine Santissima  alla comunità di frati predicatori che si erano stabiliti a Soriano nel 1510 dopo che padre Vincenzo da Catanzaro fondò il convento. Cosa pensa al riguardo?

La sacra Immagine Acheropita celebre in tutto il mondo cristiano,  richiama ancora oggi viandanti e cercatori di grazie da ogni dove per i prodigi riconosciuti fin dalla sua apparizione.L’immagine di San Domenico impressa sull’involucro di tela consegnato dalla Vergine Santissima al fratello laico Lorenzo da Grotteria (RC) nella fatidica notte tra il 14 e il 15 di settembre (1530), non è altro che un dono fatto all’allora piccola comunità di frati predicatori che si erano stabiliti nel borgo sorianese, ai piedi della Collina degli Angeli nel dicembre 1510.Il monastero, infatti, fu eretto grazie a padre Vincenzo di Catanzaro O.P., inviato a Soriano dallo stesso San Domenico che gli apparve più volte in visione. Lo storico del Santuario padre Antonino Barilaro O.P. riporta con dovizia di particolari che ci vollero quasi ottant’anni ai fini del riconoscimento ufficiale dei fatti accaduti nel 1530.Numerosi artisti dipinsero la scena della consegna di questo “dono divino” in tutta Europa e Sud America, tra essi Francisco de Zurbarán (1598-664) a Siviglia (Spagna), Alonso López de Herrera O.P. detto il “divino Herrera” (1585-1675) a Città del Messico e il Guercino (1591-1666) in quel di Bolzano. Oltreoceano il prodigio si propagò particolarmente in America Latina con i Domenicani impegnati in prima linea nell’evangelizzazione del nuovo mondo. Basti pensare che in Uruguay il più antico centro abitato da europei porta il nome di Santo Domingo de Soriano. Si tratta di una colonia creata nel 1564 all’imbocco del Rio Negro. L’immagine di San Domenico continua ad avere un forte impatto taumaturgico sul popolo cristiano, dispensando grazie e favori a quanti si sono recati e giungono tuttora a pregare al suo cospetto.

Recentemente lei ha citato Rudolf Otto e Kant riguardo al concetto di santità. Ritiene che questo concetto possa essere usato per indicare in particolare l’uomo del terzo millennio che sceglie di vivere secondo paradigmi etici condivisibili?

Rudolf Otto osserva come siamo ormai abituati a usare la parola «santo» in senso prettamente figurato, intendendola come predicato assolutamente morale, come il «buono perfetto». Lo stesso Kant definisce volontà santa, quella volontà mossa esclusivamente dal dovere che ci invita ad ubbidire senza esitazione alla legge morale. Sorge spontaneo chiedersi allora quale sia la perfetta volontà morale se non quella che ubbidisce alla legge universale di Dio stabilita dal Creatore nel segno dell’uguaglianza e della fraternità. Legge morale che durante il medioevo vide in trincea proprio San Domenico insieme a San Francesco d’Assisi e ad altri santi e sante alla sequela di Cristo, unico e autentico salvatore degli uomini. Si narra che Domenico, ancora giovane, durante un periodo di carestia a Palencia, vendette i suoi preziosi libri, le suppellettili e tutti i suoi averi per dar da mangiare ai poveri. Ancora, nel 1206, incontrando i legati papali a Montpellier, l’abate Arnaldo Amaury, Pietro di Castelnau e maestro Raul, Domenico li esortò ad abbandonare il lusso, rimproverandoli con la severa eloquenza di un profeta ebraico, inducendoli all’austerità e all’umiltà apostolica. La stessa immagine la ritroviamo oggi in Santa Teresa di Calcutta che fece dei poveri la sua ragione di vita. Proprio perché il povero è il volto di Cristo in terra. Perciò un apostolo della fede come San Domenico non poteva accettare discriminazioni e disparità tra esseri umani. Camminava scalzo con i piedi insanguinati prima di indossare le scarpe per entrare a predicare in una città e annunciare con vigore il vangelo di Cristo, unica via di salvezza.

In sostanza quale rapporto specifico si registra storicamente tra San Domenico e la Calabria?

San Domenico fu in contatto diretto con i monaci calabresi e li ebbe come cooperatori nella missione svolta tra il 1220 e il 1221. Sognava di fondare una fucina di apostoli proprio nella nostra amata terra di Calabria. Le immani fatiche per evangelizzare l’Italia settentrionale stremarono le sue energie al punto che il 6 agosto del 1221, in Bologna, consegnò lo spirito a Dio, proprio nel giorno in cui la Chiesa celebra la Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor. Nello spirito portava con sé in cielo il bel sogno della Calabria. Scrive Antonino Barilaro O.P.: «Era il primo Santo che conservava, anche nella visione beatifica, una certa nostalgia della terra, di quella terra». Dalla terra di Soriano l’Immagine di San Domenico di Guzmán diede vita a un fermento di fede popolare, che portò alla realizzazione di un complesso monumentale tra i più grandi d’Europa. Domenico Taccone-Gallucci riporta al riguardo la seguente scrittura dello storico calabrese Elia Amato: «Magnificentia Sanctuarii Suriani, Religiosorum sanctitate conspicuorum exempla, Sacrae Imagini sadorandaac tremenda maiestas, exterorum animos consolatione simulac stupore perfundunt», alla quale aggiunge: «Ed invero la fama del tutto straordinaria per sua diffusione in ogni parte del mondo fin dai primi anni della prodigiosa apparizione del Santo Simulacro, non ad altra cagione dee attribuirsi se non che a quella speciale economia della Provvidenza divina, la quale nel secolo della predominante ed insuperbita eresia volle che appo i popoli si fosse svegliato un maggior culto verso Colui che fu il Martello di essa».Numerose sono le testimonianze di miracoli attraverso l’Immagine di Soriano, in Italia e persino all’estero: Spagna, Austria, Dalmazia, Germania, Belgio.

L’artista sorianese Antonino Luciano, ha realizzato una imponente cornice per la traslazione del Quadro miracoloso al fine di poterlo portare in processione. Ciò ha reso questa festa ancora più suggestiva alimentando la partecipazione del popolo di Soriano e di tutto il comprensorio con il priore della Confraternita di Gesù e Maria del SS. Rosario, Domenico Margiotta, impegnato in prima persona assieme al comitato festa. Come spiega tanto entusiasmo e tanta partecipazione attorno alla miracolosa Immagine del Santo patriarca Domenico?

In occasione del Giubileo Domenicano l’artista sorianese, Antonino Luciano, ha realizzato una magnifica cornice di legno massello con vetro antiproiettile, per poter portare il “quadro” miracoloso (in via del tutto eccezionale) in processione per le vie del paese. Si tratta di un’opera maestosa che Luciano ha offerto come ex voto alla Santa Immagine dispensatrice di grazie e protezione. Il 14 settembre a mezzogiorno la solenne traslazione del Quadro con il canto dello Spem Miram (responsorio del Santo) ha visto una presenza di fedeli che ha potuto toccare con mano la Sacra Tela con l’effige miracolosa del Santo Patriarca. I balconi delle case del piccolo borgo sono adornati con una copia della Celeste Immagine a testimonianza dell’affetto del popolo sorianese nei confronti di colui che viene invocato quando si avvertono scosse telluriche (San Dominicu mio). La Confraternita di Gesù e Maria del SS. Rosario (con in testa il Priore Domenico Margiotta) impegnata insieme al comitato per i festeggiamenti, ha espresso piena soddisfazione per la riuscita della festa e soprattutto della processione grazie alla partecipazione di diverse confraternite del vibonese e del catanzarese. Grande partecipazione ha registrato la commemorazione della Calata del Quadro e la celebrazione eucaristica presso la Chiesa Antica all’interno delle magnifiche rovine giorno 15 di settembre. La cerimonia officiata da sua Ecc. mons. Luigi Renzo (vescovo di Mileto) ha richiamato come ogni anno fedeli da tutto il comprensorio.

In conclusione, cosa lascia questa festa al popolo di sorianese?

La festa del Santo di Caleruega è come sempre motivo di riflessione sul ruolo dei cristiani nell’era attuale, sul cammino di conversione, nell’anno del giubileo straordinario della Misericordia e del giubileo domenicano sugli 800 anni di predicazione che hanno tenuto vivo il fuoco della fede. La beata Giovanna D’Aza, madre di San Domenico, sognò un cane con una fiaccola in bocca, stretta tra i denti, che girava per il mondo. Era suo figlio che doveva infiammare il mondo con la sua predicazione. La Santa Immagine di Soriano incarna quindi, proprio lo spirito di San Domenico che trasmette il fuoco della fede. Si dice infatti: «Il corpo di San Domenico riposa a Bologna, ma il suo spirito è a Soriano».

About Anna Rotundo

Anna Rotundo (Catanzaro) è laureata in scienza religiose: insegna religione nelle scuole secondarie, è componente del comitato di redazione del giornale diocesano Comunità Nuova" e di diverse altre riviste. Si occupa, tra l'altro, di cultura, diritti umani e diritti delle donne."

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