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Foto: Ccee

“Raccontami la tua storia”: la Misericordia secondo Jean Vanier

Proiettata un’intervista al fondatore de “L’Arche” e di Fede e Luce durante l’incontro del Cccee a Sarajevo, avviato ieri

“Andare per le strade principali e secondarie e incontrare le persone, e vi insegneranno la loro saggezza. Vi insegneranno anche ciò che significa essere umani. Non l’avere più potere, ma essere in grado di ascoltare l’altro per entrare in una nuova dimensione dell’umanità”.

Queste poche parole potrebbero sintetizzare il pensiero sulla Misericordia di Jean Vanier, fondatore della Comunità L’Arche e del movimento “Fede e luce”, come espresso in una intervista rilasciata al Ccee, proiettata ieri in apertura dei lavori dell’Incontro sulle opere di Misericordia in corso a Sarajevo. Con la semplicità disarmante che gli è propria, Vanier risponde sulla sua esperienza della Misericordia e come essa è in grado di cambiare la storia, le persone e darci uno nuovo sguardo sul mondo che ci circonda.

Dal canto suo, mons. Luigi Pezzuto, nunzio apostolico in Bosnia-Erzegovina, partecipante attualmente al Giubileo dei Nunzi a Roma, ha fatto pervenire un messaggio, letto all’inizio dei lavori, nel quale ha ricordato come “riflettere insieme sulla Misericordia offre l’opportunità di comprendere che, come Chiesa in Europa, nonostante le diversità socio-culturali e storiche che in alcuni casi ci accompagnano, si è chiamati alla solidarietà e alla progettualità comuni”, e come ogni realtà ecclesiale può comprendere che, “alla luce della Misericordia e delle sue opere, ogni impegno si fa servizio, ogni periferia può divenire centro di una idea di missione, ogni azione può incarnarsi in modo coerente ed illuminato”.

Infine il nunzio ha salutato la scelta di svolgere l’incontro nella città di Sarajevo, la ‘Gerusalemme d’Europa’ che “per il suo pluralismo etnico, religioso e culturale, offre l’opportunità di una riflessione dottrinale e pratica in una terra che da sempre conosce il valore, la bellezza e anche la difficoltà del dialogo e della misericordia, nella sua capacità di affrontare e superare i momenti più diversi e delicati della sua storia, guardando sempre con fiducia e speranza verso il futuro”.

Nato in Canada nel 1928, Jean Vanier nel 1942 entrò nel Royal Navy College a Dartmouth. All’improvviso sentì un richiamo per un’altra forma di vita e così cominciò la sua ricerca spirituale. Nel 1950 decise di lasciare il Canadian Navy dove era in procinto di intraprendere una brillante carriera. Gli anni che seguirono furono anni di ricerca di significato e volti all’approfondimento della sua fede.

Alla fine del 1963, Vanier prestò il suo aiuto a padre Thomas, il quale era appena diventato cappellano di Val Fleuri a Trosly-Breuil, un piccolo villaggio nella regione dell’Oise. Il “Val Fleuri” era un piccolo istituto che accoglieva al suo interno una trentina di uomini con disabilità intellettuali. Più tardi ritornò in Canada dove insegnò Etica per breve tempo al College St. Michael e all’Università di Toronto. Ritornò poi a Trosly e lì cominciò ad apprendere le condizioni in cui versavano le persone con disabilità intellettuali. Visitò l’ospedale psichiatrico a Saint-Jean-les-Deux-Jumeaux, in un sobborgo del sud di Parigi. Là conobbe Raphael Simi et Philippe Seux e rimase molto colpito dalla loro sofferenza.

Jean decise di acquistare una piccola casa vicino al “Val Fleuri” per accogliere e vivere con i suoi nuovi compagni. Jean non creò quindi una istituzione, ma prese questo impegno per i suo due amici che “gridavano” per ricevere il dono della sua amicizia. Dopo un paio d’anni nacquero altre case di questo tipo e Jean Vanier si rivolse a persone di buona volontà che offrissero il loro aiuto. Alcuni giovani cominciarono a unirsi a lui dalla Francia, dal Canada, dall’Inghilterra e dalla Germania, diventando assistenti e decidendo di vivere insieme a disabili intellettuali.

Oggi, L’Arche è composta da 147 comunità sparse in cinque continenti e conta più di 5000 membri.  In parallelo, Jean Vanier co-fondò “Fede e luce” insieme a Marie-Helene Mathieu, un movimento che conta 1500 comunità in 82 paesi, sparsi su cinque continenti.

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La versione integrale dell’intervista, realizzata a Trosly-Breuil (Francia) il 16 luglio scorso da Raffaella Di Noia, è disponibile online sul canale youtube del Ccee

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