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Preghiera per la vita e la dignità della persona

CITTA’ DEL MESSICO, domenica, 18 gennaio 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo come riflessione di bioetica l’intervento pronunciato il 16 gennaio da Carlo Casini, Presidente del Movimento per la Vita italiano, al Congresso Teologico Pastorale tenutosi a Città del Messico.

 

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Poco più di un mese fa tutto il mondo ha celebrato il sessantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Le prime parole di tale dichiarazione sono le seguenti: “Il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo consiste nel riconoscimento della uguale dignità di ogni membro della famiglia umana”. Negli articoli successivi vengono indicati i diritti umani che garantiscono un futuro di pace, di libertà e di giustizia. Tra questi al primo posto viene indicato il diritto alla vita (articolo 3) e poco dopo viene ricordata la famiglia come nucleo fondamentale della società e dello Stato, che come tale deve essere riconosciuta e protetta” (articolo 16).

Questa Carta è stata sottoscritta immediatamente dopo la fine della seconda guerra mondiale e nella intenzione dei sottoscrittori dovrebbe costituire il progetto di un futuro privo di guerre, di discriminazione, di violenza e pieno, invece, di solidarietà. La Carta è un documento laico, ma la Chiesa cattolica ne ha riconosciuto il valore. Di essa Paolo VI, parlando all’ONU, ebbe a dire che si tratta di “quanto di più alto abbia saputo produrre la saggezza umana”.

Purtroppo le speranze sono state tradite, non solo nei fatti, ma anche nel pensiero degli uomini. La Carta dice che tutti gli esseri umani sono uguali, ma oggi una grande quantità di Stati hanno emanato leggi che accettano e talvolta promuovono e proteggono una nuova terribile forma di discriminazione: quella che addirittura nega la qualità di essere umano ai più piccoli e deboli tra gli uomini quali sono i bambini non ancora nati, che vengono uccisi, talvolta a spese e cura degli Stati in un numero di circa cinquanta milioni ogni anno. La Carta considera la famiglia “nucleo fondamentale della società e dello Stato”. “Fondamentale” significa che l’edificio crolla se non vi è la base solida. Ma oggi in tutto il mondo vengono svolte azioni per distruggere questo “nucleo fondamentale”, al punto che non sappiamo più cosa sia davvero la famiglia. Né solo a questo punto arrivano le aggressioni contro la vita e contro la famiglia: consistenti gruppi di pressione pretendono di iscrivere il diritto all’aborto fra i diritti fondamentali e di equiparare ogni tipo di compagnia a quella basata sul matrimonio. Si attuerebbe così un vero e proprio capovolgimento della cultura dei diritti umani, che non sarebbero più a servizio dell’uomo ma si capovolgerebbero contro l’uomo.

E’ urgente, dunque, restituire verità ai diritti dell’uomo. La lotta per il diritto alla vita dei bambini non ancora nati e per la famiglia nell’ambito sociale e politico va condotta sul terreno dei diritti umani. Il pensiero ora formulato risente molto della mia professionalità di giurista. Ma io ho anche una lunga esperienza di Parlamentare Europeo e constato che la contraddizione ora segnalata è particolarmente forte nell’Unione Europea. Giustamente Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno tanto insistito sulle radici cristiane dell’Europa. Al centro di queste radici vi è il valore della persona umana.

I politici e gli uomini di cultura europei non hanno voluto riconoscere le radici cristiane dell’Europa quando hanno tentato di scrivere una Costituzione europea, ma continuano a proclamare il valore della persona umana e pretendono di indicare l’Europa come la patria e la promotrice dei diritti umani. Nel Parlamento Europeo sono continue le sedute nelle quali l’Europa si pone come giudice e maestra di tutti gli altri Paesi del mondo riguardo al rispetto dei diritti umani. Ma anche in Europa ogni anno milioni e milioni di esseri umani, appena comparsi nell’esistenza, vengono distrutti non solo con l’aborto ma anche nei laboratori dove si pratica la fecondazione artificiale e dove si vorrebbe guadagnare più denaro, conquistare nuove glorie e vincere la concorrenza nella ricerca scientifica compiendo sperimentazioni distruttive sull’uomo.

La vita debole viene discriminata anche sull’altra frontiera, quella della vita malata e morente. Alcuni Stati hanno già legalizzato l’eutanasia e la pressione per estenderne la legittimità è forte. Anche l’idea stessa di famiglia sembra barcollare. Quel che è peggio è che le voci di chi vorrebbe far ascoltare gli appelli di chi non ha voce vengono messi a tacere dai padroni dell’informazione. Occorre reagire. Io ricordo sempre con commozione le parole rivolte da Giovanni Paolo II ai Movimenti per la Vita di Europa: “ non vi spaventi la difficoltà del compito! L’Europa di domani è nelle vostre mani. Siate degni di questo compito. Voi lavorate per restituire all’Europa la sua vera dignità: quella di essere il luogo dove la persona, ogni persona è accolta nella sua incomparabile dignità”.

Vi è uno stretto collegamento fra il diritto alla vita e i diritti della famiglia. Non è questa la sede per una ampia dimostrazione, ma a me pare che affermare il diritto alla vita di tutti significa riconoscere la uguale dignità di ogni essere umano e che, d’altra parte, questa misteriosa dignità è rivelata, resa intuibile e sperimentabile proprio nella famiglia.

Spesso i difensori della vita e della famiglia vengono accusati di essere conservatori, reazionari, contro il progresso. Ma non è così. E’ esattamente il contrario. Essi debbono sentirsi le donne e gli uomini del futuro, quelli che accumulano la speranza, che preparano le risorse per far nascere un mondo migliore. In effetti tutta la storia può essere interpretata come un progressivo emergere della dignità umana, la quale è stata il motore di tutto ciò che è vero progresso. Un tempo c’erano gli schiavi ed ora non ci sono più. E’ la dignità umana che li ha liberati e che ancora oggi contrasta le sacche residue di schiavitù. Un tempo il colore della pelle faceva discriminare gli uomini in esseri superiori ed inferiori. Un tempo alle donne venivano negati i diritti riconosciuti ai maschi.

E’ la dignità umana che ha liberato i neri e le donne. Un tempo la pena di morte era la sanzione più diffusa per i delitti accettata senza problemi dalle leggi. Oggi la dignità umana appare indistruttibile persino nel volto del delinquente e l’abolizione totale della pena di morte nel mondo è una ragionevole previsione. Un tempo la guerra veniva considerata occasione di gloria e strumento della politica. Oggi, nonostante che non siano cessate le rivalità e che nuove armi micidiali rendano più orribili le guerre, almeno l’idea che la guerra sia una soluzione dei contrasti fra gli Stati è superata. E’ la dignità umana, che in mezzo a mille difficoltà, fa camminare verso un futuro che sarà migliore, appunto, se il riconoscimento di tale dignità diverrà totale e senza più eccezioni. Io credo che di fronte alla questione del diritto alla vita e alla questione della famiglia la sfida della dignità umana raggiunge il suo vertice.

Ringrazio sentitamente il Card. Ennio Antonelli, Presidente del Pontificio Consiglio della Famiglia che mi ha chiesto di presentare qui in questa sede internazionale di altissimo prestigio, una iniziativa che è piccola di fronte al mare dei problemi che ho sin qui descritto ma le cui ragioni sono, appunto, i pensieri che ho sin qui esposti. I popoli devono fare sentire la loro voce. La democrazia è fondamentalmente un potere del popolo da esercitarsi in nome e per promuovere la dignità umana di tutti. Per i cittadini dell’Unione Europea è riconosciuto il diritto di petizione.

Ma la domanda proposta da una sola persona o da pochi difficilmente viene ascoltata. Ecco perché abbiamo immaginato che una domanda sulla vita e sulla famiglia sia rivolta da tutti i cittadini dell’Unione Europea, come popolo, cioè in molti, nel maggior numero possibile alle Istituzioni Europee ma niente vieta che anche altri popoli si possono unire e che le richieste che noi abbiamo pensato di proporre alle Istituzioni Europee siano rivolte anche ai Governi e ai Parlamenti di altri Stati. Si tratta di rompere il silenzio, il disinteresse e la distrazione di molti. L’iniziativa è partita dal Movimento per la Vita Italiano ma intende coinvolgere tutti gli atri popoli Europei.

Che cosa chiediamo? Nel modello di petizione che finora ha raccolto duecentomila sottoscrizioni affermiamo “ il diritto alla vita di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale e i diritti della famiglia come nucleo fondamentale della società e dello Stato fondato sul matrimonio di un uomo e di una donna che hanno il diritto-dovere di educare i figli” e conseguentemente chiediamo che tutte le carte dei diritti fondamentali siano interpretate e applicate rispettando questi principi. Non ci facciamo illusioni di cambiare il mondo ma sappiamo che anche una goccia aumenta l’acqua del mare e che anche per fare il giro del mondo occorre fare dei primi passi.

Pensiamo che questa petizione possa:

A) essere uno strumento educativo nei confronti degli stessi sottoscrittori che possono prendere coscienza dei problemi anche attraverso l’illustrazione della petizione stessa;
B) risvegliare molti rassegnati oggi di fronte alle aggressioni contro la vita e la famiglia;
C) suscitare inquietudini e forse nuovi positivi impegni in coloro ai quali la petizione è indirizzata;
D) confortare i politici e gli uomini di cultura favorevoli al diritto alla vita e alla famiglia che molto spesso si sentono troppo soli.

Poiché sono convinto che l’impegno per la vita e per la famiglia non è una trincea dove si difende un passato che non torna, ma l’espressione di una speranza di vero progresso civile e morale, credo che sia più importante indicare i valori in gioco che non denunciare il male che ci circonda. La petizione è breve, ma è volutamente essenziale. Essa indica le coordinate elementari del progresso umano. A Strasburgo nel dicembre scorso, proprio nella ricorrenza del sessantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo si sono riuniti i rappresentanti di Movimenti per la Vita e per la Famigli di dodici nazioni europee per istituire un annuale “premio europeo per la vita” cui è stato dato il nome di Madre Teresa di Calcutta conferito per la prima volta da sua Eminenza il Card. Antonelli alla memoria del Prof. Jerome Lejeune, grande scienziato e grande difensore della vita nascente a cui la cultura dominante ha rifiutato il premio Nobel proprio per ridurre al silenzio la cultura della vita.

In quei giorni i Movimenti per la Vita e per la Famiglia presenti hanno deciso di proseguire la raccolta di sottoscrizione della petizione nel modo più ampio possibile fino a tutto il mese di maggio 2009 e di lanciare un appello a tutte le organizzazioni civili e religiose affinché la petizione divenga davvero un grido dei popoli. Questo appello ripeto ora io in questa sede.

Grazie per l’attenzione.

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