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Manif Pour Tous

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Parigi. Il 16 ottobre la Manif Pour Tous torna in piazza

La capitale francese si appresta ad ospitare un’imponente manifestazione che chiede di abrogare la legge Taubira, che apre all’utero in affitto e viola la libertà di coscienza

Si riaccende la fiamma della contestazione al matrimonio gay in Francia. La data che tutti i difensori d’Oltralpe dei diritti dei bambini hanno segnato sul calendario è il 16 ottobre.

Per quella domenica la capitale Parigi si appresta ad accogliere nelle sue strade migliaia di manifestanti da tutto il Paese sotto l’egida della Manif Pour Tous. Del resto si avvicinano le elezioni presidenziali di aprile 2017 e l’idea che la legge Taubira che legalizza il matrimonio omosessuale (il mariage pour tous) sia una norma eterna e invalicabile si va sempre più stingendo.

I sondaggi parlano chiaro: la sinistra progressista del presidente François Hollande non ha più presa sull’opinione pubblica, che premia invece il Front National di Marine Le Pen e il candidato conservatore Alain Juppé. E sia quest’ultimo che la Le Pen, ma anche il repubblicano Nicolas Sarkozy, potrebbero abrogare la legge Taubira una volta saliti all’Eliseo.

Il tema si appresta dunque a fare il suo ingresso in campagna elettorale. A rinfocolare gli animi dei sostenitori del matrimonio naturale ci hanno pensato negli ultimi mesi anche i giudici. Oltre un anno fa la Corte di cassazione francese ha autorizzato l’iscrizione nei registri dello Stato civile di bambini nati all’estero dall’utero in affitto. La sentenza riguardava il caso di due piccoli ottenuti da una coppia gay attraverso una madre surrogata all’estero, giacché in Francia la pratica è vietata.

“Nella nostra Republique non possiamo trasformare in fantasmi” coloro che nascono da una madre surrogata, aveva commentato la ministra della Salute, Marisol Touraine, aprendo di fatto una breccia verso l’utero in affitto all’interno della legge sui matrimoni omosessuali.

La questione ha pertanto suscitato un dibattito in ambienti della sinistra francese. Giova ricordare che proprio Parigi ha ospitato, a febbraio, l’importante assise in cui è stata firmata la Carta per l’abolizione universale della maternità surrogata. Tra gli estensori e firmatari del manifesto, storiche esponenti del femminismo, che hanno denunciato in questa pratica “l’utilizzo degli esseri umani il cui valore intrinseco e la cui dignità sono cancellati a favore del valore d’uso o del valore di scambio”.

Ecco allora che anche in certi ambienti, un tempo favorevoli al matrimonio gay, suscita oggi diversi interrogativi la dimostrazione concreta di un fatto ampiamente denunciato dagli esponenti della Manif Pour Tous durante le roventi proteste del 2013, ossia che l’approvazione della legge Taubira avrebbe di fatto legalizzato l’utero in affitto all’estero commissionato da cittadini francesi.

Nelle 7 rivendicazioni anti-matrimonio gay che i manifestanti del 16 ottobre intendono presentare, trova un posto precipuo proprio la lotta alla mercificazione delle donne e per il diritto del bambino a non essere considerato un prodotto commerciale.

Nel primo punto si fa riferimento infatti alla Convenzione internazionale sui Diritti dell’Infanzia, che nell’art. 7 stabilisce il diritto del fanciullo “nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi”.

Coerente con questo assunto, il codice civile francese afferma esplicitamente che “qualsiasi accordo per la procreazione o gestazione per conto terzi è nullo”. E il primo ministro, Manuel Valls, ha definito l’utero in affitto una “pratica intollerabile”. Di qui la richiesta della Manif Pour Tous affinché il rispetto della legge e dei valori della Francia venga reso invulnerabile alle interpretazioni della magistratura.

Oltre poi a denunciare che la legge Taubira ha modificato l’articolo 371-1 del codice civile – che viene letto ad ogni matrimonio – sostituendo le parole “padre e madre” con il termine generico “genitori”, la Manif Pour Tous si schiera ancora una volta al fianco della folta schiera di sindaci obiettori.

Nel documento si ricorda che nel 2012, davanti al Congresso dei sindaci di Francia, il presidente Hollande aveva garantito che la legge sui matrimoni omosessuali, una volta approvata, avrebbe rispettato la libertà di coscienza.

Promessa che si è infranta inesorabilmente di fronte alla cruda realtà. Un anno fa una funzionaria del comune di Marsiglia è stata condannata a 5 mesi di reclusione per essersi rifiutata di celebrare un matrimonio tra due donne. Si è costituita anche un’associazione di oltre 20mila primi cittadini – “Sindaci per l’infanzia” – che chiede al Governo di non trasformare la Francia in uno Stato totalitario, capace di sbattere in galera quei funzionari che hanno la sola colpa di voler rimanere coerenti con la propria coscienza.

Anche per loro la misura è colma. Come lo è per Franck Talleu, padre di famiglia che è stato tratto in arresto dai gendarmi, “reo” di aver risposto negativamente alla loro intimazione di togliersi la maglietta con l’inoffensivo logo della Manif Pour Tous.

Queste pressioni non fanno altro che agitare la pentola del dissenso alla legge Taubira. Il cui brodo traboccherà per le strade di Parigi il 16 ottobre al grido di #neplussubir (basta subire!, ndr). Quello stesso motto che risuona già nelle orecchie dei candidati alla presidenza della Repubblica.

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