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Francia: l’obiezione di coscienza è punita con il carcere

Una funzionaria di Marsiglia è stata condannata a 5 mesi di reclusione per essersi rifiutata di celebrare un matrimonio omosessuale. L’associazione Sindaci per l’Infanzia: “E le promesse di Hollande sulla libertà di coscienza?”

C’è una Kim Davis anche al di qua dell’Oceano. Non è però cristiana, e nemmeno lontanamente legata a fazioni politiche di stampo conservatore. È invece di confessione musulmana ed ex vicesindaco aggiunto socialista della città di Marsiglia, in Francia. Si chiama Sabrina Hout e come l’ormai nota funzionaria del Kentucky – che due settimane fa ha anche avuto un incontro con il Papa – è stata arrestata per essersi rifiutata di celebrare un matrimonio omosessuale.

Per questa giovane pubblico ufficiale marsigliese, i guai con la giustizia sono iniziati nell’estate 2014. Con l’accusa di “discriminazione basata sull’orientamento sessuale”, la Hout è stata portata in Tribunale da Claude ed Hélèn, la coppia di lesbiche a cui ha negato il riconoscimento formale della loro unione adducendo un’obiezione di coscienza per motivi religiosi.

Giustificazione che tuttavia non è consentita nel “matrimonio per tutti”, la legge approvata in Francia nel 2013 che ha provocato una lunga scia di polemiche. La Hout allora, dopo aver firmato di suo pugno i documenti civili, ha chiesto a un consigliere municipale di sostituirla. Quest’ultimo, però, non aveva i poteri legali per condurre la cerimonia. Cerimonia che è avvenuta lo stesso e che ha fatto incorrere la Hout nel reato di falso in documento amministrativo. Le nozze tra le due donne, inizialmente annullate, sono state poi celebrate in un secondo momento.

Il “lieto fine” non ha però attenuato la carica della campagna mediatica che si era messa in moto contro Sabrina Hout, definita una nemica oscurantista della laicità francese. Sui giornali e nelle tv transalpine, è diventata bersaglio delle più classiche accuse riferite a chi non si omologa al pensiero unico delle associazioni Lgbt. “Mi hanno insultato dandomi dell’omofoba, il che è completamente falso. Ho vissuto un inferno. Il mio nome sui giornali… Al lavoro mi hanno insultato in ogni modo, dandomi della terrorista, jihadista!”, denuncia la Hout. Alla quale sono state revocate con solerzia sia le funzioni da vicesindaco sia la delega alle Politiche familiari, che ricopriva nel Comune di Marsiglia.

La campagna di delegittimazione nei suoi confronti ha avuto il suo apice nei palazzi di giustizia. Il procuratore del Tribunale correzionale, nel condannare Sabrina Hout a 3 mesi di prigione e a 1.500 euro di multa, si è anche speso in una considerazione partigiana salutando come una “battaglia legale e giusta” quella intrapresa dalla coppia di lesbiche contro la funzionaria municipale.

Preoccupata e stupita per il clima che si è venuto a creare intorno a lei, la Hout ha così deciso, prima della sentenza del Tribunale che è avvenuta lo scorso 29 settembre, di spendersi in un autodafé. In lacrime, ha infatti detto: “Sono veramente dispiaciuta. Mi vergogno di aver fatto ciò che ho fatto, se è stato interpretato come un gesto omofobo”.

Lacrime e parole a propria discolpa che non sono servite ad ammorbidire i giudici. Per la Hout è giunta la condanna a cinque mesi di carcere con la condizionale e a una multa di 1.200 euro come risarcimento per i danni procurati. Una sentenza che ha soddisfatto le due denuncianti ed anche l’associazione Sos Homophobie, che ha esultato parlando di “condanna esemplare”.

Chi non esulta affatto per questo tintinnio di manette che scuote le coscienze dei francesi contrari al matrimonio omosessuale è l’associazione “Sindaci per l’infanzia”. Il suo portavoce Franck Meyer ha ribadito che “la legge Taubira viola l’articolo 9 della convenzione europea dei diritti umani, non garantendo la libertà di pensiero e coscienza garantita a tutti i cittadini europei”. I sindaci hanno poi ricordato la promessa fatta loro, il 20 novembre 2012, dal presidente Francois Hollande: “La legge si applica per tutti, nel rispetto però della libertà di coscienza”. Per sapere cosa ne è stato di quella promessa, basta chiedere a Sabrina Hout.

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