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Udienza Generale 03082016 (Foto Osservatore Romano - CTV)

Udienza Generale 03082016 (Foto Osservatore Romano - CTV)

Papa: “La Porta Santa ci fa transitare dal dolore dell’umanità alla compassione di Dio”

Nell’Udienza generale, Francesco spiega che la compassione del Signore ci penetra il cuore e compie poi un cammino per spingerci a fare opere di misericordia

L’impronta della misericordia del Signore si rende evidente anche laddove, nella Scrittura, a prima vista spicca un altro aspetto. Nell’Aula Paolo VI, in Vaticano, stamattina Papa Francesco nel corso dell’Udienza generale si è soffermato sul brano odierno, del Vangelo di San Luca.

Ha fatto notare che la sua lettura presenta un miracolo “grandioso”, cioè la resurrezione di un ragazzo. “Eppure – ha aggiunto -, il cuore di questo racconto non è il miracolo, no: ma la tenerezza di Gesù verso la mamma di questo ragazzo”. Francesco rileva che “la misericordia prende qui il nome di grande compassione verso una donna che aveva perso il marito e che ora accompagna al cimitero il suo unico figlio. È questo grande dolore di una mamma che commuove Gesù e lo provoca al miracolo della risurrezione”.

Il Santo Padre si sofferma su uno dei “molti particolari” raccontati dall’Evangelista. Il riferimento è ai due gruppi di persone che si incrociano alla porta della cittadina di Nain. Uno è quello di Gesù e dei suoi discepoli, l’altro è un corteo che sta accompagnando un defunto, “con la madre vedova e molta gente”. È questo incontro che stimola la “compassione” per questa donna da parte di Gesù, il quale “ferma il corteo toccando la bara e, mosso dalla profonda misericordia per questa madre, decide di affrontare la morte, per così dire, a tu per tu”. E – soggiunge il Papa “l’affronterà definitivamente, a tu per tu, sulla Croce”.

Questo episodio del Vangelo ha molto colpito la sensibilità di Bergoglio, tanto che invita i pellegrini, nel varcare la Porta Santa durante questo Giubielo, a ricordarlo. “Quando Gesù vide questa madre in lacrime, essa entrò nel suo cuore! – esclama il Pontefice -. Alla Porta Santa ognuno giunge portando la propria vita, con le sue gioie e le sue sofferenze, i progetti e i fallimenti, i dubbi e i timori, per presentarla alla misericordia del Signore. Stiamo sicuri che, presso la Porta Santa, il Signore si fa vicino per incontrare ognuno di noi, per portare e offrire la sua potente parola consolatrice: ‘Non piangere!'”.

Si tratta – ha spiegato – della “Porta dell’incontro tra il dolore dell’umanità e la compassione di Dio”.  Ed ha aggiunto: “Varcando la soglia noi compiamo il nostro pellegrinaggio dentro la misericordia di Dio che, come al ragazzo morto, ripete a tutti: ‘Dico a te, alzati!'”.

Del resto – ha continuato a braccio – il Signore “ci vuole in piedi”, “ci ha creati per essere in piedi”. Pertanto, “la compassione di Gesù porta a quel gesto della guarigione, a guarirci … E la parola chiave è: ‘Alzati! Mettiti in piedi, come ti ha creato Dio!’. In piedi … ‘Ma, Padre, noi cadiamo tante volte …’ – ‘Avanti, alzati!’. Questa è la parola di Gesù, sempre. Nel varcare la Porta Santa, cerchiamo di sentire nel nostro cuore questa parola: Alzati!”.

È una “parola potenze di Gesù”, che può operare anche in noi “il passaggio dalla morte alla vita”, “ci fa rivivere, dona speranza, rinfranca i cuori stanchi, apre a una visione del mondo e della vita che va oltre la sofferenza e la morte. Sulla Porta Santa è inciso per ognuno l’inesauribile tesoro della misericordia di Dio!”.

Dopo la compassione, Gesù dà testimonianza della sua “tenerezza”. A tal proposito il Papa cita il passaggio del Vangelo in cui, dopo la resurrezione, “il morto si mise seduto e cominciò a parlare” e Gesù “lo restituì a sua madre”. Francesco rileva che la madre, “ricevendolo dalle mani di Gesù essa diventa madre per la seconda volta, ma il figlio che ora le è restituito non è da lei che ha ricevuto la vita”. Madre e figlio ricevono così “la rispettiva identità grazie alla parola potente di Gesù e al suo gesto amorevole”.

E di nuovo il Vescovo di Roma chiama in causa il Giubileo, durante il quale “la madre Chiesa riceve i suoi figli riconoscendo in loro la vita donata dalla grazia di Dio. È in forza di tale grazia, la grazia del Battesimo, che la Chiesa diventa madre e che ciascuno di noi diventa suo figlio”.

Papa Francesco fa notare inoltre che quanto Gesù ha fatto non è solo “un’azione di salvezza destinata alla vedova e al suo figlio, o un gesto di bontà limitato a quella cittadina”. Infatti “nel soccorso misericordioso di Gesù, Dio va incontro al suo popolo, in Lui appare e continuerà ad apparire all’umanità tutta la grazia di Dio”.

Di qui la sua spiegazione del motivo per cui ha voluto che il Giubileo “fosse vissuto in tutte le Chiese particolari, cioè in tutte le Chiese del mondo, e non solo a Roma”: per far sì che “tutta la Chiesa sparsa nel mondo si unisse nell’unico canto di lode al Signore”. Ha quindi aggiunto: “Anche oggi la Chiesa riconosce di essere visitata da Dio. Per questo, avviandoci alla Porta della Misericordia, ognuno sa di avviarsi alla porta del cuore misericordioso di Gesù: è Lui infatti la vera Porta che conduce alla salvezza e ci restituisce a una vita nuova. La misericordia, sia in Gesù sia in noi, è un cammino che parte dal cuore per arrivare alle mani…”.

Il Pontefice si è quindi soffermato su questo passaggio allusivo. Ha detto a braccio: “Gesù ti guarda, ti guarisce con la sua misericordia, ti dice: ‘Alzati!’, e il tuo cuore è nuovo. Ma questo del cammino dal cuore alle mani … ‘Eh, sì, e io che faccio adesso? Con il cuore nuovo, con il cuore guarito da Gesù faccio le opere di misericordia con le mani e cerco di aiutare, di curare tanti che hanno bisogno’. La misericordia è un cammino che parte dal cuore e arriva alle mani, cioè alle opere di misericordia”.

Sul tema è poi tornato dopo aver salutato i pellegrini, al termine dell’Udienza: “Ho detto nella catechesi che la misericordia è un cammino che va dal cuore alle mani. Nel cuore, noi riceviamo la misericordia di Gesù, che ci dà il perdono di tutto, perché Dio perdona tutto, tutto, e ci solleva, ci dà la vita nuova. E anche, ci contagia la sua compassione. E da quel cuore perdonato e con la compassione di Gesù, incomincia il cammino verso le mani, cioè verso le opere di misericordia”.

A tal proposito Il Papa ha concluso con un aneddoto. Ha spiegato che un vescovo ha istituito una Porta di misericordia di entrate e una di uscita, motivando la scelta originale così: “Per entrare e per varcare quella porta è per chiedere il perdono e avere la misericordia di Gesù; e uscendo dall’altra porta, di misericordia in uscita, è per portare la misericordia agli altri, con le opere di misericordia”.

Papa Francesco ha invitato allora tutti i fedeli a fare lo stesso: “Entriamo proprio nella chiesa per la Porta della misericordia, per ricevere il perdono di Gesù, che ci dice: ‘Alzati! Vai, vai!’. E con questo ‘vai!’ – in piedi – usciamo per la porta di uscita. È la Chiesa in uscita: il cammino della misericordia che va dal cuore alle mani”.

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