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Ti porterò con me - Pierluigi Bartolomei

Teatro Italia

Ogni ragazzo è un piccolo Dante

Pierluigi Bartolomei, attraverso lo spettacolo teatrale Ti porterò con me, di cui è autore e interprete, invita a non fermarsi alle apparenze e a puntare alla santità personale

“Quando vedi un ragazzo col piercing e il sopracciglio rigato, ricorda: hai davanti un piccolo Dante”. Queste sono le parole che introducono Ti porterò con me, spettacolo ideato ed interpretato da Pierluigi Bartolomei, autore anche dell’omonimo libro. Laddove gli altri vedono ragazzacci, figli di migranti o disagiati, Bartolomei ed alcuni professori della Scuola Professionale Elis vedono opere d’arte intrappolate in blocchi grezzi, pieni di umanità.

La prima dello spettacolo avrà luogo a Roma stasera, venerdì 18 dicembre, alle ore 20.30, presso il Teatro Italia (Via Bari, 18). L’evento è organizzato da Ares in collaborazione con la Scuola Professionale Elis e la Caritas di Roma. L’ingresso sarà gratuito fino a esaurimento posti (ma è necessario prenotarsi scrivendo a prenota.teatro.italia@gmail.com) e sarà possibile effettuare una libera donazione, oltre che comprare il libro di Bartolomei con le storie dei ragazzi e la prefazione di Francesco Totti. Le offerte raccolte, così come una percentuale del ricavato della vendita dei libri, saranno devolute alla Caritas per le iniziative a favore di rifugiati e migranti.

ZENIT ha intervistato Pierluigi Bartolomei, ideatore dello spettacolo e autore del libro, nonché direttore della scuola di formazione Elis e docente di Comunicazione efficace e public speaking.

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Come nasce l’idea di trasporre a teatro il libro Ti porterò con me?

Siamo nell’era multimediale e noi over 40, pur non essendo nativi digitali, abbiamo compreso che i libri non si presentano più perché principalmente sono in forma digitale. Ma se volessimo farlo esistono forme alternative che evitano la solita noia da ospiti noti, moderatore e autore, con il classico tavolo presidenziale e le immancabili bottiglie di acqua minerale. Già da tempo avevo messo in scena un altro famoso libro di Gary Chapman, I 5 linguaggi dell’Amore, proprio con l’obiettivo non solo di presentare il libro, ma anche di farlo leggere alla platea in una forma alternativa. Anche stavolta utilizzo il teatro, alcune spalle multimediali, la musica dal vivo con Alessandro Papotto e Massimo Alviti, musicisti del famoso Banco del Mutuo Soccorso e un narratore, il sottoscritto, che veste dei manichini sul proscenio mentre racconta le loro storie personali di vita scolastica vissuta. Si tratta dei ragazzi di Pasolini, quelli di borgata che frequentano la mia scuola dove sono preside. Nel mezzo della presentazione-spettacolo un momento comico rappresentato dal racconto del fatidico ricevimento genitori a scuola, che rappresenta una esperienza ogni volta unica.

Come verrà realizzato lo spettacolo?

Innanzitutto saremo in un teatro vero, il Teatro Italia. Il tutto a sipario aperto, per cui all’inizio si ascolterà il rumore dei ragazzi che entrano a scuola, poi la campanella ed io che entro e mi rivolgo alla platea come fosse un’aula. Tra loro ci saranno degli attori veri che risponderanno alle mie domande sul mondo e sui giovani di questo mondo. La scenografia sarà una cattedra, una lavagna, dei libri di polistirolo molto grandi sui quali ci si può anche sedere e 50 manichini sparsi, con una cesta al centro piena di sciarpe, berretti, giacche etc. Con queste cose vestirò i manichini di 5 personaggi scelti tra le storie del libro e che verranno illuminati da un occhio di bue. La sigla è la stessa del film: La leggenda del pianista sull’oceano.

Quali sono gli obbiettivi che intende raggiungere con lo spettacolo?

Parlare di loro, dei ragazzi che sono molto arrabbiati e disorientati, perché vedono e giudicano negativamente quanto di peggio noi adulti stiamo facendo per rendergli la vita sempre più complicata, uccidendo qualsiasi forma di speranza. Vorrei dir loro che la libertà è uno dei più grandi drammi della società e che serve molta responsabilità per essere veramente liberi e per migliorare il mondo evitando, nonostante tutto e tutti, di starsene seduti ad atrofizzare i propri cervelli. Vorrei dir loro che il mondo è nelle loro mani e che possono provarci perché il mondo è molto più accessibile rispetto a tanti anni fa. Che non mortifichino le loro sane utopie ma che continuino a creare problemi perché i problemi sono una ricchezza della loro età. E infine che scelgano delle guide, dei mentori, degli esempi portatori di valori sani e che attraverso loro lascino traccia.

Stasera, alle 20.30, andrà in scena lo spettacolo…

Esatto, presso il Teatro Italia in via Bari 12, vicino piazza Bologna. Un atto unico di un’ora e un quarto. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. Eventuali contributi raccolti andranno a favore di alcune famiglie di immigrati della Caritas di Roma. Stamattina il Papa inaugura il nuovo centro di accoglienza della Caritas. Se Dio vuole dopo questa data replicheremo a Milano e poi faremo un tour in tutta Italia.

Cosa significa l’introduzione dello spettacolo: “Quando vedi un ragazzo col piercing o il sopracciglio rigato, ricorda: hai davanti un piccolo Dante”?

Vuol dire di non fermarsi alle apparenze ma di tirar fuori quanto di meglio c’è in ogni individuo, anche se si presenta male per l’opinione corrente. A scuola di fatto abbiamo il club di Dante, perché un docente riesce a fare delle interessanti metafore e parallelismi tra Il Poeta e la vita corrente. I ragazzi ragionano e scoprono orizzonti nuovi, scelgono delle guide sicure proprio come fece Dante con Virgilio. E magari iniziano a leggere la Divina Commedia scoprendo che la bellezza salverà il mondo, nonostante i loro quartieri mal ridotti di periferia.

Nella premessa del libro leggiamo: è molto facile dire ‘io sono buono’ quando non si è mai provata una vera necessità. Cosa significa essere buoni oggi?

Significa la stessa cosa che significava ieri. Avere cuore vuol dire vivere con equilibrio e onestà i valori universali, con piena responsabilità, sapendo che la vita è un dono e che presto l’oste ci chiederà il conto su quanto avremo fatto o avremo omesso di fare. Facendo, ognuno in proprio e per se stesso, senza far finta di non vedere le cose che accadono intorno a noi, oppure senza farle accadere con assoluto disinteresse o peggio ancora assecondando certi atteggiamenti sbagliati. Essere buoni vuol dire essere protagonisti attivi, araldi del bene comune, leali e capaci di stare al proprio posto senza trovare scorciatoie ma rispondendo a Dio di ogni propria azione.

Redenzione e misericordia sono al centro delle storie che racconta in Ti porterò con me. Come si vive secondo lei la misericordia con i fatti, e non con le parole?

Basterebbe ricordarsi di avere dei genitori per lo più anziani che hanno bisogno di noi, della nostra vicinanza fisica. Evitando di andare così raramente a trovarli, per lo più stando davanti al nostro apparecchio elettronico, mentre siamo in casa loro. Basterebbe essere più democratici al lavoro frequentando e parlando non soltanto e sempre con le stesse persone, con le quali ci troviamo meglio caratterialmente. Basterebbe stare un po’ di più a casa e dare maggiore attenzione alla propria moglie ascoltandola mentre parla, senza dare necessariamente soluzioni efficienti. In poche parole basterebbe puntare alla santità personale come ribadito nell’ultimo Concilio Vaticano II. Queste crisi mondiali sono crisi di santi.

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