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“Noi donne siamo Chiesa e vogliamo esserlo sempre di più”

L’intervento di suor Mary Melone, rettore dell’Antonianum, al convegno del 28 aprile «Donne nella Chiesa: prospettive in dialogo»

“Noi donne nella Chiesa non siamo ospiti, noi siamo Chiesa e vogliamo esserlo sempre più intensamente”. È incisiva suor Mary Melone, rettore della Pontificia Università Antonianum, nel suo intervento al Convegno «Donne nella Chiesa: prospettive in dialogo», svoltosi il 28 aprile e organizzato dal medesimo Ateneo e dall’ambasciata della Repubblica del Cile presso la Santa Sede.

All’evento hanno partecipato anche le ambasciate vaticane di Stati Uniti e Gran Bretagna, la delegazione dell’Unione europea presso la Santa Sede e la Mary J. Donnelly Foundation. I lavori sono stati introdotti dal presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, il cardinale Gianfranco Ravasi.

Per il suo discorso, suor Melone è partita da un dato: “l’accrescersi dell’attenzione riservata al ruolo che la donna occupa all’interno della Chiesa”, grazie soprattutto a Papa Francesco che “frequentemente è tornato a ribadire la necessità di assicurare uno spazio diverso alle donne nella Chiesa”.

“Indubbiamente però ciò che è davvero significativo non è solo la frequenza con cui il Papa parla del binomio donne-Chiesa, ma ancor di più la sua insistenza sul bisogno di individuare modalità che rendano concreto l’inserimento delle donne nel vissuto ecclesiale e autorevole la loro voce”, ha sottolineato il rettore dell’Antonianum. 

Questo atteggiamento del Pontefice suscita quindi degli interrogativi: “Come contribuire realmente ad allargare gli spazi della Chiesa per le donne? Come contribuire all’assunzione da parte loro di ruoli decisionali? Come favorire la conoscenza della ricchezza del loro pensiero, della ricchezza della teologia elaborata da loro ormai da decenni e ancora troppo poco presente nei circuiti ufficiali del mondo teologico?”.

Domande, queste, che in realtà sono esempi limitati, perché l’allargamento dello spazio ecclesiale per le donne – ha spiegato la religiosa – “non consiste solo nel poter fare alcune cose, ma nel riconoscere profondamente il loro essere Chiesa”. 

Quindi, ha aggiunto, “è ormai tempo di affrontare con chiarezza e tempestività l’interrogativo sulla partecipazione delle donne alla vita della Chiesa”. Al contempo “siamo coscienti che sull’individuazione delle modalità di questa partecipazione c’è ancora tanto cammino da fare”.

Mary Melone non dimentica, infatti, “le difficoltà che le donne hanno incontrato e incontrano nel partecipare alla vita della Chiesa nelle loro diverse culture”. Certamente – ha detto – “siamo consapevoli che parlare di partecipazione delle donne alla vita della Chiesa chiama in causa una molteplicità di temi di notevole ampiezza e complessità, come la visione del rapporto uomo-donna, il modo di pensare il femminile e il maschile alla luce dell’atto creativo, oppure la visione comunionale della Chiesa e la collocazione, al suo interno, dei ministeri, della potestas edella diaconia”.

Ma richiama anche “la valorizzazione e il riconoscimento della grande mole di lavoro pastorale affidato alle donne, che è poco visibile e autorevole solo perché quotidiano, semplice, inserito nella trama reale delle comunità ecclesiali”. Come pure – conclude Melone – la convinzione che per ripensare al ruolo delle donne nella Chiesa è necessario ripensare anche a quello degli uomini, è necessario che gli uomini ripensino al loro ruolo nella Chiesa e questo, lo si comprende, non è un gioco di parole”. 

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