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Mons. Nosiglia: “Se i giovani partono, l’Italia diventa un Paese per vecchi!”

L’Arcivescovo di Torino è intervenuto in occasione della presentazione del rapporto Italiani nel mondo 2015

“C’è un’Italia che soffre e che stenta a riprendersi”. Lo ha sottolineato ieri mons. Cesare Nosiglia, durante la presentazione del resoconto Italiani nel mondo 2015. “Il nostro Paese, secondo le cifre, sta vivendo una delle più lunghe recessioni economiche e occupazionali. Giovani, lavoratori, famiglie, persino gli anziani sono in partenza”, ha dichiarato l’arcivescovo di Torino.

Oltre 100mila sono i nostri concittadini che lo scorso anno hanno preferito espatriare: l’Italia non ha dunque cessato di essere, come lo era in passato, Paese di emigrazione.

A partire sono in prevalenza uomini tra i 18 e i 34 anni, principalmente dal Nord, ma anche giovani studenti e laureati, verso l’Europa. Si lascia l’Italia perché all’estero ci sono maggiori prospettive di guadagno, di carriera, di flessibilità dell’orario di lavoro e di prestigio.

“Ma se i giovani partono, l’Italia si trova a diventare un Paese per vecchi!  – ha ribadito Nosiglia -. L’Italia è un Paese colpito da una bassa natalità e con un calo demografico pari a 250mila giovani ogni anno. Ad aumentare sono invece due categorie di ragazzi: i “bravi ma senza prospettive” e i neet (coloro che non studiano e non lavorano), emblema dello spreco italiano del capitale umano”.

E proprio questi ultimi rappresentano una delle categorie che l’Arcidiocesi di Torino ha deciso di sostenere con i fondi ricavati dall’Ostensione della Sindone. L’Arcidiocesi sta attivando, altresì, a livello di unità pastorale, l’Agorà sociale per sostenere e promuovere una strategia del territorio su problematiche quali formazione, lavoro e il welfare.

“La comunità torinese, infine, non può che constatare la sofferenza di tante famiglie che vedono figli partire”, ha poi concluso il presule.

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