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Daily meditation on the Gospel

Pixabay CC0 - PD

Mi è stata usata misericordia

Meditazione della Parola di Dio di domenica 11 settembre 2016 – XXIV settimana del Tempo Ordinario

Lettura

Le letture sono accomunate dal tema della misericordia e della compassione di Dio. Nella prima, Dio svela a Mosè che il popolo che ha fatto uscire dall’Egitto è un popolo “dalla dura cervice”, contro cui si sta per accendere la sua ira. Mosè intercede per gli Israeliti ricordando a Dio ciò che già ha fatto per il popolo e la promessa fatta ai padri. Di fronte a ciò, Dio cambia le sue intenzioni lasciandosi vincere dalla compassione e dalla misericordia. Misericordia di cui Paolo stesso è stato oggetto, e che ha il volto di Gesù che accoglie e mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori.

Meditazione

Il Vangelo ci svela che non è Gesù che va a cercare i peccatori, ma che sono questi che vanno a lui per ascoltarlo: che cosa li attira? I farisei e gli scribi, poi, non rimangono colpiti dal comportamento di peccatori e pubblicani, ma da quello di Gesù, che attende, accoglie e mangia con i peccatori: perché si comporta così? Proviamo a cercare le risposte a queste domande nelle parabole. In quella della pecora e della dramma perdute, l’uomo e la donna cercano ciò che hanno perduto fino a quando non lo ritrovano, cioè per un tempo indefinito, che potrebbe essere anche “per sempre”. È proprio questo desiderio di ritrovarli che spinge Gesù ad attendere, senza perdere la speranza, e ad accogliere i peccatori. Ma, trattandosi di uomini che si sono perduti, il solo desiderio di Gesù non basta: per questo racconta una seconda parabola in cui i protagonisti sono un padre con due figli, in cui il minore, una volta lasciata la casa paterna, “si perde”. Una volta toccato il fondo, perché “nessuno dona” a lui, il ragazzo si “mette in viaggio” verso se stesso, e ciò che trova è il ricordo di un padre che dona ai suoi salariati, non la giusta quantità di cibo, ma pane in abbondanza. Davanti a questa realtà, riconosce di non essere più degno di essere chiamato figlio, di essere cioè identificato come figlio di un tale padre. Ma i gesti e le parole del padre gli svelano che, invece, egli lo riconosce e lo accoglie come suo figlio. Guardando al cammino di questo ragazzo possiamo intuire cosa spinge i peccatori verso Gesù: nei suoi gesti e nelle sue parole essi scoprono di essere degni di essere chiamati figli del Padre. Il cammino verso la riscoperta della propria figliolanza e della fraternità attende anche il figlio maggiore che, pur non essendosi allontanato da casa, si considera servo e non figlio del padre.

Preghiera:

«Rendo grazie a colui che mi ha reso forte, (…) perché mi ha giudicato degno di fiducia» (1Tm 1,12): rendo grazie al Signore riconoscendomi oggetto della sua misericordia.

Azione:

Cercherò di celebrare la misericordia di Dio nel sacramento della Riconciliazione, chiedendo al Signore la grazia di guardare a me stesso e di guardare agli altri con uno sguardo sempre più simile al suo.

***

Meditazione a cura di Marzia Blarasin, tratta dal mensile Messa Meditazione, per gentile concessione di EdizioniART. Per abbonamenti: info@edizioniart.it.

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