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Daily meditation on the Gospel

Pixabay CC0 - PD

La fede che canta

Meditazione della Parola di Dio di giovedì 22 dicembre – Feria di Avvento

Lettura

Il Magnificat è un canto di ringraziamento come ce ne sono tanti nel salterio, e sparsi nei vari libri della Bibbia. Si ispira al canto di Anna, madre di Samuele, ma contiene una serie infinita di citazioni e rimandi ad altri testi. Ora che è sciolto il segreto ed Elisabetta sa di Maria e questa di lei, si possono sciogliere le note del canto e della danza per magnificare l’opera di Dio che, a partire da Abramo, ha avuto misericordia di un popolo, facendolo Suo e visitandolo con la Sua grazia.

Meditazione

Canta Maria, canta Elisabetta; canta la vergine fatta Madre in tenera età, canta l’anziana donna visitata da Dio quando erano svanite tutte le possibilità umane di maternità. Il Magnificat è un canto a due voci, nato dal cuore e dalle labbra di due donne in cui Dio ha reso possibile l’impossibile: Maria incinta per opera dello Spirito Santo all’alba della femminilità, Elisabetta graziata al tramonto. Non è solo il canto di introito all’incontro, ma un’aria che è risuonata per tre mesi nelle stanze della casa e del cuore, lasciandovi un’eco che ancora oggi possiamo ascoltare nella liturgia del Vespro. Vi si intersecano due temi musicali come in una sinfonia: il tema del ribaltamento della storia dove i poveri seggono sui troni e i prìncipi chiedono l’elemosina, gli affamati seggono a mensa e i ricchi lavorano a giornata per un pane, e il tema della predilezione di Dio per Israele, tenendo fede alla promessa fatta ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe, a Davide di procurare una discendenza stabile e potente. Le nostre chiese dovrebbero essere casse armoniche di canti, e invece sono cappelle cimiteriali dove gran parte del culto è assorbito da bare e defunti (“Lascia che i morti seppelliscano i loro morti”): i cristiani dovrebbero essere uomini e donne della gioia, e invece vanno in giro con facce da funerale che non attirano nessuno, le nostre liturgie dovrebbero essere intrise di gioia di vivere, di vagiti di bambini e smanie di adolescenti, e invece sono rianimate da voci arrochite e da rantoli di moribondi. Maria ci insegna a cantare la fede muovendo non solo concetti teologici, ma anche note e armonie, emozioni e struggimenti di gioia fino alle lacrime, che commuovono l’anima e innalzano i cuori come aquiloni. Sai cantare la fede? Ritieni il canto un elemento non coreografico della liturgia che deve coinvolgere tutti? Ti capita di cantare qualche volta da solo in casa, in bagno, sotto la doccia, un inno liturgico?

Preghiera:

Voglio cantare a te, Signore della vita, il mio grazie per esserci stato al mondo e per esserci anche stamattina come dono del tutto immeritato. Ti lodo e benedico per tutte le grazie ricevute fin dall’infanzia attraverso i genitori, i fratelli, le sorelle, gli insegnanti, i sacerdoti, i catechisti incontrati e conosciuti.

Agire:

Ascolto l’Inno alla gioia contenuto nella Nona Sinfonia di Beethoven.

***

Meditazione del giorno a cura di mons. Arturo Aiello, Vescovo di Teano-Calvi, tratta dal mensile Messa Meditazione, per gentile concessione di Edizioni ART. Per abbonamenti info@edizioniart.it

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