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La Cina perduta nelle fotografie di padre Leone Nani

Reportage di un missionario del PIME degli inizi del ‘900

di Mirko Testa

RIMINI, sabato, 30 agosto 2008 (ZENIT.org).- Il Meeting di Rimini ha ospitato una mostra unica nel suo genere per presentare il reportage realizzato tra il 1903 e il 1914 da padre Leone Nani, missionario e fotografo, in una delle regioni più interne della Cina.

L’occasione è stata offerta dal 150° anniversario della presenza a Hong Kong del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME), il primo istituto missionario nato in Italia e fondato nel 1850 a Saronno, da monsignor Angelo Ramazzotti, Superiore degli Oblati di Rho.

Partito per la Cina a soli 23 anni, padre Nani (1880-1935) viene destinato nella lontana missione di Hanzhong, nel Vicariato apostolico dello Shaanxi meridionale, che allora abbracciava 21 città e numerosi villaggi.

Attraverso i suoi scatti ha immortalato volti e storie legati agli anni difficili della storia cinese: dalla sanguinosa insurrezione dei boxer, che costò la vita a circa 30.000 cristiani, fino alla caduta della dinastia Qing e alla conseguente nascita della Repubblica nel 1912.

Di quel periodo, il missionario lasciò una vasta collezione di fotografie e lastre prodotte, sviluppate e stampate da lui stesso in Cina, di grande valore artistico e documentario, perché rappresentano una testimonianza unica dell’epopea missionaria ma anche di un mondo ormai scomparso.

Tra i suoi compiti vi era infatti quello di spedire in Italia i resoconti illustrati della sua missione, che rivelano anche il desiderio profondo del missionario di far conoscere realtà sociali e culturali così distanti dall’Occidente.

A questa esigenza corrispondono anche i numerosi autoritratti, vicini al suo bisogno di documentare, che lo ritraggono nel suo progressivo avvicinamento ai costumi locali.

Nella mostra, che riunisce 150 immagini, lo vediamo quindi nelle foto abbandonare presto il talare per indossare gli abiti tradizionali cinesi, o mentre esibisce al posto della barba il lungo codino tipico dell’epoca mancese.

Nelle foto esposte, padre Nani ritrae con acutezza e ironia paesaggi, cerimonie, ma anche momenti della vita quotidiana della gente comune: come un cacciatore con un lungo fucile a miccia sostenuto da un assistente, o un barbiere ambulante impegnato a eliminare i pidocchi dalla testa di un cliente, o una compagnia di attori ambulanti con indosso gli abiti dell’opera classica.

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