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© Servizio fotografico - L'Osservatore Romano

Il presidente argentino Macrì ricevuto dal Papa per la quarta volta

La lotta alla povertà e la promozione della cultura dell’incontro tra i temi toccati durante l’udienza

Il presidente argentino Mauricio Macrì è stato ricevuto stamattina da papa Francesco per un’udienza privata di circa un’ora. Il capo di Stato si è presentato in Vaticano, accompagnato dalla consorte Juliana Awada, e dalla figlioletta di entrambi, Antonia; erano presenti anche la figlia maggiore del presidente, Agustina, e Valentina, nata dal primo matrimonio della first lady. Ha preso parte all’incontro anche l’ambasciatore argentino presso la Santa Sede, Rogelio Pfirter.

Quello di oggi è stato il quarto incontro con tra Bergoglio e Macrì dall’inizio del pontificato, il secondo di quest’anno. Il colloquio è stato più lungo di venti minuti rispetto al precedente, essendovi stati più temi da approfondire. I due capi di stato si sono soffermati in modo particolare su quello che accade in Argentina e nel mondo.

L’udienza ha vissuto anche momenti curiosi, come quando la piccola Antonia ha domandato al Santo Padre se dormiva con i paramenti pontificali, al che il Papa ha risposto che dormiva con il pigiama e, quanto al cibo, ha spiegato alla bambina che era stesso che lei mangiava.

“Condividiamo le preoccupazioni – ha dichiarato Macrì durante la conferenza stampa successiva – di due persone che si conoscono da parecchio tempo, che cambiano opinione e si ascoltano per telefono, perché per me il Papa è sempre stato un leader morale”.

Ad una domanda sulla canonizzazione del Cura Brochero, in programma domattina, il presidente ha detto: “Già conoscevo l’opera del Cura Brochero, però quando alcuni mesi fa sono stato in Svizzera, ho avuto modo di leggere tutto quello che ha fatto e ho pensato a quanto sarebbe bello avere oggi molti come lui in Argentina, per ridurre la povertà e generare entusiasmo ed ottimismo nel futuro del paese”.

Tra gli altri temi di cui Macrì ha discusso con il Papa, figurano “la necessità di riscattare la cultura del lavoro” e di “creare un’occupazione di qualità, in modo che la gente possa avere un proprio futuro”.

Il presidente argentino ha riferito di aver illustrato al Pontefice le opere pubbliche in corso di realizzazione nel suo paese e che il Papa, alla vista di questi progetti, si è messo a parlare come un ingegnere in merito ai vari dettagli.

Quanto agli indicatori di povertà, ha spiegato il capo di Stato, è ora possibile saperli grazie alle veridiche statistiche dell’istituto INDEC, che “richiamano ad un enorme impegno, per il quale non possiamo perdere nemmeno un secondo”.

La conversazione ha toccato anche “il modello da seguire per andare avanti in Argentina” e che c’è una “preoccupazione condivisa” sulla povertà e sulla necessità di “richiamare tutti alla cultura dell’incontro attraverso una cultura del lavoro”.

Macrì ha sottolineato che nel suo governo si registra un aumento dell’assistenzialismo, tuttavia si tratta di un fatto transitorio, “che andrà gradualmente rimpiazzato con il lavoro e l’educazione.

Quanto alla collocazione del Santo Padre nel contesto argentino, il presidente ha spiegato che “molti dicono di rappresentare il Papa ma non lo rappresentano” e che oggi il Santo Padre “ha una agenda diversa da quella del cardinale Bergoglio”, quindi “è impegnato a portare la cultura dell’incontro a livello mondiale. Inoltre, se giustamente rivendica di essere argentino, le cose vanno prese per quelle che sono”.

I due capi di stato hanno discusso del narcotraffico e dello sforzo che si sta compiendo “per combattere questo crimine così tremendo”, una battaglia “nella quale non bisogna cedere”.

Macrì ha aggiunto che in Argentina l’attuale dialogo con la Confederazione Generale dei Lavoratori, “è parte della cultura dell’incontro” e che “fortunatamente stiamo riuscendo a comprenderci”, con accordi su salari e condizioni di lavoro migliori. “Anche se siamo lontani dall’obiettivo che dobbiamo raggiungere”, ha riconosciuto Macrì, perché “se un argentino su tre vive nella povertà, ci vorranno molti anni per integrare tutti”. Al momento del congedo, il Papa ha detto a Macrì: “Forza e avanti”.

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