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Il film sul sogno di Francesco d’Assisi non regge

Quando gli stereotipi sembrano valere più della storia

Qualsiasi incontro avviene nelle coordinate della storia, ossia lo spazio e il tempo; basti pensare che quando si prende un appuntamento essenziale è indicare il luogo e l’ora. Per contrasto qualsiasi cosa o persona di cui non si sa indicare dove e quando è incontrabile è definito popolarmente platonico ossia una proiezione di desideri o paure.

Questo vale anche per Francesco d’Assisi che nacque nel 1182 circa e morì la sera del 3 ottobre 1226 presso la Porziuncola, nella Valle spoletana da cui assunse molte cose tra cui il linguaggio del volgo caratterizzato tra l’altro dalla tipica finale in “u” come si vede nel Cantico di frate sole in cui figurano ad esempio i termini altissimu, bellu, focu.

Ma la vicenda dell’Assisiate è radicata nella storia anche a motivo della sua scelta di vivere secondo la forma del Vangelo seguendo le orme di Gesù Cristo, il Verbo fatto carne. L’incarnazione è uno degli aspetti importanti della sua esperienza spirituale sia perché cristiana ma anche perché lui stesso volle aderirvi come mostra ad esempio quanto scrive nell’Amonizione prima oppure nella celebrazione del Natale a Greccio (cfr. C.M. Martini – P.M., L’infinito in una culla. San Francesco e la gioia del Natale, Assisi 2009).

Per questo i termini “sogno” come pure “utopia” – etimologicamente nel senso di non-luogo – non fanno parte del suo linguaggio pur essendo come un leitmotiv degli ultimi decenni nel presentare e proporre la vicenda del Poverello.

Quindi anche per il film Il sogno di Francesco firmato da Renaud Fely e Arnaud Louvet con Elio Germano si può dire quanto espresso per la fiction di Liliana Cavani dedicata all’Assisiate: un’occasione….

Anzi si è ceduto ancora di più nella secolare “malavventura” di frate Elia; infatti già nel secolo XIII le agiografie definirono san Francesco come un alter Christus e per accrescere le conformità del Santo a Gesù arrivarono a identificare un traditore che alcuni testi lo videro proprio in frate Elia. Ora nel film questo non è detto ma il tentativo di suicidarsi è una reminiscenza molto più eloquente di qualsiasi affermazione esplicita.

E mentre in modo logorante certi stereotipi vanno ripetendosi vi sono aspetti molto significativi e avvincenti della vita di frate Francesco d’Assisi che aspettano ancora di essere rappresentati quali ad esempio tutto il processo che lo condusse dal rivestire i panni dei cavalieri – pur non essendolo – al fare misericordia con i lebbrosi.

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Circa il ruolo dei sogni nelle agiografie francescane cfr. http://www.assisiofm.it/dai-sogni-di-grandezza-alla-grandezza-di-un-sogno-72602-1.html

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