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Il Consiglio d’Europa richiama l’Italia sull’obiezione di coscienza

Secondo il Consiglio d’Europa nel nostro Paese gli obiettori di coscienza ostacolano l’accesso all’aborto. Nel 2010 lo stesso Consiglio votò una risoluzione per tutelare il diritto all’obiezione

Arriva dal Consiglio d’Europa la nuova accusa all’Italia sui temi della bioetica. Secondo il Comitato dei diritti sociali del Consiglio d’Europa, infatti, sulla base di un ricorso presentato dalla Cgil, le donne incontrerebbero difficoltà nell’accesso ai servizi pubblici d’interruzione della gravidanza.

Secondo il Comitato, l’Italia ostacolerebbe così il “diritto alla salute” delle donne, obbligandole a rivolgersi a strutture private o all’estero per accedere all’aborto. Inoltre il Consiglio ha scritto che il personale medico non obiettore è vittima di “diversi tipi di svantaggi lavorativi diretti e indiretti”.

Critica nei confronti della sentenza del Consiglio d’Europa è Eugenia Roccella, deputata di Idea. “In trent’anni le interruzioni di gravidanza si sono più che dimezzate, in parallelo con il crollo delle nascite, mentre il numero dei non obiettori è rimasto sostanzialmente invariato – ricorda la Roccella -: in media gli interventi settimanali a carico di ogni non obiettore sono oggi la metà rispetto a trent’anni fa, meno di due a settimana. Non sono queste, dunque, le criticità della legge 194; se mai – dice – è sempre rimasta lettera morta la prima parte della legge, dato che il sostegno alla maternità nel nostro paese è inesistente. Ma su questo punto – conclude la parlamentare – la Cgil e il Consiglio d’Europa, tacciono”.

Nel 2010 l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa attuò una risoluzione per sottolineare il diritto all’obiezione di coscienza dei medici rispetto all’aborto. “In ragione degli obblighi degli Stati membri di garantire l’accesso alle cure mediche previste dalle leggi e di proteggere il rispetto della libertà di pensiero, di coscienza e di religione degli operatori sanitari, l’Assemblea invita gli Stati membri del Consiglio d’Europa a sviluppare regolamenti ampi e chiari che definiscano e regolino l’obiezione di coscienza in rapporto con la salute e i servizi medici, che garantiscano il diritto all’obiezione di coscienza in relazione alla partecipazione nella procedura in questione”.

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