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Giornalismo: stampa e web destinati a felice convivenza?

Dai numerosi interventi susseguitisi al meeting “Pellegrini nel Cyberspazio” emerge una rete sempre più egemone, mentre il tradizionale formato cartaceo non scomparirà ma si rinnoverà

Le suggestioni e gli spunti emersi durante il terzo meeting dei giornalisti cattolici Pellegrini nel Cyberspazio (Grottammare, 16-19 giugno 2016) sono stati variegati e molteplici. Ne è emerso non un quadro compiuto – che sarebbe impossibile in un mondo caotico come quello del web – ma piuttosto una conferma della vitalità del sistema informativo cattolico, che punta a rinnovarsi senza perdere le proprie radici.

Nell’osservatorio del meeting, nulla è stato trascurato: l’informazione tradizionale accanto alle nuove tecnologie, le singolarità del territorio accanto agli scenari nazionali e internazionali, la carta stampata accanto ai tablet e agli smartphone.

Vale dunque la pena riepilogare, in uno sguardo di sintesi, le linee guida che hanno caratterizzato l’evento, per individuare le coordinate di quella “sfida comunicativa della Chiesa” (per usare le parole che il Santo Padre ha scritto nel suo messaggio di saluto) che costituisce, sempre più, un elemento imprescindibile della nuova evangelizzazione.

Dopo il saluto di mons. Carlo Bresciani, vescovo di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, e del sindaco di Grottammare Enrico Piergallini, il meeting si è aperto con un dibattito, condotto dalla giornalista Alessandra Ferraro, che ha approfondito il tema L’informazione RAI nell’anno del Giubileo. A questo ed altri temi, Zenit ha dedicato degli articoli specifici.

Di seguito è stata la volta di una riflessione sul tema Il rapporto tra i media nazionali e locali, quale direzione?, moderata da Claudio Turrini. In collegamento via Skype, mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti, già direttore dell’Ufficio per le comunicazioni sociali della CEI, ha ricordato il convegno Testimoni Digitali, svoltosi a Roma nel 2010, che ha costituito il “punto di raccordo” di un cammino di innovazione attivatosi nella Chiesa. “In questi anni – ha continuato Pompili, si è passati all’esperienza dei social, ed oggi non c’è diocesi che non dedichi attenzione al tema della rete. Bisogna però affinare le competenze. Abitare il contesto digitale. La rete non è uno strumento ma un ambiente in cui siamo immersi e dove lasciare una traccia della fede. Abitare è molto più che transitare. E questa consapevolezza, oggi, è stata acquisita anche dai media locali”.

Ferruccio Pallavera, direttore de Il cittadino di Lodi, ha spiegato che le testate locali, per il loro carattere fortemente identitario, sono in qualche misura sfuggite all’emorragia di vendite che ha travolto gli altri giornali a tiratura nazionale. Mentre Domenico Delle Foglie, direttore dell’agenzia SIR, ha affermato che, nella travolgente immediatezza della rete, dove la notizia si dissolve nel momento stesso in cui appare, l’unica soluzione è quella di “cercare le notizie non date. E quelle cristiane sono tra queste”.

Di particolare rilievo, anche sotto il profilo dell’aggiornamento professionale, la tavola rotonda del 17 giugno Tutti gli strumenti dello Story Telling, strategie di marketing, moderata da Massimo Donaddio. Relatori: Elisabetta Tola di Google Italia (in videoconferenza); Vincenzo Russo del Fatto Quotidiano; Piero Vietti, caporedattore de Il Foglio; Massimo Calvi di Avvenire; Daniele Chieffi, responsabile ENI dei media sociali; Alessandro Chessa, esperto di “big data” del centro di ricerca IMT di Lucca. Da questo confronto sono emersi una quantità di dati talora contrastanti che proviamo a riassumere in uno sguardo d’insieme.

Uno dei principali problemi del giornalismo in rete è la verifica delle fonti. A tal fine, Google ha creato una serie di strumenti atti a facilitare il lavoro professionale, tra i quali YouTube Newswire, un canale che raccoglie video già verificati: una sorta di “bollino digitale”.

Le newsletter sono state a lungo uno dei principali strumenti del web, poi un momentaneo tracollo ed oggi la rinascita. Perché nel caos del cyberspazio, la newsletter può costituire un elemento di relativa certezza, come conferma il successo di Good morning Italia, una rassegna stampa online che punta sull’informazione veloce, imparziale e di qualità.

“Ogni messaggio va riconfigurato a seconda della piattaforma”, ha spiegato Daniele Chieffi. E ha fornito un esempio calzante: “ENI, anziché fare pubblicità classica, preferisce fare informazione sulla realtà geopolitica della Libia, perché è presente in quel territorio con i suoi impianti”.

Vietti ha posto l’accento su un problema che potrebbe costituire una minaccia alla libertà d’informazione, preludendo ad una omologazione di massa. Oggi la gente è confusa dalla quantità di informazioni che girano in rete e i social network, ormai diventati i principali “distributori” di news, stanno creando degli algoritmi capaci di farci arrivare le notizie sulla base dei nostri interessi, desunti dalle precedenti profilazioni. “L’algoritmo ti lascia sempre nello stesso cerchio – ha sottolineato Vietti – mentre il giornalismo ti guida”. Un allarme in qualche modo confermato dall’analisi dei “big data” approfondita da Alessandro Chessa, che ha spiegato le modalità con le quali siamo “tracciati” continuamente.

Contro questo stato di cose stanno già nascendo degli “anticorpi”, nella linea indicata da Geert Lovink, uno dei massimi studiosi dei nuovi media e della rete. Il fatto quotidiano – ha spiegato Vincenzo Russo – ha creato un “social club” che raccoglie i suoi lettori per alimentare un libero dialogo. Un giornalismo partecipativo non strumentalizzato dall’onnipresente controllo degli algoritmi e che si avvale, tra l’altro, di mille blogger che alimentano gratuitamente la piattaforma.

Sulla stessa linea è stata ufficializzata, nella sede del meeting, la nascita di una nuova piattaforma interattiva di social network denominata Orbisphera (www.orbisphera.com). Una piattaforma a forte vocazione culturale e quanto mai lontana dalle logiche commerciali dei social media di massa, dove il messaggio cristiano potrà trovare uno spazio selettivo e qualificato. Su questa piattaforma, aperta a tutti i media cattolici, poggeranno altre due iniziative: una applicazione per facilitare le donazioni alle attività no profit e agli istituti religiosi, e un progetto denominato Parrocchie in rete (www.parrocchieinrete.org) per unire tutte le parrocchie in un dialogo continuativo con il territorio.

E il tradizionale formato cartaceo? Riguardo a questo tema, il parere dei relatori e dei giornalisti del meeting, è stato unanime: nonostante sia indispensabile sviluppare la presenza sui media digitali, il formato cartaceo non può essere abbandonato. Guardando al presente, perché c’è ancora una consistente fascia di lettori che, anche per motivi generazionali, ha scarsa confidenza con i nuovi media, e guardando al futuro perché… anche la carta è in fase di rinnovamento tecnologico. A tale proposito, Carlo Cammoranesi, direttore di Frontiera, giornale online della Diocesi di Rieti, ha illustrato le prospettive di sviluppo dell’elettronica cartacea, che potrà costituire una sintesi tra i due formati, risolvendo il tradizionale dualismo.

Se, in conclusione, volessimo individuare alcuni tag che hanno identificato il meeting dei media cattolici, potremmo citare: innovazione, tecnologia, integrazione, identità, tradizione, reputazione, relazionalità, veridicità, partecipazione… Oltre alle tre parole indicate dal direttore del SIR Domenico Delle Foglie: sobrietà, sussidiarietà, sinergia. Segno della volontà di progettare e – soprattutto – di essere insieme, nella condivisione di un comune percorso.

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