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Aula / Pixabay CC0 - johnyksslr, Public Domain

“Farsi amare o amare?”

Lettera del Vescovo Lorenzo agli studenti universitari di Roma — giugno 2017

Riportiamo la lettera di monsignor Lorenzo Leuzzi, direttore dell’Ufficio della Pastorale Universitaria della diocesi di Roma, indirizzata agli studenti romani per il mese di giugno 2017. Si tratta dell’ultima lettera prima della pausa estiva. La prossima lettera sarà quella per il mese di settembre.

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Cari studenti universitari,

rileggendo la biografia di S. Giustino, martire, la cui memoria ricorre il 1 giugno, mi ha molto colpito la motivazione della sua condanna: “perché era ateo”. Siamo a Roma nel periodo di Marco Aurelio (163-165 d.C.).

La motivazione fa sorridere. In realtà non è così. E’ un invito a riflettere e a prendere decisioni importanti per la nostra vita.

Siamo immersi in una società che voleva essere atea, ma in realtà è diventata “religiosa”, più “religiosa” che mai!

Pensiamo alla rete: siamo di fronte ad una vera dipendenza.

Essere religiosi significa essere dipendenti. L’uomo di oggi vuole essere dipendente perché non vuole problemi, difficoltà, imprevisti. L’unica soluzione è trovare qualcuno o qualcosa che mi renda dipendente: così tutto è garantito!

Se a ciò si aggiunge la certezza delle opere, il quadro è completo. La dipendenza è piena: non solo sei buono, ma sei anche un uomo superiore!

E’ la religiosità che ci garantisce sicurezza nella vita e tranquillità dopo la morte.

Giustino, pertanto, poteva definirsi un ateo! Era un sovversivo, non un religioso. Per Lui, Dio in Gesù Cristo, non voleva più farsi amare, ma voleva amare.

Aveva ragione Sartre: se l’uomo vuole farsi amare a che serve la fede cristiana? Per essere atei? E’ davvero una sovrastruttura, direbbero i maestri del sospetto.

Cari amici,

la società contemporanea non solo produce uomini religiosi, ma li reclama. Senza di essi non può esistere. Questa è la falsa modernità: quella religiosa!

Ma la religiosità non doveva scomparire?

Se oggi ci fosse Giustino avrebbe fatto la stessa fine: avrebbe messo in crisi la società contemporanea per liberarla dalla morsa della dipendenza del farsi amare. E lo avrebbero definito ateo, anzi intollerante!

Cari amici,

davanti a noi c’è la grande scelta della vita: farsi amare o amare?

E’ una scelta difficile, ma non impossibile!

Se anche tu rispondessi al Signore Gesù, come ha fatto Pietro (cf. Gv. 21,15-19), che gli chiedeva se lo amasse, la tua vita cambierebbe: da dipendente, in libero. Libero di amare e di non strumentalizzare nessuno, neanche Dio!

La domanda di Gesù, “mi ami?” è l’unica che può trasformare la nostra vita, perché è la domanda che nasconde un amore disinteressato.

Pensate: Dio non vuole farsi amare, ma vuole solo amare!

Nell’Antico Testamento Javhè aveva amato Israele chiedendo una promessa di fedeltà. Sulla Croce chiede solo di amarlo!

Giustino era pertanto un ateo!

Immaginate una società dove le relazioni tra di noi non siano cercate per crescere, cercate per formarsi, come direbbero i pedagogisti, ma per donare. Oggi tutti cercano relazioni perché sentono il bisogno di farsi amare. Una corsa senza limite, fino alla violenza di sottomettere l’altro per sé. E’ il masochismo di Sartre. Anche religioso!

Tu cerca il Signore Gesù. Amalo con tutto il cuore.

Con Pietro rispondigli: Signore tu lo sai che ti amo!

Anch’io domani, nel giorno del mio anniversario di sacerdozio, mi impegnerò a dirGli: Signore tu lo sai che ti amo!

Non avere paura!

Il mondo ha bisogno di atei, come Giustino, capaci di cambiare la cultura del proprio tempo, aprendo orizzonti nuovi, come ci invita a fare papa Francesco.

Non preoccuparti di essere considerato non moderno. Ciò che conta è la vera modernità: quella di chi ama senza interesse.

Se ti diranno che sei ateo, ricordati di Giustino: ha donato la sua vita per annunciare che il Risorto ti ama! E’ lo scandalo della Croce!

È l’augurio che rivolgo a tutti voi, augurandovi un grande in bocca al lupo per gli esami.

Durante l’estate saremo a Fatima, poi a Salerno e, infine, a Lourdes. Se sei interessato puoi chiedere informazioni ai cappellani o all’ufficio per la pastorale universitaria in Vicariato.

A chi raggiungerà il traguardo della Laurea l’invito a non dimenticare questi anni vissuti insieme, invitandovi a conservare ciò che il Signore vi ha donato per servire i fratelli.

Buon tempo di riposo e… arrivederci a settembre.

Vostro
Lorenzo Leuzzi

Per informazioni: ufficiopastoraleuniversitaria@vicariatusurbis.org www.uniurbe.org

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