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Eutanasia: il “no” della Chiesa tedesca

Il Bundestag sta discutendo quattro progetti sul fine vita, due dei quali prevedono la depenalizzazione del suicidio assistito

Il dibattito sull’eutanasia e sul fine vita sta mettendo a confronto la Chiesa e le Istituzioni Civili in Germania. Attualmente al Bundestag sono in discussione quattro progetti di legge, uno dei quali, co-promosso da un’esponente della CDU e due del SPD, i due partiti di maggioranza, permetterebbe il suicidio assistito davanti a una malattia terminale con sofferenza estrema certificata con almeno un anno di trattamenti medico-ospedalieri.

Un altro progetto di legge, quello dei Verdi,  depenalizza il suicidio assistito e decreta la non colpevolezza di medici e associazioni eutanasiche come strumento di regolamentazione del procedimento di scelta e realizzazione della morte.

La bozza più restrittiva è quella – totalmente di marca cristiano-democratica – che ribadisce il divieto di suicidio assistito, con pene detentive fino a 5 anni di carcere per chi lo pratichi o lo incoraggi.

Da parte sua, la Chiesa Cattolica, nella persona di mons. Karl Justen, responsabile dell’Ufficio Cattolico di Berlino dei vescovi tedeschi, ha espresso la sua contrarietà in particolare al progetto CDU-SPD, “in quanto il suicidio assistito in primo luogo è definito come un presidio medico e fornito, quindi, come opzione di trattamento, al pari delle possibilità di cure palliative e hospice”.

Secondo mons. Justen, molte persone in difficoltà “potrebbero ritenere di adoperare l’opzione legalizzata di suicidio”.

Da parte sua, il presidente della Caritas tedesca, mons. Peter Neher, ha sottolineato la necessità di una normativa che impedisca lo sviluppo di “uomini d’affari del suicidio assistito”, poiché “i malati, nell’ultima fase della vita, hanno bisogno di cura umana e buona assistenza medica”.

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