Benedetto XVI

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Discorso di Benedetto XVI al nuovo ambasciatore ivoriano

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì , 4 novembre 2011 (ZENIT.org) – Pubblichiamo di seguito in traduzione italiana il discorso che il Papa ha rivolto oggi al nuovo ambasciatore della Costa d’Avorio, nonché i cenni biografici essenziali di S.E. , il sig. Joseph Tebah-Klah.

                                                               *         *        *

Signor Ambasciatore,

sono lieto di accogliere Sua Eccellenza in occasione della presentazione delle Lettere che La accreditano come Ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Repubblica della Costa d’Avorio presso la Santa Sede. Esprimo la mia riconoscenza per i cordiali saluti che mi avete indirizzato a nome di Sua Eccellenza, il dott. Alassane Dramare Outtara, Presidente della Repubblica. Le sarò grato di volergli ricambiare i saluti che rivolgo alla sua persona e per il raggiungimento della sua alta carica di servizio per la sua nazione. Prego anche il Principe della Pace perché possa guidarlo e sostenerlo nei suoi sforzi per progredire sulla strada di una pace duratura, affinché tutti gli abitanti della terra ivoriana possano condurre una vita calma e degna, serena e felice. Per mezzo di Lei vorrei assicurare al popolo ivoriano tutto la mia amicizia.

Lei ha ricordato, Signor Ambasciatore, la ferma volontà dei responsabili del vostro paese di non trascurare alcuno sforzo per pervenire a una riconciliazione nazionale e a una coesione sociale solida e autentica. A tal proposito, accolgo con favore la creazione della Commissione Dialogo-Verità-Riconciliazione. Possa questo organo disciplinare le proprie attività e lavorare in tutta imparzialità! È con grande preoccupazione che ho seguito lo sviluppo drammatico della crisi post-elettorale che ha coinvolto il vostro paese. Questa crisi ha danneggiato la coesione sociale e ha condotto a divisioni ancora presenti. Per il bene di tutti i suoi abitanti, possa la Costa d’Avorio impegnarsi con determinazione sul cammino della concordia, della promozione della dignità umana e ritrovare l’unità nazionale! Il Salmo 133 dice: “Cosa c’è di più buono e più dolce per i fratelli che vivere insieme ed essere uniti” (v.1). È questo il cammino di riconciliazione che bisogna intraprendere perché l’Africa e il mondo vi guardino con attenzione e fiducia.

La grave crisi che la Costa d’Avorio ha appena attraversato, ha dato luogo anche a gravi violazioni dei diritti umani e a numerose perdite di vite umane. Per questo motivo incoraggio il vostro paese a promuovere tutte le iniziative che conducano alla pace e alla giustizia. Non abbiate paura di fare verità sui crimini e su tutti gli attentati contro i diritti delle persone. Il vivere insieme non sarà possibile, né armonioso che attraverso la ricerca della verità e della giustizia. E questo vivere insieme passa per il rispetto dei diritti inalienabili dell’altro che è, infatti, un altro me stesso, nonché nel riconoscimento e nel rispetto del carattere sacro di tutta la vita umana. Perché tutta la vita viene da Dio ed essa è sacra a causa della sua origine divina. Così, la perdita di una vita umana, qualunque essa sia -piccola o grande, ricca o povera – è sempre un dramma, soprattutto quando l’uomo ne è responsabile.

Signor Ambasciatore, vorrei incoraggiare i responsabili del vostro paese a impegnarsi con risolutezza sulla strada verso un governo trasparente ed equo, e saluto con soddisfazione il codice di buona condotta dei membri del governo, che è stato adottato nella prima metà dello scorso agosto. Per realizzare il bene comune, c’è bisogno di rigore, di giustizia e di trasparenza nella gestione degli affari pubblici. È compito degli attori politici mettersi all’opera perché delle ricchezze del paese possa beneficiare equamente ogni cittadino.

Benedetto XVI

Discorso di Benedetto XVI al nuovo ambasciatore ivoriano

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì , 4 novembre 2011 (ZENIT.org) – Pubblichiamo di seguito in traduzione italiana il discorso che il Papa ha rivolto oggi al nuovo ambasciatore della Costa d’Avorio, nonché i cenni biografici essenziali di S.E. , il sig. Joseph Tebah-Klah.

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Signor Ambasciatore,

sono lieto di accogliere Sua Eccellenza in occasione della presentazione delle Lettere che La accreditano come Ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Repubblica della Costa d’Avorio presso la Santa Sede. Esprimo la mia riconoscenza per i cordiali saluti che mi avete indirizzato a nome di Sua Eccellenza, il dott. Alassane Dramare Outtara, Presidente della Repubblica. Le sarò grato di volergli ricambiare i saluti che rivolgo alla sua persona e per il raggiungimento della sua alta carica di servizio per la sua nazione. Prego anche il Principe della Pace perché possa guidarlo e sostenerlo nei suoi sforzi per progredire sulla strada di una pace duratura, affinché tutti gli abitanti della terra ivoriana possano condurre una vita calma e degna, serena e felice. Per mezzo di Lei vorrei assicurare al popolo ivoriano tutto la mia amicizia.

Lei ha ricordato, Signor Ambasciatore, la ferma volontà dei responsabili del vostro paese di non trascurare alcuno sforzo per pervenire a una riconciliazione nazionale e a una coesione sociale solida e autentica. A tal proposito, accolgo con favore la creazione della Commissione Dialogo-Verità-Riconciliazione. Possa questo organo disciplinare le proprie attività e lavorare in tutta imparzialità! È con grande preoccupazione che ho seguito lo sviluppo drammatico della crisi post-elettorale che ha coinvolto il vostro paese. Questa crisi ha danneggiato la coesione sociale e ha condotto a divisioni ancora presenti. Per il bene di tutti i suoi abitanti, possa la Costa d’Avorio impegnarsi con determinazione sul cammino della concordia, della promozione della dignità umana e ritrovare l’unità nazionale! Il Salmo 133 dice: “Cosa c’è di più buono e più dolce per i fratelli che vivere insieme ed essere uniti” (v.1). È questo il cammino di riconciliazione che bisogna intraprendere perché l’Africa e il mondo vi guardino con attenzione e fiducia.

La grave crisi che la Costa d’Avorio ha appena attraversato, ha dato luogo anche a gravi violazioni dei diritti umani e a numerose perdite di vite umane. Per questo motivo incoraggio il vostro paese a promuovere tutte le iniziative che conducano alla pace e alla giustizia. Non abbiate paura di fare verità sui crimini e su tutti gli attentati contro i diritti delle persone. Il vivere insieme non sarà possibile, né armonioso che attraverso la ricerca della verità e della giustizia. E questo vivere insieme passa per il rispetto dei diritti inalienabili dell’altro che è, infatti, un altro me stesso, nonché nel riconoscimento e nel rispetto del carattere sacro di tutta la vita umana. Perché tutta la vita viene da Dio ed essa è sacra a causa della sua origine divina. Così, la perdita di una vita umana, qualunque essa sia -piccola o grande, ricca o povera – è sempre un dramma, soprattutto quando l’uomo ne è responsabile.

Signor Ambasciatore, vorrei incoraggiare i responsabili del vostro paese a impegnarsi con risolutezza sulla strada verso un governo trasparente ed equo, e saluto con soddisfazione il codice di buona condotta dei membri del governo, che è stato adottato nella prima metà dello scorso agosto. Per realizzare il bene comune, c’è bisogno di rigore, di giustizia e di trasparenza nella gestione degli affari pubblici. È compito degli attori politici mettersi all’opera perché delle ricchezze del paese possa beneficiare equamente ogni cittadino.

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Udienza all’incontro promosso dal dicastero per la Nuova Evangelizzazione

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 16 ottobre 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il testo del discorso pronunciato da Papa Benedetto XVI questo sabato pomeriggio incontrando nell’Aula Paolo VI del Vaticano i nuovi evangelizzatori che hanno partecipato al primo incontro promosso dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, sul tema “Nuovi Evangelizzatori per la Nuova Evangelizzazione – La Parola di Dio cresce e si diffonde (At 12, 24)”.

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Il Papa ai partecipanti al convegno della Fondazione Centesimus Annus

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 16 ottobre 2011 (ZENIT.org).- Riportiamo il testo del discorso che Papa Benedetto XVI ha pronunciato questo sabato mattina ricevendo in udienza, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, i partecipanti al Convegno Internazionale promosso dalla Fondazione Centesimus Annus – Pro Pontifice sul tema “Famiglia, Impresa: superare la crisi con nuove forme di solidarietà. A venti anni dalla Centesimus annus“, svoltosi a Roma dal 13 al 15 ottobre.

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Discorso del Papa congedandosi da Castel Gandolfo

CASTEL GANDOLFO, giovedì, 29 settembre 2011 (ZENIT.org).- Riportiamo il discorso di congedo che Papa Benedetto XVI ha rivolto questo giovedì mattina alle delegazioni del Comune di Castel Gandolfo, alle autorità civili e militari, alle comunità religiose e ai membri dei servizi che si occupano della sua residenza estiva, ricevendoli nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.

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Discorso del Papa congedandosi da Castel Gandolfo

CASTEL GANDOLFO, giovedì, 29 settembre 2011 (ZENIT.org).- Riportiamo il discorso di congedo che Papa Benedetto XVI ha rivolto questo giovedì mattina alle delegazioni del Comune di Castel Gandolfo, alle autorità civili e militari, alle comunità religiose e ai membri dei servizi che si occupano della sua residenza estiva, ricevendoli nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.

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Intervento della Santa Sede a Ginevra sul traffico di persone umane

ROMA, venerdì, 23 settembre 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo l’intervento pronunciato, il 14 settembre, dall’Arcivescovo Silvano M. Tomasi, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’Ufficio delle Nazioni Unite e Istituzioni Specializzate a Ginevra, sul traffico delle persone umane, nell’ambito della diciottesima sessione del Consiglio dei Diritti dell’Uomo, in corso a Ginevra.

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Il Papa al Convegno che conclude l’anno pastorale della Diocesi di Roma

ROMA, lunedì, 13 giugno 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il testo del discorso che Papa Benedetto XVI ha pronunciato questo lunedì sera nella Basilica romana di San Giovanni in Laterano inaugurando il Convegno ecclesiale che conclude l’anno pastorale della Diocesi di Roma, in svolgimento dal 13 al 16 giugno sul tema “’Si sentirono trafiggere il cuore’ (At 2, 37). La gioia di generare alla fede nella Chiesa di Roma”.

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Benedetto XVI incontra a Venezia il mondo della cultura e dell’economia

VENEZIA, domenica, 8 maggio 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il discorso pronunciato questa domenica pomeriggio da Benedetto XVI nella Basilica di Santa Maria della Salute di Venezia incontrando i rappresentanti del mondo culturale, artistico e socioeconomico della città.

* * *

Cari amici,

sono lieto di salutarvi cordialmente, quali rappresentanti del mondo della cultura, dell’arte e dell’economia di Venezia e del suo territorio. Vi ringrazio per la vostra presenza e la vostra simpatia. Esprimo la mia riconoscenza al Patriarca e al Rettore che, a nome dello Studium Generale Marcianum, si è fatto interprete dei sentimenti di tutti voi e ha introdotto questo nostro incontro, l’ultimo della mia intensa visita, iniziata ieri ad Aquileia. Vorrei lasciarvi alcuni spunti molto sintetici, che spero vi saranno utili per la riflessione e per l’impegno comune. Questi spunti li traggo da tre parole che sono metafore suggestive: tre parole legate a Venezia e, in particolare, al luogo in cui ci troviamo: la prima parola è acqua; la seconda è Salute, la terza è Serenissima.

Cominciamo dall’acqua – come appare logico per molti versi. L’acqua è simbolo ambivalente: di vita, ma anche di morte; lo sanno bene le popolazioni colpite da alluvioni e maremoti. Ma l’acqua è anzitutto elemento essenziale per la vita. Venezia è detta la “Città d’acqua”. Anche per voi che vivete a Venezia questa condizione ha un duplice segno, negativo e positivo: comporta molti disagi e, al tempo stesso, un fascino straordinario. L’essere Venezia “città d’acqua” fa pensare ad un celebre sociologo contemporaneo, che ha definito “liquida” la nostra società, e così la cultura europea: una cultura “liquida”, per esprimere la sua “fluidità”, la sua poca stabilità o forse la sua assenza di stabilità, la mutevolezza, l’inconsistenza che a volte sembra caratterizzarla. E qui vorrei inserire la prima proposta: Venezia non come città “liquida” – nel senso appena accennato –, ma come città “della vita e della bellezza”. Certo, è una scelta, ma nella storia bisogna scegliere: l’uomo è libero di interpretare, di dare un senso alla realtà, e proprio in questa libertà consiste la sua grande dignità. Nell’ambito di una città, qualunque essa sia, anche le scelte di carattere amministrativo culturale ed economico dipendono, in fondo, da questo orientamento fondamentale, che possiamo chiamare “politico” nell’accezione più nobile e più alta del termine. Si tratta di scegliere tra una città “liquida”, patria di una cultura che appare sempre più quella del relativo e dell’effimero, e una città che rinnova costantemente la sua bellezza attingendo dalle sorgenti benefiche dell’arte, del sapere, delle relazioni tra gli uomini e tra i popoli.

Veniamo alla seconda parola: “Salute”. Ci troviamo nel “Polo della Salute”: una realtà nuova, che ha però radici antiche. Qui, sulla Punta della Dogana, sorge una delle chiese più celebri di Venezia, opera del Longhena, edificata come voto alla Madonna per la liberazione dalla peste del 1630: Santa Maria della Salute. Accanto ad essa, il celebre architetto costruì il Convento dei Somaschi, diventato poi Seminario Patriarcale. “Unde origo, inde salus“, recita il motto inciso al centro della rotonda maggiore della Basilica, espressione che indica come sia strettamente legata alla Madre di Dio l’origine della Città di Venezia, fondata, secondo la tradizione, il 25 marzo del 421, giorno dell’Annunciazione. E proprio per intercessione di Maria venne la salute, la salvezza dalla peste. Ma riflettendo su questo motto possiamo coglierne anche un significato ancora più profondo e più ampio. Dalla Vergine di Nazaret ha avuto origine Colui che ci dona la “salute”. La “salute” è una realtà onnicomprensiva, integrale: va dallo “stare bene” che ci permette di vivere serenamente una giornata di studio e di lavoro, o di vacanza, fino alla salus animae, da cui dipende il nostro destino eterno. Dio si prende cura di tutto ciò, senza escludere nulla. Si prende cura della nostra salute in senso pieno. Lo dimostra Gesù nel Vangelo: Egli ha guarito malati di ogni genere, ma ha anche liberato gli indemoniati, ha rimesso i peccati, ha risuscitato i morti. Gesù ha rivelato che Dio ama la vita e vuole liberarla da ogni negazione, fino a quella radicale che è il male spirituale, il peccato, radice velenosa che inquina tutto. Per questo, Gesù stesso si può chiamare “Salute” dell’uomo: Salus nostra Dominus Jesus. Gesù salva l’uomo ponendolo nuovamente nella relazione salutare con il Padre nella grazia dello Spirito Santo; lo immerge in questa corrente pura e vivificante che scioglie l’uomo dalle sue “paralisi” fisiche, psichiche e spirituali; lo guarisce dalla durezza di cuore, dalla chiusura egocentrica e gli fa gustare la possibilità di trovare veramente se stesso perdendosi per amore di Dio e del prossimo. Unde origo, inde salus. Questo motto richiama molteplici riferimenti; mi limito a ricordarne uno, la celebre espressione di sant’Ireneo: “Gloria Dei vivens homo, vita autem hominis visio Dei” (Adv. haer. IV, 20, 7). Che si potrebbe parafrasare così: gloria di Dio è la piena salute dell’uomo, e questa consiste nello stare in relazione profonda con Dio. Possiamo dirlo anche con i termini cari al neo-beato Giovanni Paolo II: l’uomo è la via della Chiesa, e il Redentore dell’uomo è Cristo.

Infine, la terza parola: “Serenissima”, il nome della Repubblica Veneta. Un titolo davvero stupendo, si direbbe utopico, rispetto alla realtà terrena, e tuttavia capace di suscitare non solo memorie di glorie passate, ma anche ideali trainanti nella progettazione dell’oggi e del domani, in questa grande regione. “Serenissima” in senso pieno è solamente la Città celeste, la nuova Gerusalemme, che appare al termine della Bibbia, nell’Apocalisse, come una visione meravigliosa (cfr Ap 21,1 – 22,5). Eppure il Cristianesimo concepisce questa Città santa, completamente trasfigurata dalla gloria di Dio, come una meta che muove i cuori degli uomini e spinge i loro passi, che anima l’impegno faticoso e paziente per migliorare la città terrena. Bisogna sempre ricordare a questo proposito le parole del Concilio Vaticano II: “Niente giova all’uomo se guadagna il mondo intero ma perde se stesso. Tuttavia l’attesa di una terra nuova non deve indebolire, bensì piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove cresce quel corpo dell’umanità nuova che già riesce ad offrire una certa prefigurazione che adombra il mondo nuovo” (Cost. Gaudium et spes, 39). Noi ascoltiamo queste espressioni in un tempo nel quale si è esaurita la forza delle utopie ideologiche e non solo l’ottimismo è oscurato, ma anche la speranza è in crisi. Non dobbiamo allora dimenticare che i Padri conciliari, che ci hanno lasciato questo insegnamento, avevano vissuto l’epoca delle due guerre mondiali e dei totalitarismi. La loro prospettiva non era certo dettata da un facile ottimismo, ma dalla fede cristiana, che anima la speranza al tempo stesso grande e paziente, aperta sul futuro e attenta alle situazioni storiche. In questa stessa prospettiva il nome “Serenissima” ci parla di una civiltà della pace, fondata sul mutuo rispetto, sulla reciproca conoscenza, sulle relazioni di amicizia. Venezia ha una lunga storia e un ricco patrimonio umano, spirituale e artistico per essere capace anche oggi di offrire un prezioso contributo nell’aiutare gli uomini a credere in un futuro migliore e ad impegnarsi a costruirlo. Ma per questo non deve avere paura di un altro elemento emblematico, contenuto nello stemma di San Marco: il Vangelo. Il Vangelo è la più grande forza di trasformazione del mondo, ma non è un’utopia, né un’ideologia. Le prime generazioni cristiane lo chiamavano piuttosto la “via”, cioè il modo di vivere che Cristo ha praticato per primo e che ci invita a seguire. Alla città “serenissima” si giunge per questa via, che è la via della carità nella verità, ben sapendo, come ci ricorda ancora il Concilio, che non bisogna “camminare sulla strada della carità solamente nelle grandi cose, bensì e soprattutto nelle circostanze ordinarie della vita” e che sull’esempio di Cristo “è necessario anche portare la croce; quella che dalla carne e dal mondo viene messa sulle spalle di quanti cercano la pace e la giustizia” (ivi, 38).

Ecco, cari amici, gli spunti di riflessione che volevo condividere con voi. Per me è stata una gioia concludere la mia visita in vostra compagnia. Ringrazio nuovamente il Cardinale Patriarca, l’Ausiliare e tutti i collaboratori per la magnifica accoglienza. Saluto la Comunità ebraica di Venezia – che ha antiche radici ed è una presenza importante nel tessuto cittadino – con il suo Presidente, Prof. Amos Luzzatto. Un pensiero anche ai musulmani che vivono in questa città. Da questo luogo così significativo rivolgo il mio cordiale saluto a Venezia, alla Chiesa qui pellegrina e a tutte le Diocesi del Triveneto, lasciando, come pegno del mio perenne ricordo, la Benedizione Apostolica.

[© Copyright 2011 – Libreria Editrice Vaticana]

Benedetto XVI

Discorso del Papa nella Basilica di Aquileia

AQUILEIA, domenica, 8 maggio 2011 (ZENIT.org).- Riportiamo il testo del discorso che il Papa ha pronunciato questo sabato pomeriggio nella Basilica di Aquileia presenziando all’Assemblea del Secondo Convegno di Aquileia, importante tappa di preparazione al Convegno di Aquileia 2, in programma per l’aprile 2012, a poco più di vent’anni dal primo appuntamento del 1990.

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Benedetto XVI incontra a Venezia il mondo della cultura e dell’economia

VENEZIA, domenica, 8 maggio 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il discorso pronunciato questa domenica pomeriggio da Benedetto XVI nella Basilica di Santa Maria della Salute di Venezia incontrando i rappresentanti del mondo culturale, artistico e socioeconomico della città.

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Cari amici,

sono lieto di salutarvi cordialmente, quali rappresentanti del mondo della cultura, dell’arte e dell’economia di Venezia e del suo territorio. Vi ringrazio per la vostra presenza e la vostra simpatia. Esprimo la mia riconoscenza al Patriarca e al Rettore che, a nome dello Studium Generale Marcianum, si è fatto interprete dei sentimenti di tutti voi e ha introdotto questo nostro incontro, l’ultimo della mia intensa visita, iniziata ieri ad Aquileia. Vorrei lasciarvi alcuni spunti molto sintetici, che spero vi saranno utili per la riflessione e per l’impegno comune. Questi spunti li traggo da tre parole che sono metafore suggestive: tre parole legate a Venezia e, in particolare, al luogo in cui ci troviamo: la prima parola è acqua; la seconda è Salute, la terza è Serenissima.

Cominciamo dall’acqua – come appare logico per molti versi. L’acqua è simbolo ambivalente: di vita, ma anche di morte; lo sanno bene le popolazioni colpite da alluvioni e maremoti. Ma l’acqua è anzitutto elemento essenziale per la vita. Venezia è detta la “Città d’acqua”. Anche per voi che vivete a Venezia questa condizione ha un duplice segno, negativo e positivo: comporta molti disagi e, al tempo stesso, un fascino straordinario. L’essere Venezia “città d’acqua” fa pensare ad un celebre sociologo contemporaneo, che ha definito “liquida” la nostra società, e così la cultura europea: una cultura “liquida”, per esprimere la sua “fluidità”, la sua poca stabilità o forse la sua assenza di stabilità, la mutevolezza, l’inconsistenza che a volte sembra caratterizzarla. E qui vorrei inserire la prima proposta: Venezia non come città “liquida” – nel senso appena accennato –, ma come città “della vita e della bellezza”. Certo, è una scelta, ma nella storia bisogna scegliere: l’uomo è libero di interpretare, di dare un senso alla realtà, e proprio in questa libertà consiste la sua grande dignità. Nell’ambito di una città, qualunque essa sia, anche le scelte di carattere amministrativo culturale ed economico dipendono, in fondo, da questo orientamento fondamentale, che possiamo chiamare “politico” nell’accezione più nobile e più alta del termine. Si tratta di scegliere tra una città “liquida”, patria di una cultura che appare sempre più quella del relativo e dell’effimero, e una città che rinnova costantemente la sua bellezza attingendo dalle sorgenti benefiche dell’arte, del sapere, delle relazioni tra gli uomini e tra i popoli.

Veniamo alla seconda parola: “Salute”. Ci troviamo nel “Polo della Salute”: una realtà nuova, che ha però radici antiche. Qui, sulla Punta della Dogana, sorge una delle chiese più celebri di Venezia, opera del Longhena, edificata come voto alla Madonna per la liberazione dalla peste del 1630: Santa Maria della Salute. Accanto ad essa, il celebre architetto costruì il Convento dei Somaschi, diventato poi Seminario Patriarcale. “Unde origo, inde salus“, recita il motto inciso al centro della rotonda maggiore della Basilica, espressione che indica come sia strettamente legata alla Madre di Dio l’origine della Città di Venezia, fondata, secondo la tradizione, il 25 marzo del 421, giorno dell’Annunciazione. E proprio per intercessione di Maria venne la salute, la salvezza dalla peste. Ma riflettendo su questo motto possiamo coglierne anche un significato ancora più profondo e più ampio. Dalla Vergine di Nazaret ha avuto origine Colui che ci dona la “salute”. La “salute” è una realtà onnicomprensiva, integrale: va dallo “stare bene” che ci permette di vivere serenamente una giornata di studio e di lavoro, o di vacanza, fino alla salus animae, da cui dipende il nostro destino eterno. Dio si prende cura di tutto ciò, senza escludere nulla. Si prende cura della nostra salute in senso pieno. Lo dimostra Gesù nel Vangelo: Egli ha guarito malati di ogni genere, ma ha anche liberato gli indemoniati, ha rimesso i peccati, ha risuscitato i morti. Gesù ha rivelato che Dio ama la vita e vuole liberarla da ogni negazione, fino a quella radicale che è il male spirituale, il peccato, radice velenosa che inquina tutto. Per questo, Gesù stesso si può chiamare “Salute” dell’uomo: Salus nostra Dominus Jesus. Gesù salva l’uomo ponendolo nuovamente nella relazione salutare con il Padre nella grazia dello Spirito Santo; lo immerge in questa corrente pura e vivificante che scioglie l’uomo dalle sue “paralisi” fisiche, psichiche e spirituali; lo guarisce dalla durezza di cuore, dalla chiusura egocentrica e gli fa gustare la possibilità di trovare veramente se stesso perdendosi per amore di Dio e del prossimo. Unde origo, inde salus. Questo motto richiama molteplici riferimenti; mi limito a ricordarne uno, la celebre espressione di sant’Ireneo: “Gloria Dei vivens homo, vita autem hominis visio Dei” (Adv. haer. IV, 20, 7). Che si potrebbe parafrasare così: gloria di Dio è la piena salute dell’uomo, e questa consiste nello stare in relazione profonda con Dio. Possiamo dirlo anche con i termini cari al neo-beato Giovanni Paolo II: l’uomo è la via della Chiesa, e il Redentore dell’uomo è Cristo.

Infine, la terza parola: “Serenissima”, il nome della Repubblica Veneta. Un titolo davvero stupendo, si direbbe utopico, rispetto alla realtà terrena, e tuttavia capace di suscitare non solo memorie di glorie passate, ma anche ideali trainanti nella progettazione dell’oggi e del domani, in questa grande regione. “Serenissima” in senso pieno è solamente la Città celeste, la nuova Gerusalemme, che appare al termine della Bibbia, nell’Apocalisse, come una visione meravigliosa (cfr Ap 21,1 – 22,5). Eppure il Cristianesimo concepisce questa Città santa, completamente trasfigurata dalla gloria di Dio, come una meta che muove i cuori degli uomini e spinge i loro passi, che anima l’impegno faticoso e paziente per migliorare la città terrena. Bisogna sempre ricordare a questo proposito le parole del Concilio Vaticano II: “Niente giova all’uomo se guadagna il mondo intero ma perde se stesso. Tuttavia l’attesa di una terra nuova non deve indebolire, bensì piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove cresce quel corpo dell’umanità nuova che già riesce ad offrire una certa prefigurazione che adombra il mondo nuovo” (Cost. Gaudium et spes, 39). Noi ascoltiamo queste espressioni in un tempo nel quale si è esaurita la forza delle utopie ideologiche e non solo l’ottimismo è oscurato, ma anche la speranza è in crisi. Non dobbiamo allora dimenticare che i Padri conciliari, che ci hanno lasciato questo insegnamento, avevano vissuto l’epoca delle due guerre mondiali e dei totalitarismi. La loro prospettiva non era certo dettata da un facile ottimismo, ma dalla fede cristiana, che anima la speranza al tempo stesso grande e paziente, aperta sul futuro e attenta alle situazioni storiche. In questa stessa prospettiva il nome “Serenissima” ci parla di una civiltà della pace, fondata sul mutuo rispetto, sulla reciproca conoscenza, sulle relazioni di amicizia. Venezia ha una lunga storia e un ricco patrimonio umano, spirituale e artistico per essere capace anche oggi di offrire un prezioso contributo nell’aiutare gli uomini a credere in un futuro migliore e ad impegnarsi a costruirlo. Ma per questo non deve avere paura di un altro elemento emblematico, contenuto nello stemma di San Marco: il Vangelo. Il Vangelo è la più grande forza di trasformazione del mondo, ma non è un’utopia, né un’ideologia. Le prime generazioni cristiane lo chiamavano piuttosto la “via”, cioè il modo di vivere che Cristo ha praticato per primo e che ci invita a seguire. Alla città “serenissima” si giunge per questa via, che è la via della carità nella verità, ben sapendo, come ci ricorda ancora il Concilio, che non bisogna “camminare sulla strada della carità solamente nelle grandi cose, bensì e soprattutto nelle circostanze ordinarie della vita” e che sull’esempio di Cristo “è necessario anche portare la croce; quella che dalla carne e dal mondo viene messa sulle spalle di quanti cercano la pace e la giustizia” (ivi, 38).

Ecco, cari amici, gli spunti di riflessione che volevo condividere con voi. Per me è stata una gioia concludere la mia visita in vostra compagnia. Ringrazio nuovamente il Cardinale Patriarca, l’Ausiliare e tutti i collaboratori per la magnifica accoglienza. Saluto la Comunità ebraica di Venezia – che ha antiche radici ed è una presenza importante nel tessuto cittadino – con il suo Presidente, Prof. Amos Luzzatto. Un pensiero anche ai musulmani che vivono in questa città. Da questo luogo così significativo rivolgo il mio cordiale saluto a Venezia, alla Chiesa qui pellegrina e a tutte le Diocesi del Triveneto, lasciando, come pegno del mio perenne ricordo, la Benedizione Apostolica.

[© Copyright 2011 – Libreria Editrice Vaticana]

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Discorso del Papa nella Basilica di Aquileia

AQUILEIA, domenica, 8 maggio 2011 (ZENIT.org).- Riportiamo il testo del discorso che il Papa ha pronunciato questo sabato pomeriggio nella Basilica di Aquileia presenziando all’Assemblea del Secondo Convegno di Aquileia, importante tappa di preparazione al Convegno di Aquileia 2, in programma per l’aprile 2012, a poco più di vent’anni dal primo appuntamento del 1990.

Benedetto XVI

Il Papa al Presidente Napolitano per i 150 anni dell’unità d’Italia

CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 16 marzo 2011 (ZENIT.org).- Riportiamo di seguito il testo del Messaggio che Papa Benedetto XVI ha inviato al Presidente della Repubblica Italiana, l’On. Giorgio Napolitano, in occasione dei 150 anni dell’Unità politica d’Italia. Il Messaggio è stato consegnato al Presidente dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, nel corso di una visita al Quirinale.

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Benedetto XVI

Omelia di Benedetto XVI per l’ordinazione di 5 Vescovi

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 6 febbraio 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito l’omelia pronunciata questo sabato da Benedetto XVI in occasione della Messa per l’ordinazione episcopale di 5 presbiteri: mons. Savio Hon Tai-Fai, Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, eletto Arcivescovo titolare di Sila; mons. Marcello Bartolucci, Segretario della Congregazione delle Cause dei Santi, eletto Arcivescovo titolare di Bevagna; mons. Celso Morga Iruzubieta, Segretario della Congregazione per il Clero, eletto Arcivescovo titolare di Alba Marittima; mons. Antonio Guido Filipazzi, Nunzio Apostolico, eletto Arcivescovo titolare di Sutri; mons. Edgar Peña Parra, Nunzio Apostolico, eletto Arcivescovo titolare di Telepte.

Benedetto XVI

Il Papa alla Commissione per il Dialogo tra Chiesa cattolica e Chiese orientali ortodosse

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 28 gennaio 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il discorso che Papa Benedetto XVI ha pronunciato questo venerdì mattina ricevendo in udienza nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano i partecipanti alla riunione della Commissione Mista Internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa Cattolica e le Chiese Orientali Ortodosse.