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Card. Tauran: in tempo di crisi le religioni decisive per il bene comune

Intervenendo ad Assisi alla manifestazione “Piazze di maggio”

ROMA, giovedì, 27 maggio 2010 (ZENIT.org).- Di fronte a una “crisi planetaria” che ci rivela la “precarietà” del mondo che “ci siamo costruiti”, il compito delle religioni è decisivo per “ritrovare il senso del bene comune universale”. E’ quanto ha detto il 26 maggio il Cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, in apertura ad Assisi della manifestazione “Piazze di maggio”.

L’evento – ricca di incontri, dibattiti e itinerari di riflessione – ormai alla sua terza edizione e che si svolgerà fra l’Umbria e la Toscana fino a domenica 30 maggio è realizzato da associazione Rondine Cittadella della Pace con il sostegno del Servizio nazionale per il Progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), e si intitola ‘Viedipace’.

“Benedetto XVI – ha affermato il Cardinale Tauran, secondo quanto riferito dall’agenzia Sir – ci ricorda che solo grazie a una corretta gerarchia di beni umani è possibile promuovere un vero sviluppo”. In ciò “le religioni sono decisive, specie perché insegnano la fraternità, la pace, educano a dare spazio a Dio”.

“Se vogliamo prevenire guerre e conflitti e vogliamo costruire una società solidale – ha aggiunto – tutti i credenti devono unire i loro sforzi accanto a quanti operano a favore del rispetto dei diritti umani, della salvaguardia della famiglia e della vita, della libertà religiosa, e contro ciò che contraddice il vero bene della persona umana”.

Per Tauran “i credenti di religioni diverse contribuiscono concretamente alla pace quando sono capaci di vedere nell’altro un fratello portatore di valori positivi e uniscono sforzi e iniziative per collaborare insieme”.

Nel corso di una meditazione tenuta ad Assisi nella Sala della spoliazione nel Vescovado, dove Francesco si tolse le vesti davanti al proprio vescovo, mons. Domenico Sorrentino, Vescovo di Assisi-Nocera Umbra- Gualdo Tadino, ha invitato a portare nel dialogo tra le religioni e tra le culture una “spiritualità della nudità” sulle orme del santo.

Ciò significa, ha spiegato, “maturare la capacità di porci in rapporto reciproco con umiltà, aprendoci all’accoglienza dell’altro”. Significa andare, cioè, all’incontro “disarmati”, con una concezione “non aggressiva della propria verità”, e tuttavia – ha precisato – “non disorientati” che è l’atteggiamento “di chi pensa che la pace si costruisce azzerando ogni verità”.

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