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Un milione di messicani scende in strada contro i matrimoni omosessuali

Imponenti manifestazioni in tutto il Messico contro la proposta di legalizzare il matrimonio omosessuale modificando la Costituzione

Le immagini che giungono dal Messico comunicano più delle parole. Per comprendere quanto il popolo messicano sia legato alla famiglia naturale, è sufficiente guardare i lunghi fiumi di persone che hanno inondato 122 città del Paese.

Sotto un sole cocente, oltre un milione di manifestanti ha risposto all’appello del Frente National por la Familia, che ha convocato per sabato scorso, 10 settembre, questa grande iniziativa al fine di protestare contro il tentativo di legalizzare i matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Anziani, giovani, bambini, hanno fatto vibrare il suolo del Messico sotto i loro passi. La stampa nazionale non esita a definire le marce che si sono svolte come un evento “senza precedenti”. Era dagli anni 30’ – commentano taluni – che i cittadini messicani non offrivano una pubblica manifestazione di dissenso così massiccia. Era dagli anni in cui scoppiò la rivolta dei cristeros, quando la gente, resa esausta dalla violenza di Stato nei confronti della religione cattolica, impugnò le armi per difendere la propria fede.

Oggi le armi brandite dai messicani sono quelle della legge naturale e del diritto dei bambini a crescere con una madre e un padre. Le polemiche hanno avuto inizio nel maggio scorso, all’annuncio da parte del presidente del Messico, Enrique Peña Nieto, di modificare l’articolo 4 della Costituzione per rendere il matrimonio accessibile anche agli omosessuali. La proposta deve essere discussa in Senato.

“È un diritto umano, che le persone possano sposarsi senza discriminazioni”, il ritornello intonato dal presidente. La risposta delle persone non si è però fatta attendere. Immediatamente si è costituito il Frente National por la Familia, il cui portavoce Rodrigo Ivan Cortes ha affermato: “Il matrimonio non è, come lo interpreta il presidente della Repubblica, una questione di affetto, ma bisogna guardarlo attraverso gli occhi dei bambini”. I quali, appunto, necessitano di crescere in un ambiente familiare con figura materna e figura paterna.

Cortes ha poi sottolineato che uno Stato laico non ha il diritto di comprimere la libertà religiosa e non può imporre ideologie alla società.

#HagamosHistoria (Facciamo la Storia) è l’hashtag lanciato sui social network per pubblicizzare l’evento di sabato scorso. Che è stato tuttavia soltanto un primo tassello di questo imponente obiettivo. Sabato 24 settembre, infatti, è prevista una marcia unitaria nazionale che attraverserà le strade della capitale Città del Messico. Per i messicani una nuova storica occasione, nell’arco di due settimane, di dimostrare come l’ideologia dominante nei palazzi del potere non coincida con le istanze del popolo.

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